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Published in: on 26 marzo 2009 at 13:50  Comments (1)  

LA MEDICINA NEL 2000

 

  

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STORIA DELLA MEDICINA

 

LA MEDICINA NEL 2000

 

 

 

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   KATERINA

Published in: on 13 marzo 2009 at 15:04  Comments (1)  

LA MEDICINA NEL 1900

STORIA DELLA MEDICINA

LA MEDICINA NEL 1900

Nel XX secolo molte malattie infettive sono state sconfitte tramite lo sviluppo di vaccini e antibiotici, e con il miglioramento delle condizioni di vita. Il cancro e altre malattie non infettive, invece, sono oggi maggiormente diffuse di un tempo; parallelamente, anche la messa a punto di terapie efficaci contro tali patologie è andata sviluppandosi. Nel XX secolo, inoltre, è stata avviata la ricerca di base sui meccanismi alla base dei fenomeni biologici; in molti settori sono state effettuate scoperte importanti, soprattutto per quanto riguarda la base della trasmissione delle caratteristiche ereditarie e i meccanismi chimici e fisici delle funzioni cerebrali.

Alla fine dell’800 la chirurgia aveva ormai fatto passi da gigante, infatti si avevano le conoscenze anatomiche, veniva effettuata l’anestesia, c’era il concetto di asepsi, però mancava ancora una componente importante: la monitorizzazione delle condizioni del paziente durante l’intervento chirurgico. Infatti quando il chirurgo operava un paziente sotto anestesia non si accorgeva se esso stava per morire o meno.

In quel periodo però, (fine ‘800) l’umanità era flagellata da diverse malattie infettive:

La Febbre Gialla

La malaria

La Pellagra: sebbene non fosse ancora stata scoperta l’esistenza delle vitamine si cominciava a capire che alla base di questa malattia descritta da Francesco Frapolli nel 1771 e molto diffusa nella pianura lombardo-veneta, c’era un qualche fattore collegato con la monodieta a base di mais. La malattia, che dava gravi complicazioni a carico del sistema nervoso, venne debellata quando si introdusse un’alimentazione variata, contenente le vitamine necessarie.

“L’ Anemia dei minatori“: questa malattia (chiamata anche anemia del Gottardo) colpì molti lavoratori impegnati nella costruzione di grandi opere pubbliche di fine secolo (per esempio il Traforo del San Bernardo). Essa è dovuta ad un parassita ematofago del genere Anchylostoma (scoperto da Angelo Dubini, 1813-1902) che si sviliuppa negli ambienti caldo umidi e penetra nell’organismo attraverso la cute dei piedi di soggetti scalzi. La malattia era molto diffusa anche nel Sud degli USA dove veniva chiamata “malattia del verme uncino”.

La poliomielite anteriore acuta dava conseguenze terribili, infatti a causa della distruzione dei motoneuroni alfa midollari si aveva paralisi flaccida, atrofia del tessuto muscolare, sostituzione di questo con connettivo e sviluppo osseo problematico. Questa malattia fu debellata grazie al vaccino messo a punto (con germi uccisi) da Jonas Edward Salk (1914-1995) in America nel 1955, dieci anni dopo la morte del Presidente Roosvelt che era stato affetto da poliomielite; questo fu subito usato su larga scala, però diede delle gravi complicazioni, perché alcune partite di germi non furono uccise e, una volta iniettate, causarono la poliomielite.

 

Intervento chirurgico inizi ‘900

 

 

Successivamente Albert Bruce Sabin (1906-1993) introdusse la vaccinazione per via orale (in Italia fu introdotta all’inizio degli anni ’70). Questo vaccino è allestito con un ceppo vivo attenuato che si impianta nella mucosa intestinale dove replica, ma avendo perso il neurotropismo non dà complicanze nervose. Oggi, tuttavia, si usano entrambi i vaccini. Sabin inoltre, insieme a Feldmann, ha brevettato il Dye test per la toxolplasmosi,infezione veicolato dal gatto.   

SCIPIONE RIVA-ROCCI

Colui che inventò l’apparecchio per monitorare il paziente fu Scipione Riva-Rocci (1863-1937) (allievo di Carlo Forlanini, 1847-1918), che nel 1896, utilizzando semplici oggetti (un calamaio, del mercurio, un tubo di biciclette), mise a punto un apparecchio che, per le sue piccole dimensioni, poteva entrare in sala operatoria o nelle guardie mediche; infatti, erano già stati inventati degli strumenti che misuravano la pressione sanguigna, ma erano molto ingombranti e difficili da usare. L’uso dello sfigmomanometro fu poi perfezionato utilizzando l’auscultazione dei toni cardiaci scoperti dal russo Nicolaj Sergievich Korotkov (1874-1920) : fu così possibile misurare anche la pressione arteriosa minima. Lo sfigmomanometro di Riva-Rocci incuriosì Harvey Cushing (1869-1939), famoso neurochirurgo americano, che venne in Italia appositamente per vederlo e poterlo introdurre nelle sale operatorie. Cushing portò lo sfigmomanometro in America e da lì si diffuse in tutto il mondo; chiaramente fu poi perfezionato.

WILHELM KONRAD ROENTGEN

Nel 1895 il fisico tedesco Wilhelm Konrad Roentgen (Remscheid 1845-Monaco di Baviera 1913) scoprì casualmente che i raggi emanati da un tubo catodico potevano attraversare lo scheletro e impressionare una lastra fotografica: in questo modo nasce la radiologia (la prima radiografia da lui fatta nel 1895 della mano della moglie, Hand mit Ringen, fece il giro del mondo). Naturalmente l’uso smodato dei raggi X (che Roentgen chiamò “X”, in quanto sconosciuti), senza nessuna protezione ebbe gravi conseguenze nei medici che li adoperarono senza conoscerne gli effetti lesivi (i radiologi morirono di radiodermite o di tumore). Per questa scoperta, Röntgen ricevette il primo Premio Nobel per la fisica nel 1901. Un grande progresso nella radiografia si ottenne successivamente grazie all’americano Walter Canon (1871-1945) che introdusse l’uso dei mezzi di contrasto che permettevano di visualizzare organi altrimenti invisibili. Poi, gradualmente, vennero messe a punto nuove tecniche come l’ecografia (che utilizza gli ultrasuoni) cui seguirono la TAC e la Risonanza magnetica.

FRITZ RICHARD SCHAUDINN

Nel 1905 fu identificato dal tedesco Fritz Richard Schaudinn (Röseningken 1871-Amburgo 1906) microbiologo tedesco, in collaborazione con il dermatologo Paul Erich Hoffmann, il Treponema Pallidum, agente eziologico della sifilide, malattia allora diffusissima; e questa fu una scoperta epocale.

Alcuni anni dopo (1910) un bravissimo batteriologo, Paul Ehrlich (1854-1915), mise a punto per la prima volta un farmaco di sintesi (chemioterapico) capace di aggredire un germe: appunto il germe della sifilide. Egli si era reso conto che certi coloranti si legavano ai batteri, per cui pensò di trovare qualche sostanza che si legasse ai batteri e li uccidesse. Provò 606 composti e proprio l’ultimo di questi, a base di arsenico, si dimostrò efficace: lo chiamò Salvarsan. Essendo tossico fu poi sostituito dal Neosalvarsan, meno tossico.

ALPHONSE LAVERAN et altri

Un allievo di Pasteur, Alphonse Laveran (1945-1922), scoprì l’agente eziologico della malaria cui diede il nome di “oscillatorium malariae” (fu poi chiamato “Plasmodio” dai due malariologi italiani Ettore Marchiafava, 1847-1935, e Angelo Celli, 1857-1914). Walter Reed (1851-1902) invece, scoprì il ruolo di una zanzara nella trasmissione della febbre gialla, mentre Ronald Ross (1857-1932), dimostrò il ciclo della malaria negli uccelli. In realtà chi diede il contributo più importante per capire il ciclo biologico del Plasmodio nell’uomo fu Giovanni Battista Grassi (1854-1925), che identificò il vettore nelle zanzare del genere Anopheles; per motivi politici, tuttavia, il Nobel fu assegnato a Ross.

ALEXANDER FLEMING

Alexander Fleming (1881-1955): nel 1928 a Londra, scopriva il primo antibiotico: la penicillina. Le penicilline sono antibiotici beta-lattamici isolati da prodotti del metabolismo di alcune specie di Penicillium, in particolare Penicillium notatum e Penicillium chrysogenum. Il batteriologo notò che in una piastra che aveva lasciato vicino alla finestra, si erano formate delle aree di inibizione, (contaminate da una muffa), in cui i germi non erano cresciuti. Pensò che ci potesse essere un qualcosa che aveva bloccato la crescita dei microrganismi, chiese quindi ad un collega di analizzare quella piastra e questi vi trovò un fungo; nacque così la penicillina G. Nella prima analisi però sbagliò e, invece del “Penicillum Notatum” (che effettivamente aveva un potere inibente sulla crescita dei batteri) identificò un altro Penicillum, non efficace. Fleming si accorse dell’errore e pubblicò il lavoro sul Penicillum Notatum, che però rimase come una sorta di cura biologica tant’è che in quel periodo l’estratto di Penicillun veniva usato solo per pulire le colture di batteri, non come farmaco. Quando durante la Seconda Guerra Mondiale, fu necessario un farmaco utile per combattere almeno una parte delle numerose infezioni, fu dato l’incarico a Fleming, ad un chimico ebreo di origine tedesca Ernst Boris Chain (1906-1979), ed ad un medico australiano Howard Walter Florey (1898-1968), di far sì che quella sostanza diventasse un farmaco. Vennero impiegati allo scopo ingenti capitali e l’industria americana, spinta dalle necessità belliche, iniziò a produrre, su larga scala, la Penicillina (1941). Divenne però un monopolio degli alleati, per cui per averla, in Italia si doveva pagarla “oro” al mercato nero. La penicillina ha rivoluzionato il mondo della medicina e ha creato una nuova era per la moderna farmacoterapia.

GERHARD DOMAGK

Gerhard Domagk (Łagów 1895-Königsfeld im Schwarzwald 1964): biochimico e medico tedesco, allievo di Paul Erhlich, nel 1935, partendo da un derivato della anilina scoprì il prontosil-rubro, precursore di una classe di chemioterapici: i sulfamidici. Nel 1939 Domagk ottenne il premio Nobel per la Medicina e la fisiologia, ma il governo nazista gli proibì di accettarlo (lo ricevette nel 1947). Qualche tempo dopo, un gruppo di scienziati dell’Istituto Pasteur di Parigi tra cui Federico Nitti (1905-1947) e Daniel Bovet ( 1907-1992), scoprirono il motivo per il quale i sulfamidici funzionavano in vivo e non in vitro (in coltura): per essere attivi infatti era necessario che una parte della molecola venisse sequestrata quando il farmaco entrava nell’organismo. Daniel Bovet, ottenne nel 1957 il premio Nobel per gli studi sugli antistaminici.

SELMAN WAKSMAN

Selman Abraham Wacksman (Pryluky 1888-Woods Hole 1973) biochimico e microbiologo russo naturalizzato statunitense incentrò i suoi studi sulla ricerca di nuovi antibiotici; avvene così nel 1944, alla scoperta della Streptomicina, actinomicina, della clavicina, della streptotricina, della grisina, della neomicina e di altre sostanze. La streptomocina risultò un farmaco efficace contro il Micobatterio tubercolare e anche se tossico è ancora oggi usato. Per queste scoperte venne insignito del Premio Nobel per la medicina nel 1952.

Queste scoperte erano veramente importanti perché allora le malattie infettive decimavano la popolazione, tant’è che le aspettative di vita si aggiravano intorno ai 40 anni. Da qui l’importanza dei sulfamidici che, sebbene un po’ tossici, furono subito prodotti su larga scala, anche perché la molecola di base, l’anilina, era un brevetto internazionale per cui la sua produzione non divenne un monopolio.

KARL LANDSTEINER

Karl Landsteiner (Baden bei Wien 1868-New York 1943): un’altra grande scoperta all’inizio del secolo, importante per la medicina e la chirurgia, fu la scoperta dei gruppi sanguigni ad opera del medico e fisiologo austriaco Karl Landsteiner, nel 1909. Grazie a questi si capì finalmente il meccanismo che rendeva incompatibile il sangue di soggetti diversi e la trasfusione, fu praticata su vasta scala nel coso della prima guerra mondiale, salvando un gran numero di feriti. Perché il sangue è, per definizione, un tessuto, la trasfusione sanguigna si può considerare come il primo innesto di tessuto perfettamente riuscito nella storia della medicina. Questa scoparta gli valse il premio Nobel per la medicina e la fisiologia nel 1930. Nel 1940, Alexander Weiner, scopre il fattore sanguigno Rh che permise di spiegare l’origine della malattia emolitica del neonato (o eritroblastosi fetale).

BEST e  BANTING

Agli inizi del ‘900, alla luce di nuove scoperte, fiorirono molte scienze tra le quali la vitaminologia e soprattutto l’endocrinologia, il cui fondatore fu Charles Edward Brown Sequard (1817-1894). La scoperta più importante in questo campo fu effettuata intorno agli anni venti a Toronto da Charles Herbert Best (1899-1978), Frederick Grant Banting (1891-1941) e John James R. Mac Leod (1876-1935) (gli ultimi due furono per questo insigniti del premio Nobel – 1923);essi scoprirono che il diabete, malattia diffusa e in quel tempo mortale, si poteva curare con l’ insulina, ormone prodotto dal pancreas e da questo estraibile.  Essi inizialmente hanno estratto l’ insulina dal pancreas del cane.

WATSON e CRICK

Scoperta del modello a doppia elica del DNA (James Dewey Watson (1928-2004) e Francis Harry C. Crick 1916-1953).  Per questa scoperta hanno ricevuto il premio Nobel nel 1962. Altra importantissima scoperta fu quella dei mediatori chimici (Julius Axerold, Ulf Svante von Euler, e Bernard Katz).

LINUS KARL PAULING

Linus Carl Pauling (Portland, Oregon 1901-Big Sur 1994) chimico statunitense e padre del legame chimico, scopriva l’ Anemia Drepanocitica (prima malattia molecolare), dovuta alla mutazione di un amminoacido nella catena proteica delle Hb. Ha ricevuto il premio Nobel, per la chimica nel 1954 ed nel 1962 il Nobel per la pace.

GEORGIOS PAPANIKOLAOU

Georges Papanicolau (Kymi 1883– New Jersey 1962) (in Greco Γεώργιος Παπανικολάου) medico greco, pioniere della citologia e della diagnosi precoce del cancro dell’ utero;mise a punto un mezzo per la raccolta e la colorazione degli strisci vaginali (il Pap-test). Grazie a lui la prevenzione dei tumori della cervice uterina fecero “passi da gigante”. Per questa sua fondamentale scoperta gli venne dedicato, nel 1978, un francobollo emesso dalle poste statunitensi.

GREGORY PINKUS

Gregory Pinkus (1903-1967) sperimentò la “pillola“, il contraccettivo orale, che oltre agli indubbi benefici portò, del resto, alla liberalizzazione dei costumi sessuali. All’epoca in cui nacque i contraccettivi erano considerati un crimine in tutto il mondo. Margaret Sanger ( 1879-1966), sesta figlia in una famiglia cattolica di immmigrati irlandesi residente a Corning (New York), all’età di 19 anni, vide la madre, cinquantenne, morire di tubercolosi dopo 11 parti e sette aborti. Diventata infermiera, dedicò la sua vita a rendere legali le pratiche anticoncezionali e a renderle disponibili a tutte le donne. Nel 1914 coniò il termine: “controllo delle nascite” e cominciò subito a fornire alle donne informazioni sugli anticoncezional allora disponibili. Dopo diversi arresti e numerose condanne fondò la Lega Americana per il Controllo delle Nascite e spese i restanti trent’anni della sua vita nel tentativo di rendere disponibile un contraccettivo efficace e sicuro. All’inizio degli anni 50, tuttavia, malgrado le numerose battaglie vinte, Ella non era affatto soddisfatta degli anticoncezionali allora disponibili. Infatti dal 1842, anno in cui in Europa fu inventato il diaframmma e dal 1869, anno dell’introduzione del primo preservativo in gomma, non vi erano stati ulteriori progressi. Era dal 1912 che Margareth Sanger sognava la “pillola magica” in grado di assicurare alle donne una contraccezione economica e sicura. La sua ricerca ebbe termine quando, nel 1951, incontrò Gregory Goodwin Pincus un medico esperto in riproduzione umana che era stato appena espulso dall’Università di Harward per aver pubblicato un libro sula fertilizzazione in vitro di uova di coniglio. Pincus, che era assai interessato al progetto dela Sanger e voglioso di metterlo in atto, era alla ricerca di fondi per poterlo realizzare. Poco dopo, la Sanger gli trovò una finanziatrice nella sua ricca amica Katharine McCormick (1875-1967), una delle prime donne al mondo, in possesso di una laurea in ingegneria. Nella sintesi degli ormoni , Pincus fu aiutato dai chimici Russell Marker and Carl Djerassi, mentre la sperimentazione clinica fu condotta, nell’isola di Portorico, dal medico cattolico John Rock (1890-1984). La loro collaborazione portò, nel 1960, alla realizzazione dell’ Enovid, il primo contraccettivo orale. In Italia il controllo delle nascite venne legalizzato solo nel 1971.

WILLEM EINTHOVEN

Willem Einthoven (Semarang, 1860 – Leida, 1927) fisiologo olandese, inventò, nel 1903, l’ elettrocardiografia (ECG) ossia della registrazione, dell’attività elettrica del cuore che viene rappresentata sotto forma di un tracciato elettrocardiografico, il cui concetto base è il Triangolo di Einthoven. Oggi un esame imancabile nei chek-up di routine.

CHRISTIAAN NEETHLING BARNARD

Negli anni ’60 si inizio anche a parlare di trapianti d’organo. Il pioniere di questi interventi (ai primi del 900) fu uno scienziato francese, trapiantato in America, Alexis Carrel (1873-1944) che riuscì a mantenere vive in piastra cellule umane e poi provò ad effettuare trapianti sugli animali. Il primo trapianto vero e proprio di cuore fu eseguito in Sudafrica nel 1967 da Christiaan Barnard (1922 Beaufort West – Pafo 2001) (trapianto di cuore); i primi da lui effettuati fallirono perché mancava la Ciclosporina (che fu introdotta verso il 1983): si tratta di un farmaco che inducendo immunosoppressione impedisce il rigetto (cioè l’aggressione dell’organo “nuovo” da parte del sistema immunitario del ricevente) per cui quei soggetti sopravvissero solo per poco tempo dopo l’intervento: il 2 dicembre 1967, a Città del Capo, in un’incidente di macchina perde la vita la signora Myrtle Ann Dervall, mentre la figlia Denise, una ragazza di 25 anni, ha le ore contate, a causa delle ferite riportate. In cura al Groote Schuur c’era in quel periodo un droghiere ebreo di 54 anni, Louis Washkansky, che soffriva di diabete e di un’incurabile male cardiaco. Barnard parla con il padre di Denise, che dà il suo consenso per il trapianto. Il primo trapianto di cuore umano al mondo viene effettuato il 3 dicembre 1967: l’operazione è condotta da Christiaan Barnard, assistito dal fratello Marius ed un team di una trentina di persone (nel quale non era presente, come invece erroneamente riportato da innumerevoli pubblicazioni, Hamilton Naki). Dopo 9 ore in sala chirurgica il cuore della defunta Denise Darvall viene impiantato nel corpo di Washkansky e funziona regolarmente. La sensazionale notizia fa il giro del mondo in poche ore: Barnard diventa l’uomo del momento. Passato l’entusiasmo il problema del trapianto diventa adesso l’eventuale rigetto. Dopo una settimana in cui le condizioni di Washkansky sembrano buone il 9 dicembre i globuli bianchi nel sangue diminuiscono, il 15 la diagnosi: polmonite doppia, indotta dai farmaci immunosoppressivi che stava assumendo il paziente. Tra il 17 e il 20 dicembre le condizioni di Washkansky si fanno gravissime, la polmonite non è curabile. [1] La notte del 21 dicembre 1967 Washkansky muore, dopo diciotto giorni dal trapianto. Comunque, nonostante il primo paziente con il cuore di un altro essere umano fosse sopravvissuto poco più di due settimane, l’operazione di Barnard costituisce una pietra miliare per la chirurgia, sopratutto in ottica di allungamento della vita, sostituendo un organo vitale come il cuore.

In Italia: 

il primo trapianto di cuore fu effettuato nel 1985 a Padova da Vincenzo Gallucci (1935-1991) ; il secondo a Pavia, nello stesso mese e nello stesso anno, da Mario Viganò che fece anche il primo trapianto riuscito di cuore-polmone ed il primo impianto di cuore artificiale permanente.

Il primo trapianto di fegato, fu eseguito nel 1967 in Colorado e nel 1982 in Italia da Raffaello Cortesini.

               

                                             Premi Nobel per la medicina

 

Anno

Premi  NOBEL

Nazione

Materia

1901

EMIL ADOLF von BEHRING

 Germania

“per il suo lavoro sulla sieroterapia ed in particolare per l’applicazione contro la difterite

1902

RONALD ROSS

 Regno Unito

“per il suo lavoro sulla malaria con il quale ha dimostrato come questa penetri nell’organismo”

1903

NIELS RYBERG FINSEN

 Danimarca

“in riconoscimento dei contributi resi alla cura delle malattie, soprattutto per quel che riguarda il lupus vulgaris, attraverso radiazioni luminose concentrate” (fototerapia)

1904

IVAN PETROVICH PAVLOV

 Russia

“in riconoscimento del suo lavoro sulla fisiologia della digestione

1905

ROBERT KOCH

 Germania

“per le sue indagini e le sue scoperte sulla tubercolosi

1906

CAMILLO GOLGI

SANTIAGO RAMÓN y CAJAL

 Italia

 Spagna

“in riconoscimento del loro lavoro sulla struttura del sistema nervoso

1907

CHARLES LOUIS ALPHONSE LAVERAN

 Francia

“in riconoscimento del suo lavoro sul ruolo svolto dai protozoi nel provocare malattie”

1908

IĹJA IĹIČ MEČNIKOV

PAUL EHRLICH

 Russia

 Germania

“in riconoscimento del loro lavoro sul sistema immunitario

1909

EMIL THEODOR KOCHER

 Svizzera

“per il suo lavoro sulla fisiologia, la patologia e la chirurgia della ghiandola tiroidea

1910

 

ALBRECHT KOSSEL

 Germania

“in riconoscimento dei contributi resi alla conoscenza della chimica cellulare, attraverso il suo lavoro sulle proteine, comprese le sostanze nucleiche

1911

ALLVAR GULLSTRAND

 Svezia

“per il suo lavoro sui mezzi diottrici dell’occhio

1912

ALEXIS CARREL

 Francia

“in riconoscimento del suo lavoro sulla sutura vascolare e sul trapianto di vasi sanguigni e organi

1913

CHARLES ROBERT RICHET

 Francia

“in riconoscimento del suo lavoro sulla anafilassi

1914

ROBERT BÁRÁNY

 Austria

“per i suoi fondamentali contributi alla conoscenza della fisiologia e della patologia dell’apparato vestibolare

1915

non assegnato

 

 

1916

non assegnato

 

 

1917

non assegnato

 

 

1918

non assegnato

 

 

1919

JULES BORDET

 Belgio

“per le sue scoperte relative al sistema immunitario

1920

SCHACK AUGUST STEENBERG KROGH

 Danimarca

“per le sue scoperte sui meccanismi di regolazione capillare

1921

non assegnato

 

 

1922

ARCHIBALD VIVIAN HILL

 Regno Unito

“per la sua scoperta relativa alla produzione di calore nel muscolo” (fisiologia del muscolo)

1922

OTTO FRITZ MEYERHOF

 Germania

“per la scoperta di un rapporto fisso nel muscolo tra il consumo di ossigeno e il metabolismo dell’acido lattico

 

1923

 

FREDERICK GRANT BANTING

JOHN JAMES RICHARD MACLEOD

 Canada

 Canada /Inghilt.

“per la scoperta dell’insulina

1924  

WILLEM EINTHOVEN

 Paesi Bassi

“per la scoperta del meccanismo dell’elettrocardiogramma

1925

non assegnato

 

 

1926

JOHANNES ANDREAS GRIB FIBIGER

 Danimarca

“per la scoperta del carcinoma da spiroptera

1927

JULIUS WAGNER-JAUREGG

 Austria

“per la scoperta del valore terapeutico dell’inoculazione della malaria nel trattamento della demenza paralitica

1928

 CHARLES JULES HENRI NICOLLE

  Francia

“per il suo lavoro sul tifo

1929

CHRISTIAAN EIJKMAN

  Paesi Bassi

“per la scoperta delle vitamine antineuritiche

1929

FREDERICK GOWLAND HOPKINS

  Regno Unito

“per la scoperta delle vitamine stimolatrici della crescita

1930

KARL LANDSTEINER

  Austria

“per la scoperta dei gruppi sanguigni umani

1931

OTTO HEINRICH WARBURG

 Germania

“per la scoperta della natura e delle modalità di azione degli enzimi respiratori

1932

CHARLES SCOTT SHERRINGTON

EDGAR DOUGLAS ADRIAN

 Regno Unito

 Regno Unito

“per le loro scoperte sulle funzioni dei neuroni” (fisiologia del neurone)

1933

THOMAS HUNT MORGAN

 USA

“per le scoperte sul ruolo svolto dai cromosomi nell’ereditarietà

1934

GEORGE HOYT WHIPPLE

GEORGE RICHARDS MINOT

WILLIAM PARRY MURPHY

 USA

 USA

 USA

“per le loro scoperte sulla terapia con estratti di fegato nei casi di anemia” (terapia dell’ anemia)

1935

HANS SPEMANN

 Germania

“per la scoperta dell’effetto organizzatore nello sviluppo embrionale

1936

HENRY HALLETT DALE

OTTO LOEWI

 Regno Unito

 Austria/German.

“per le loro scoperte sulla trasmissione chimica degli impulsi nervosi

1937

ALBERT SZENT-GYÖRGYI von NAGYRAPOLT

 Ungheria

“per le sue scoperte sui processi di combustione biologica, con particolare riferimento alla vitamina C e alla catalisi dell’acido fumarico

1938

CORNEILLE JEAN FRANÇOISE HEYMANS

 Belgio

“per la scoperta dei meccanismi sinusali e aortici nella regolazione della respirazione

1939

GERHARD DOMAGK

 Germania

“per la scoperta degli effetti antibatterici del prontosil” (sulfamidici)

1940

non assegnato

 

 

1941

non assegnato

 

 

1942

non assegnato

 

 

1943

HENRIK CARL PETER DAM

 Danimarca

“per la scoperta della vitamina K

1943

EDWARD ADELBERT DOISY

 USA

“per la scoperta della formula chimica della vitamina K

1944

JOSEPH ERLANGER

HERBERT SPENCER GASSER

 USA

 USA

“per le loro scoperte sulle funzioni altamente differenziate delle singole fibre nervose

1945

ALEXANDER FLEMING

ERNST BORIS CHAIN

HOWARD WALTER FLOREY

 Regno Unito

 Regno Un./Germ.

 Australia

“per la scoperta della penicillina e dei suoi effetti curativi in molte malattie infettive

1946

HERMANN JOSEPH MULLER

 USA

“per la scoperta dell’induzione di mutazioni da parte dei raggi X” ( effetti delle radiazioni nelle mutazioni)

1947

CARL FERDINAND CORI

GERTY THERESA CORI, nata Radnitz

 USA / Cecoslov.

 USA / Cecoslov.

“per la loro scoperta dei meccanismi di conversione catalitica del glicogeno” (metabolismi del glicogeno)

1947

BERNARDO ALBERTO HOUSSAY

 Argentina

“per la scoperta del ruolo svolto dal lobo anteriore dell’ipofisi nel metabolismo degli zuccheri

1948

PAUL HERMANN MÜLLER

 Svizzera

“per la scoperta dell’alta efficienza del DDT come veleno contro molte specie di artropodi

1949

WALTER RUDOLF HESS

 Svizzera

“per la scoperta dell’organizzazione funzionale del diencefalo

1949

ANTONIO CAETANO De ABREU FREIRE EGAS MONIZ

 Portogallo

“per la scoperta del valore terapeutico delle leucotomie in alcune psicosi

1950

EDWARD CALVIN KENDALL

TADEUSZ REICHSTEIN

PHILIP SHOWALTER HENCH

 USA 

 Svizzera/Polonia

 USA

“per le scoperte sugli ormoni della corteccia surrenalica, la loro struttura e i loro effetti biologici”

1951

MAX THEILER

 Sudafrica

“per le sue scoperte sulla febbre gialla e su come combatterla”

1952

 

SELMAN ABRAHAM WAKSMAN

 USARussia

“per la scoperta della streptomicina, il primo antibiotico efficace contro la tubercolosi

1953

HANS ADOLF KREBS

 Regno Un./Germ.   

“per la scoperta del ciclo dell’acido citrico

1953

FRITZ ALBERT LIPMANN

 USA / Germania

“per la scoperta del coenzima A e della sua importanza come intermediario nel metabolismo

1954

JOHN FRANKLIN ENDERS

THOMAS HUCKLE WELLER

FREDERICK CHAPMAN ROBBINS

 USA

 USA

 USA

“per la loro scoperta della capacità dei virus della poliomielite di crescere in colture di diversi tipi di tessuto”

1955

AXEL HUGO THEODOR THEORELL

 Svezia

“per le scoperte sulla natura e la modalità d’azione degli enzimi ossidativi

1956

ANDRÉ FRÉDÉRIC COURNAND

WERNER FORSSMANN

DICKINSON W. RICHARDS

 USAFrancia

 Germania Ovest

 USA

“per le loro scoperte concernenti il cateterismo cardiaco e le alterazioni patologiche del sistema circolatorio

1957

DANIEL BOVET

 ItaliaSvizzera

“per le sue scoperte in relazione a composti sintetici che inibiscono l’azione di alcune sostanze dell’organismo

1958

GEORGE WELLS BEADLE

EDWARD LAWRIE TATUM

 USA

 USA

“per aver scoperto che i geni agiscono come regolatori di determinati eventi chimici”

1958

JOSHUA LEDERBERG

 USA

“per le scoperte sulla ricombinazione genetica e l’organizzazione del materiale genetico dei batteri

1959

SEVERO OCHOA

ARTHUR KORNBERG

 USASpagna

 USA

“per la loro scoperta dei meccanismi della sintesi biologica dell’acido ribonucleico e dell’acido desossiribonucleico

1960

FRANK MACFARLANE BURNET

PETER BRIAN MEDAWAR

 Australia 

 Regno Unito

“per la scoperta della tolleranza immunologica acquisita

1961

GEORG von BÉKÉSY

 USAUngheria

“per le scoperte dei maccanismi fisici di stimolazione nella coclea

1962

 

FRANCIS HARRY COMPTON CRICK

JAMES DEWEY WATSON

MAURICE HUGH FREDERICK WILKINS

 Regno Unito

 USA     Inghilt/N.Zelanda  

“per le loro scoperte sulla struttura molecolare degli acidi nucleici e l’importanza nel trasferimento dell’informazione genetica nella materia vivente”

1963

JOHN CAREW ECCLES

ALAN LLOYD HODGKIN

ANDREW FIELDING HUXLEY

 Australia 

 Regno Unito

 Regno Unito

“per le loro scoperte sui meccanismi ionici coinvolti nella eccitazione e nell’inibizione delle porzioni centrali e periferiche delle membrane delle cellule nervose

1964

KONRAD BLOCH

FEODOR LYNEN

 USA / Germania

 Germania

“per le loro scoperte sul meccanismo e la regolazione del metabolismo del colesterolo e degli acidi grassi

1965

FRANÇOIS JACOB

ANDRÉ LWOFF

JACQUES MONOD

 Francia 

 Francia

 Francia

“per le loro scoperte sul controllo genetico della sintesi di enzimi e virus

1966

FRANCIS PEYTON ROUS

 USA

“per la scoperta dei virus tumorali

1966

CHARLES B. HUGGINS

 USA

“per le sue scoperte sul trattamento ormonale del carcinoma della prostata

1967

RAGNAR GRANIT

HALDAN KEFFER HARTLINE

GEORGE WALD

 Svezia /Finland.

 USA

 USA

“per le loro scoperte sui processi fisiologici primari e sui processi visivi chimici nell’occhio

1968

ROBERT W. HOLLEY

HAR GOBIND KHORANA

MARSHALL W. NIRENBERG

 USA

 USAIndia

 USA

“per la loro interpretazione del codice genetico e della sua funzione nella sintesi proteica

1969

MAX DELBRÜCK

ALFRED D. HERSHEY

SALVADOR E. LURIA

 USA / Germania

 USA

 USAItalia

“per le loro scoperte sul meccanismo di replicazione e la struttura genetica dei virus

1970

BERNARD KATZ

ULFvon EULER

JULIUS AXELORD

 Regno Unito

 Svezia

 USA

“per le loro scoperte sui mediatori chimici delle terminazioni nervose e sui meccanismi del loro accumulo, e della loro liberazione e inattivazione”

1971

EARL WILBUR SUTHERLAND, Jr.

 USA

“per le sue scoperte sul meccanismo d’azione degli ormoni

1972

GERARD M. EDELMAN

RODNEY ROBERT PORTER

 USA

 Regno Unito

“per le loro scoperte sulla struttura chimica degli anticorpi

1973

KARL von FRISCH

KONRAD LORENZ

NIKOLAAS TINBERGEN

 Germ.Austria

 Austria

 Inghilt/ Ollanda

“per le loro scoperte sull’organizzazione ed evocazione delle forme di comportamento individuale e sociale

1974

ALBERT CLAUDE

CHRISTIAN DE DUVE

GEORGE E. PALADE

 Belgio

 Belgio 

 USARomania

“per le loro scoperte sull’organizzazione strutturale e funzionale della cellula

1975

 

DAVID BALTIMORE

RENATO DULBECCO

HOWARD MARTIN TEMIN

 USA 

 USAItalia

 USA

“per le loro scoperte concernenti le interazioni fra virus tumorali e il materiale genetico della cellula

1976

BARUCH S. BLUMBERG

D. CARLETON GAJDUSEK

 USA 

 USA

“per le loro scoperte riguardanti i meccanismi di origine e diffusione delle malattie infettive

1977

ROGER GUILLEMIN

ANDREW VIKTOR SCHALLY

 USAFrancia

 USAPolonia

“per le loro scoperte sulla produzione degli ormoni proteici dell’encefalo

1977

ROSALYN YALOW

 USA

“per lo sviluppo del dosaggio radioimmunologico degli ormoni proteici

1978

WERNER AEBER

DANIEL NATHANS

HAMILTON O. SMITH

 Svizzera

 USA

 USA

“per la loro scoperta degli enzimi di restrizione e la loro applicazione alle tecniche di genetica molecolare

1979

ALLAN M. CORMACK

GODFREY N. HOUNSFIELD

 USA / Sudafrica

 Regno Unito

“per lo sviluppo della tomografia assiale computerizzata

1980

BARUJ BENACERRAF

JEAN DAUSSET

GEORGE D. SNELL

 USA / Venezuela

 Francia

 USA

“per le loro scoperte su strutture, geneticamente determinate, che sulla superficie cellulare regolano le reazioni immunologiche

1981

ROGER W. SPERRY

 USA

“per le sue scoperte sulla specializzazione funzionale degli emisferi cerebrali

1981

DAVID H. HUBEL

TORSTEN N. WIESEL

 USACanada

 Svezia

“per le loro scoperte sull’elaborazione dell’informazione nel sistema visivo

1982

SUNE BERGSTRÖM

BENGT I. SAMUELSSON

JOHN ROBERT VANE

 Svezia

 Svezia

 Regno Unito

“per le loro scoperte sulle prostaglandine e sostanze biologicamente attive a loro correlate”

1983

BARBARA McCLINTOCK

 USA

“per la sua scoperta degli elementi genetici mobili

1984

NIELS KAJ JERNE

GEORGES J.F. KÖHLER

CÉSAR MILSTEIN

 Danimarca

 Germania

 Argentina/Inghilt.   

“per le loro teorie sulla specificità nello sviluppo e nel controllo del sistema immunitario e la scoperta del principio per la produzione di anticorpi monoclonali

1985

MICHAEL S. BROWN

JOSEPH L. GOLDSTEIN

 USA

 USA

“per le loro scoperte riguardanti la regolazione del metabolismo del colesterolo

1986

 

STANLEY COHEN

RITA LEVI-MONTALCINI

 USA 

 Italia / USA

“per le loro scoperte e l’individuazione di fattori di crescita cellulare

1987

SUSUMU TONEGAWA

 Giappone

“per la scoperta del meccanismo genetico alla base della diversità anticorpale

1988

JAMES W. BLACK

GERTRUDE ELION

GEORGE H. HITCHINGS

 Regno Unito 

 USA

 USA

“per le loro scoperte di principi fondamentali nel trattamento da farmaci

1989

J. MICHAEL BISHOP

HAROLD E. VARMUS

 USA

 USA

“per la loro scoperta dell’origine cellulare degli oncogeni retrovirali

1990

JOSEPH E. MURRAY

E. DONNALL THOMAS

 USA

 USA

“per le scoperte concernenti il trapianto di organi e cellule nel trattamento delle patologie umane”

1991

ERWIN NEHER

BERT SAKMANN

 Germania 

 Germania

“per le loro scoperte sulla funzione dei singoli canali ionici cellulari

1992

EDMOND H. FISCHER

EDWIN G. KREBS

 Svizzera / USA

 USA

“per le scoperte concernenti il ruolo della fosforilazione reversibile delle proteine come meccanismo regolativo”

1993

RICHARD J. ROBERTS

PHILLIP A. SHARP

 Regno Unito 

 USA

“per la scoperta dello splicing dei geni” (i geni possono essere suddivisi in segmenti)

1994

ALFRED G. GILMAN

MARTIN RODBELL

 USA

 USA

“per le scoperte sul ruolo delle proteine G nella trasduzione del segnale nelle cellule

1995

EDWARD B. LEWIS

CHRISTIANE NÜSSLEIN-VOLHARD

ERIC F. WiIESCHAUS

 USA

 Germania 

 USA

“per le scoperte sul controllo genetico delle fasi precoci dello sviluppo embrionale

1996

PETER C. DOHERTY

ROLF M. ZINKERNAGEL

 Australia 

 Svizzera

“per le scoperte sulla specificità dell’immunità cellulo-mediata

1997

STANLEY B. PRUSINER

 USA

“per la sua scoperta dei prioni – un nuovo principio biologico infettivo”

1998

ROBERT F. FURCHGOTT

LOUIS J. IGNARRO

FERID MURAD

 USA 

 USA

 USA

“per le loro scoperte concernenti l’ossido nitrico come molecola di segnale nel sistema cardiovascolare

1999

GÜNTER BLOBEL

 USAGermania

“per la scoperta che le proteine hanno segnali intrinseci che governano il loro trasporto e la loro localizzazione all’interno della cellula

2000

ARVID CARLSSON

PAUL GREENGARD

ERIC R. KANDEL

 Svezia

 USA

 USAAustria

“per le scoperte sulla trasduzione del segnale nel sistema nervoso

2001

LELAND H. HARTWELL

R. TIMOTHY HUNT

PAUL M. NURSE

 USA 

 Regno Unito

 Regno  Unito

“per le scoperte sui fattori chiave della regolazione del ciclo cellulare

2002

SYDNEY BRENNER

H. ROBERT HORVITZ

JOHN E. SULSTON

 Ingh.Sudafrica 

 USA

 Regno Unito

“per le scoperte sulla regolazione genetica dello sviluppo degli organi e sulla morte cellulare programmata

2003

PAUL C. LAUTERBUR

PETER MANSFIELD

 USA

 Regno Unito

“per le loro scoperte sulla risonanza magnetica

2004

 

RICHARD AXEL

LINDA B. BUCK

 USA

 USA

“per le scoperte nel campo dei recettori olfattivi e dell’organizzazione del sistema olfattivo

2005

BARRY J. MARSHALL

J. ROBIN WARREN

 Australia 

 Australia

“per la scoperta del batterio Helicobacter pylori e il suo ruolo nella gastrite e nell’ulcera peptica

2006

ANDREW Z. FIRE

CRAIG C. MELLO

 USA

 USA

“per la scoperta del fenomeno dell’interferenza dell’RNA – silenziamento genico mediante RNA a doppio filamento”

2007

MARIO CAPECCHI

MARTIN EVANS

OLIVER SMITHIES

 USA / Italia 

 Regno Unito 

 USA/ Regno Un.

“per le loro scoperte del principio per introdurre specifici geni nei topi tramite cellule staminali embrionali

2008

HARALD zur HAUSEN

 Germania

“per la sua scoperta che il papillomavirus causa il cancro alla cervice

2008

FRANÇOISE BARRÉ-SINOUSSI

LUC MONTAGNIER

 Francia 

 Francia

“per la loro scoperta del virus dell’immunodeficienza umana

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     AIKATERINI  KARYDI  ©

LA MEDICINA NEL 1800

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STORIA DELLA MEDICINA

 

LA MEDICINA NEL 1800

 

Nell’ottocento nasce la medicina contemporanea.
È il secolo in cui si sviluppano le discipline mediche moderne:

• la citologia (Roberto Brown, Matteo Schleiden e Theodor     Schwann)

• la fisiologia (Berzelius, Taddei, von Liebig, Moleschott e molti altri)

• la microbiologia (Pasteur)

• l’ immunologia (Koch)

• la fisiopatologia (Laennec)

Nell’800 sparisce la figura del medico solitario e geniale, le cui intuizioni segnano le tappe del progresso. Le scoperte diventano il frutto della collaborazione di molti studiosi, ciascuno dei quali è specializzato in un particolare aspetto della questione. Tecnologia e medicina vanno di pari passo: la prima fornisce gli indispensabili strumenti necessari al progresso della seconda. Le ricerche sono sempre più numerose; il mare delle conoscenze è ampio e caotico; per questo motivo diventa indispensabile per la comunità medica internazionale riunirsi periodicamente per fare il punto. A questo scopo nascono i congressi, ancora oggi un’importante strumento per lo scambio di informazioni tra medici. ‘E la medicina odierna; una la medicina scientifica, consapevole del fenomeno e della sua causa, in grado di variare i parametri che comandano ogni cosa.

 

AGOSTINO BASSI 

Agostino Bassi
Agostino Bassi

Agostino Bassi (Mairago 1773-Lodi 1856) fu il pioniere della moderna batteriologia. Bassi era un avvocato, figlio di ricco proprietario terriero, il quale aveva la passione per la biologia. Il padre non voleva che facesse il biologo, ma che si occupasse delle sue terre e che entrasse nella amministrazione imperiale. Egli comunque all’Università di Pavia, durante i sui studi in giurisprudenza, frequentò parallelamente anche corsi di fisica, chimica e medicina tenuti da docenti come Volta, Scarpa, Rasori e seguì costantemente le lezioni dell’abate Spallanzani, fino a quando questi morì. Un giorno le sue bigattaie (le bigattaie sono i filari su cui si conservano i bacchi da seta) furono funestate da una malattia terribile, il mal del calcino o del calcinaccio o moscardino, (malattia del baco da seta) che uccideva improvvisamente i bachi, riducendoli a dei pezzi di gesso. Il Bassi, nel 1807, messosi pazientemente a studiare per cercare di capire se c’era un organismo vivente alla base di questo fenomeno, nel 1835 scoprì un fungo, che fu chiamato Botritis o Beauveria Bassiana, che provocava la morte dei bachi. Egli trovò anche un disinfettante per difendersi da questo fungo e per ripulire le bigattaie. Il suo trattato “Del Mal del Segno, Calcinaccio o Moscardino” venne tradotto in francese e diffuso in Europa. Partendo da questa importante scoperta il Bassi teorizzò che tutte le patologie contagiose animali e vegetali sono causate da parassiti, come spiegò nel suo scritto dal titolo Del contagio in generale (1844). Subito dopo ci fu la scoperta dell’eziologia fungina di certe malattie come la tigna dei capelli. Il lavoro di Bassi influenzò moltissimo Louis Pasteur (1822-1895) (nello studio di Pasteur c’erano sia il ritratto di Spallanzani, sia quello di Bassi). Fu anche l’autore di un lavoro sulla coltivazione delle patate, sul formaggio, sulla vinificazione, sulla lebbra e sul colera.

 

GIANBATTISTA AMICI

Allora si vedevano solo i funghi e i protozoi, il microscopio non era ancora arrivato a visualizzare i batteri. Solo negli anni 20 dell’800 Gian Battista Amici (1786-1863), un astronomo che costruiva telescopi, inventò il prisma di riflessione. (Poi il microscopio fu perfezionato soprattutto da inglesi e tedeschi). Questo permise un aumento del potere di risoluzione del microscopio.

 

GREGOR JOHANN MENDEL

Gregor Mendel

Gregor Mendel

Scoperte importanti furono la teoria dell’evoluzione di Charles Darwin (1809-1882) e le leggi della genetica individuate verso il 1870 da Gregor Mendel (Hynčice 1822– Brno 1884) biologo e monaco agostiniano ceco-austriaco, considerato, per le sue osservazioni sui caratteri ereditari, il precursore della moderna genetica. Queste leggi sono state riscoperte trent’ anni dopo da Hugo deVries (1848-1935). Queste ultime leggi furono inizialmente ignorate e poi riscoperte dopo trent’anni. Un’altra conseguenza della teoria cellulare fu l’uso dei coloranti per dimostrare le lesioni che Virchow era riuscito a dimostrare solo in parte perchè aveva a disposizione solo il carminio. Poco dopo vennero introdotti altri coloranti come l’ematossilina-eosina e vennero affinate le tecniche di preparazione dei tessuti: microtomia, inclusioni in paraffina, ecc.

 

LOUIS PASTEUR

Louis Pasteur

Louis Pasteur

Louis Pasteur, fu tra i padri della microbiologia
Louis Pasteur (Dole 1822 – Marnes-la-Coquette 1895) è stato un chimico e biologo francese.Grazie alle sue scoperte e alla sua attività di ricerca è universalmente considerato il fondatore della moderna microbiologia. Ha inoltre operato nel campo della chimica, e di lui si ricorda la teoria sull’enantiomeria dei cristalli. Occasionalmente si occupò anche di fisica.

 

JOSEPH LISTER

Joseph Lister

Joseph Lister

L’articolo di Pasteur sulla teoria della generazione spontanea finì tra le mani di un chimico inglese che lo fece vedere al chirurgo Lord Joseph Lister (Upton 1827-Walmer 1912) , medico britannico operante ad Edimburgo, che fu impressionato da tale ipotesi (i germi erano i responsabili dell’infezione) . Ispirandosi al fatto che per bonificare le fogne di una cittadina inglese era stato usato il fenolo, nebulizzò tale sostanza sul tavolo operatorio durante l’intero intervento chirurgico, ottenendo una drastica riduzione dei decessi per sepsi della ferita. Tale processo venne chiamato antisepsi. Professore di chirurgia, fu l’inventore e il propugnatore del metodo dell’ antisepsi rivoluzionando, non senza gravi contrasti, l’atteggiamento e l’approccio dei chirurghi alla pratica operatoria. Più tardi si capì che la sterilizzazione preventiva (asepsi) introdotta da Ernst von Bergmann (1836-1907), chirurgo tedesco, era più pratica ed efficace dell’antisepsi. L’uso dei guanti in gomma fu introdotto dal chirurgo americano William Halstead (1852-1922). Professore di chirurgia, fu l’inventore e il propugnatore del metodo dell’antisepsi rivoluzionando, non senza gravi contrasti, l’atteggiamento e l’approccio dei chirurghi alla pratica operatoria.

 

ROBERT KOCH

Robert Koch

Robert Koch

Altro grande microbiologo fu Robert Koch (1843-1910), premio Nobel 1905, scoprì il vibrione del colera, ma ci si accorse che in realtà la cosa era stata già descritta in modo chiarissimo da Pacini. Ci fu un lungo contenzioso che fu risolto dando la priorità a Pacini; dal punto di vista pratico questa priorità era inesistente perché non si diffuse nell’ambiente scientifico essendo troppo precoce. Fu autore dei famosi postulati di Koch, secondo cui quando si scopre una malattia il germe responsabile va isolato, coltivato in vitro, reinserito nell’animale per dare nuovamente la malattia e di nuovo isolato. Nel 1882 scoprì il bacillo responsabile della tubercolosi e pensò di aver scoperto anche la terapia grazie alla tubercolina: purtroppo fu un tragico errore perché tale sostanza ha solo valore diagnostico e non terapeutico. Nel 1884 scoprì il bacillo del colera, descritto però vent’anni prima da Filippo Pacini, ispirato da Agostino Bassi.
La teoria dei germi, basata sugli studi di Pasteur, Koch, Emil von Behring (1854-1917), Shibasaburo Kitasato (1852-1931), Almroth Edward Wright (1861-1941) e molti altri, ebbe, almeno nel mondo occidentale, un influenza grandissima anche sulla vita di tutti i giorni e, persino, sulla economia. Fu la paura dei germi a far sì che le donne smettessero l’uso delle sottovesti multiple e delle gonne lunghe tipiche dell’età vittoriana e che gli uomini si radessero il viso. Un’altra conseguenza fu la nascita della moderna industria degli apparecchi igienico-sanitari, dei disinfettanti per le case e quella degli accessori usa e getta: carta igienica, assorbenti, bicchieri e fazzoletti di carta, etc.

 

RENE’ LAENNEC

Renè Laennec

Renè Laennec

Renè Theophile Laennec (1781-1826), medico di Napoleone e allievo di Corvisart , inventò lo stetoscopio un tubo precursore dei fonendoscopi moderni, che permetteva l’ascoltazione del respiro, dei battiti cardiaci etc. In origine costituito da un tubo di legno che serviva per ascoltare il torace. Infatti non si poteva poggiare l’orecchio sul torace del malato, soprattutto nel caso il paziente fosse una donna, in particolar modo se di condizioni agiate; al medico era concesso solo ispezionare le urine e misurare il polso radiale.

Il fonendoscopio di Laennec

Il fonendoscopio di Laennec

Già nel primo ‘700 tutti i tempi del processo semeiologico: osservazione, palpazione, percussione e ascoltazione sono stati messi a punto. Laennec, che poi morì di tisi, diede dei contributi molto importanti alla definizione di molte malattie polmonari: le polmoniti, la tubercolosi, che ancora non era considerata una malattia unica, ma si pensava che esistessero tre tipi di malattia (tisi o consunzione, lupus, scrofola [era la TBC linfoghiandolare]). Diede comunque importantissimi contributi con l’uso dello stetoscopio.
L’importanza dello stetoscopio derivava dal fatto che non si poteva ascoltare con l’orecchio il petto di una donna: era assolutamente impensabile che un uomo potesse poggiare l’orecchio a contatto con la mammella di una donna, e tale strumento serviva soprattutto a questo.

Auscultazione

Auscultazione

L'auscultazione, Laennec

L'auscultazione, Laennec

 

 

 

 

MANUEL GARCIA

Manuel Garcia (1805-1906) era un tenore che, per vedere come erano le sue corde vocali, inventò il laringoscopio. In questo periodo venne inventato l’esofagoscopio: un medico vide un ingoiatore di spade ed ebbe l’idea di mettere anziché la spada una luce all’estremità di un tubo per vedere l’esofago. Si illuminava dall’alto con la fiamma della candela che rifletteva su uno specchietto e permetteva di vedere, tramite un tubo cavo, l’interno dell’esofago.
Uno dei problemi più importanti della chirurgia, a parte la sepsi, perchè si operava a mani nude, era il fatto che non esisteva l’anestesia. Fu scoperta casualmente in America da diversi personaggi tra cui Horace Wells (1815-1848) e William Green Morton (1819-1868). In America, durante le feste, si faceva uso di etere, e capitava che le persone, sotto quest’effetto, non sentivano più il dolore. Questo venne subito utilizzato per l’estrazione dei denti. Successivamente ci fu una terribile disputa su chi l’avesse scoperto per primo, tant’è vero che fu messo in palio un premio, mai riscosso.
Oltre all’ etere si utilizzavano il il protossido di azoto ed il cloroformio; l’anestesia con cloroformio fu praticata alla regina Vittoria in occasione del parto del principe Leopoldo.

 

La prima anestesia con etere sperimentata a Boston per l' asportazione di un tumore, praticata inizialmente da un destista, William Thomas Green Morton, in alto a destra, che partecipa all' intervento .

La prima anestesia con etere sperimentata a Boston per l' asportazione di un tumore, praticata inizialmente da un destista, William Thomas Green Morton, in alto a destra, che partecipa all' intervento .

 

RUDOLF VIRCHOW

Rudolf Virchow

Rudolf Virchow

Rudolf Virchow (1821-1902) nel 1859 portò l’attenzione sul fatto che le lesioni delle malattie si potevano riscontrare a livello cellulare e quindi pubblicò il suo famoso trattato “La patologia cellulare”. Fu fondatore dell’ istopatologia, ancor oggi base della diagnostica. Ha denominato per la prima volta, nel 1853, la sostanza di deposito nella malattia di Alzheimer, l’ amiloide, termine tuttavia fuorviante in quanto questa sostanza si rivelò successivante di natura proteica. Coniò il termine di leucemia e la descrisse; fu inoltre un grande antropologo. Virchow, infatti , fu colui che dimostrò che nell’uomo non esistevano delle razze, tanto è vero che Hitler non gli perdonò mai il fatto di aver negato l’esistenza di una razza tedesca. Fu anche un uomo politico di sinistra e si impegnò per migliorare le condizioni igieniche dei minatori. Tuttavia prese anche dei “granchi”: non credeva alla dottrina del contagio attraverso i germi formulata da Pasteur. Si passa ad un livello più sottile rispetto a quanto sostenuto dal Morgagni, perchè diceva che bisognava cercare le lesioni nei tessuti. La curiosità sta nel fatto che Bichat, nel suo libro Anatomia Generale, in cui viene negato l’uso del microscopio, coniò il termine di istologia. L’idea venne ripresa da uno scienziato tedesco, un anatomopatologo, Rudolf Wirchow, dopo che era stata formulata la teoria della cellula da parte di un botanico, Mathias Jacob Schleiden (1804-1881), il quale affermò che i tessuti vegetali erano formati da cellule. Questo fu ripreso da un grande istologo: Theodor Schwann (1810-1882) . Egli dimostrò (1839) questa teoria negli animali: la teoria cellulare (1839).

 

Virchow assiste ad un intervento chirurgico di asortazione di un tumore, 1900

Virchow assiste ad un intervento chirurgico di asortazione di un tumore, 1900

 

BARTOLOMEO CAMILLO EMILIO GOLGI

Camillo Golgi

Camillo Golgi

Il metodo per studiare il sistema nervoso (reazione nera) fu messo a punto da Camillo Golgi (Corteno Golgi 1843-Pavia 1926): grazie a questa metodica si mettevano in evidenza i prolungamenti cellulari (il metodo di Golgi utilizza l’argento ed è detto reazione nera). Un emulo di Golgi, Santiago Ramon y Cajal (1852-1934) mettendo insieme nozioni quali il concetto di neuroni come entità cellulari indipendenti, formulato da Vilhelm His (1831-1904) e poi da Charles Scott Sherrington (1857-1952), il concetto di neurite come prolungamento cellulifugo e quello di dendrite come prolungamento cellulipeto, riuscì guardando, le cellule della retina, a mettere insieme le prime vie nervose su base morfologica. In seguito si è visto che il senso della corrente dipende dalla natura della sinapsi, non dalla sua posizione. Osservando preparati d’argento con il microscopio, sembra di vedere una rete. Perciò Golgi sosteneva che i neuroni non erano entità separate ma connesse ad una rete nervosa. Cajal estrapolò il concetto di cellula, come unità indipendente, ai neuroni e fu colui che diede dei contributi formidabili alla neuroanatomia. Cajal era spagnolo, ma la Spagna in quel periodo era silente dal punta di vista scientifico, Golgi era di Pavia, città, fino al 1860, sotto il dominio austriaco; ciò permise che tutte le scoperte italiane venissero diffuse in Europa centrale e tradotte in lingua tedesca. Al termine del dominio austriaco l’Italia ridiventò un paese provinciale e la scoperta di Golgi venne poco recepita all’estero. Cajal, invece, diffuse le sue scoperte andando ai congressi e parlando e scrivendo in francese e tedesco. Nel 1906 ebbero insieme il premio Nobel per la medicina. Golgi diede, inoltre, notevoli contributi a studi di patologia sulla malaria; mise in relazione la comparsa della febbre con la fuoriuscita del parassita nel sangue.

 

 HENRY  GRAY    

 

 

 

 

 

 

Henry Gray

Henry Gray

 

 

 

Henry Gray (1825-1861) anatomista e chirurgo inglese, viene eletto membro della Royal  Society alla giovanissima età di 25 ani. Diviene famosissino per il suo libro di anatomia descrittiva e chirurgica  Gray’s Anatomy. La sua stesura, avvenuta insieme al suo collega  Henry  Vandyke Carter, nasce dall’ esigenza di produrre un libro di anatomia per gli studenti. Il testo, che è anche illustrato, è tuttora utilizzato ed è il punto di riferimento per gli studenti di medicina, in tutto il mondo.

      

 

 AIKATERINI  KARYDI   ©

                          

LA MEDICINA NEL 1700

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LA STORIA DELLA MEDICINA

 

LA MEDICINA NEL 1700

 

L’illuminismo e il razionalismo del ‘700 sono il terreno fertile sul quale la scienza medica può svilupparsi. Il metodo sperimentale diventa lo strumento indispensabile per raggiungere la conoscenza.
In questo secolo viene scritto il primo vero trattato di anatomia patologica: il “De sedibus et causis morborum per anatomen indagatis” di Giovanni Battista Morgagni. Nel ‘700 i grandi anatomisti sono numerosissimi. I più importanti sono Gian Domenico Santorini, William e John Hunter, Luigi Galvani, Antonio Scarpa, Paolo Mascagni, Luigi Rolando, Albert Von Haller, Saverio Bichat, e Guglielmo Cullen. Inoltre, Eduard Jenner: questo medico inglese introdusse la vaccinazione antivaiolosa e diede il via alla medicina preventiva.

 

ANATOMIA

GIOVANNI BATTISTA MORGAGNI

Giambattista Morgagni

Giambattista Morgagni

Giovanni Battista Morgagni (Forlì 1682– Padova 1771) medico, anatomista e patologo, fu il vero fondatore della medicina clinica moderna. È stato il fondatore della anatomia patologica nella sua forma contemporanea, tanto che Rudolf Virchow lo definisce il “Padre della Patologia moderna”. Questi apparteneva come derivazione alla scuola galileiana, perchè era allievo di Antonio Maria Valsalva (1666-1723), il quale a sua volta era allievo di Malpighi, Malpighi di Borelli, e questi era allievo di Galileo. Divenne allievo e assistente di Antonio Maria Valsalva e e nei 5 anni successivi pubblicò Adversaria.

 

Adversaria Anatomica Omnia

Adversaria Anatomica Omnia

Nel 1707 si trasferì a Venezia, dove venne a contatto con il chimico Giangirolamo Zanichelli e l’anatomista Giandomenico Santorini. Fu contemporaneo dello scienziato, professore e lettore di Chirurgia Girolamo Vandelli cattedratico dell’Università di Padova con cui condivise molte attività di studio e ricerca scientifica. Nel 1709 tornò a Forlì, dove esercitò come medico pratico, ottenendo subito consenso. Nel 1711 venne chiamato alla cattedra di medicina teorica dell’Università di Padova, che fu mutata in quella di anatomia nel 1715. Mantenne la cattedra di anatomia fino alla morte. Morgagni fu uno scienziato grande, geniale e moderno, che nella sua attività di ricerca usò sistematicamente il metodo sperimentale, utilizzato poi da alcuni suoi allievi, tra cui Andrea Pasta. Oltre che uomo di scienza fu anche un abilissimo e ricercato clinico medico. Personalità eclettica e di vasta cultura umanistica fu anche latinista, archeologo, botanico e storico. Nella sua vita fu membro di innumerevoli accademie scientifiche italiane e straniere, tra cui la Royal Society di Londra.
Morgagni aveva una concezione iatrofisica ; egli però non usava il microscopio, usava l’occhio: aveva la tendenza a cercare di scoprire il funzionamento del corpo umano inteso come macchina. Il Morgagni si riferì a delle precedenti pubblicazioni. Quella più accurata risaliva alla fine del ‘400: a Firenze c’era stato Antonio Benivieni (1443-1502) che aveva fatto diverse autopsie e le aveva correlate con la causa di morte; il suo libro è intitolato “De abditis morborum causis” (le cause nascoste delle malattie). Un altro trattato pubblicato nel tardo 600 era stato il “Sepulcretum” di Theophile Bonet (1620-1689), in cui erano descritti molti casi di reperti ottenuti al tavolo anatomico. Però in tutti questi trattati manca la correlazione tra storia clinica e reperto anatomo-patologico.
Col Morgagni ci fu un ritorno al tripode alessandrino che consisteva nella storia clinica, nell’autopsia e poi nella diagnosi clinica. Il Morgagni raccolse ben settecento quadri autoptici, correlò il quadro autoptico con la storia clinica del paziente, dimostrò che per la stragrande maggioranza delle malattie vi era una patologia d’organo. Allora non c’erano mezzi per fare l’autopsia in vivo (autopsia intesa come nella concezione alessandrina, cioè come esame del malato con i propri occhi), quindi l’autopsia era veramente la dissezione, ma il concetto era quello di correlare la storia clinica con la malattia.

Anatomicorum Princeps

Anatomicorum Princeps

La sua opera scientifica può suddividersi in due parti, quella anatomica e quella anatomo-patologica. Le ricerche anatomiche sono contenute nelle “Adversaria anatomica” e nelle Epistolae anatomicae, opere in cui sono descritte innumerevoli scoperte morfologiche che gli diedero fama mondiale, tanto che nel 1769 la Natio Germanica lo proclamò Anatomicorum totius Europae Princeps. Il Morgagni è stato un anatomico celeberrimo, era chiamato sua maestà anatomica in Europa, perché aveva pubblicato alcuni appunti di anatomia “Adversaria Anatomica”, che divennero molto famosi per la revisione di cose che erano già state viste, che fece con una notevole precisione. Le ricerche anatomo-patologiche sono contenute nella sua opera più celebre, pubblicata in latino e intitolata “De Sedibus et causis morborum per anatomen indagatis” nel 1761 (sulle sedi e le cause delle malattie studiate attraverso l’anatomia). ‘E la sua opera maggiore, una pietra miliare per la nascita della medicina moderna, in 5 volumi, dedicati alle più importanti accademie mediche nel mondo di allora. Egli raccolse 700 casi clinici, alcuni appartenevano anche a Marcello Malpighi (1628-1694) e un buon numero erano appartenuti al suo maestro Antonio Maria Valsalva (1666-1723), anatomico che fece importanti scoperte soprattutto sull’ orecchio. Uno dei libri più importanti della storia della medicina, che segna l’inizio della patologia d’organo e il tramonto dell’ umoralismo, teoria che aveva dominato in patologia dai tempi di Ippocrate e Galeno. Con lui inizia la moderna patologia e, dunque, la medicina moderna. I principi di Morgagni, furono applicati all’estero e furono alla base dello sviluppo della clinica negli altri paesi. Inflenzò Domenico Cotugno ed ebbe come allievo Antonio Scarpa.
Nel De sedibus, mettendo in relazione le alterazioni anatomiche osservate autopticamente con le malattie che erano state rilevate clinicamente, dimostra come ad ogni alterazione anatomica corrisponda un’alterazione della funzione e quindi una malattia. L’opera consta di 750 pagine, stampate fittamente su doppia colonna e risulta composta di settanta epistole medico anatomiche, ordinate in cinque libri.

De Sedibus et causis morborum per anatomen indagatis

De Sedibus et causis morborum per anatomen indagatis

Opere principali
• Adversaria anatomica prima (Bologna, 1706).
• Nova institutionum medicarum idea (Padova, 1711, 1982).
• Adversaria anatomica altera et tertia (Padova, 1717).
• Adversaria anatomica quarta, quinta et sexta (Padova, 1719).
• Epistolae anatomicae duae novas observationes et animadversiones complectentes (Padova, 1728).
• Epistolae anatomicae duodeviginti ad scripta pertinentes celeberrimi viri Antonii Mariae Valsalvae (Venezia, 1740).
• De sedibus et causis morborum per anatomen indagatis (Venezia, 1761).
• Opuscula miscellanea (Venezia, 1763).
• Opera omnia in quinque tomos divisa (Venezia, 1764).
• Epistolae Aemilianae (Forlì, 1931).
• Consulti medici (a cura di Enrico Benassi, Cappelli, Bologna, 1935).

 

DOMENICO COTUGNO
Altro scienziato del primo 700 fu Domenico Cotugno (1736-1822) che scoprì il liquor cefalorachidiano, descrisse la sciatica, e notò per la prima volta la presenza di albumina nelle urine dei nefropatici. Luigi Galvani (1737-1798), anatomico a Bologna scoprì l’ elettricità animale, anche se secondo alcuni una parte del merito andrebbe riconosciuto alla moglie, la quale, mentre preparava delle rane, toccò con un cucchiaio di bronzo le zampe dell’animale e notò che si contraevano. In seguito a ciò Galvani fece esperimenti e parlò per la prima volta di elettricità animale. Volta, però, dimostrò che non era elettricità animale, bensì un fenomeno fisico.

 

 

ANTONIO SCARPA

Antonio Scarpa

Antonio Scarpa

Antonio Scarpa (Lorenzaga di Motta di Livenza TV 1752 – Pavia 1832) importante anatomico e chirurgo.
Fu lo zio Paolo, prete, che, intuite le doti del nipote, lo avviò agli studi universitari a Padova, dove si laureò in medicina e chirurgia il 19 maggio 1770 formandosi sotto il Professor Girolamo Vandelli e di Giovanni Battista Morgagni. Operò a Modena e, soprattutto, a Pavia dove fu chiamato da Brambilla. Infatti, nel 1772 ottenne la cattedra anatomo-chirurgica all’Università di Modena e Reggio Emilia che tenne fino al 1783, anno in cui fu chiamato dalla Corte di Vienna all’Università di Pavia che all’epoca costituiva il centro più importante della penisola in campo scientifico. Antonio Scarpa fu dal 1783 al 1832, anno della su morte, una figura di primo piano negli ambienti scientifici europei.
Molte e notevoli per importanza ed originalità del contenuto, sono le opere che Scarpa diede alle stampe che riferivano del suo lavoro nel campo dell’anatomia tanto che diverse parti del corpo umano ancora oggi, nella nomenclatura medica internazionale, prendono il suo nome. L’anatomia sviluppata da Scarpa a Pavia non era fine a sé stessa ma la base della fisiologia e soprattutto della chirurgia. Diede importanti contributi all’anatomia dell’occhio, dell’orecchio (endolinfa e timpano secondario), al trattamento chirurgico delle ernie ed a quello degli aneurismi. Scoprì il nervo naso-palatino ed insieme al Vick D’Azyr i nervi olfattivi; descrisse i nervi cardiaci. Contribuì grandemente alla definizione dell’anatomia topografica, soprattutto di quella degli arti inferiori, ed è considerato, insieme a John Hunter il fondatore dell’ Anatomia Chirurgica.
La sua fama gli fece ottenere la Legion d’Onore e l’elezione a membro della Royal Society e delle principali accademie scientifiche europee. La sua testa è conservata in formalina nel museo per la storia della medicina dell’Università di Pavia. Nessuno sa perché fu mozzata. Forse fu un singolare atto di omaggio come sostenne il Panizza, suo successore: “La testa degli uomini grandi dovrebbe essere sempre conservata poiché l’uomo sta tutto nella sua testa”.

 

LUIGI ROLANDO

Luigi Rolando (Torino 1773-Torino 1831) fisiologo, fu allievo del dottor Anforni e studiò anatomia con Mascagni. Fu autore del saggio “La vera struttura del cervello dell’uomo e degli animali. A lui si deve la scoperta delle ramificazioni cerebrali; egli seguendo l’ idea della corrente animale, toccando la corteccia di un maiale su un lato davanti alla scissura centrale del cervello (scissura rolandica), dimostrò la contrazione muscolare. Rolando paragonò il cervelletto ad una pila.
Opere
• Sulle cause da cui dipende la vita negli esseri organizzati (1801).
• Saggio sopra la struttura del cervello dell’uomo e degli animali e sopra le funzioni del sistema nervoso (1809)
• Manuale di anatomia fisiologica (1809).
• Ricerche anatomiche sulla struttura della midolla spinale (1824).
• Description d’un animal nouveau qui appartienent à la classe des Echinodermes (1822), dove descrisse la Bonellia viridis, una nuova specie di echinoderma
• Osservazioni sul cervelletto (1825).
• Della struttura degli emisferi cerebrali (1830)

 

CHIRURGIA

Intervento chirurgico,XVII sec.

Intervento chirurgico,XVII sec.

Per quanto riguarda la chirurgia del primo 700, i chirurghi dovevano operare rapidamente, perché più durava l’operazione, maggi maggiori erano i rischi d’infezione; il paziente era tenuto fermo dagli inservienti e in genere, prima dell’operazione, veniva intervistato da un padre spirituale. La maggior parte dei chirurghi non conoscevano l’anatomia, erano considerati persone indotte. Colui che promosse lo sviluppo della chirurgia nell’Europa centrale fu Giovanni Alessandro Brambilla (1728-1800) che fu arruolato nell’esercito austriaco come chirurgo. Era una persona molto intelligente, entrato nelle grazie del comandante del suo Reggimento, divenne il medico di Giuseppe II, primogenito di Maria Teresa, imperatrice d’Austria. Brambilla usò la sua influenza su Giuseppe II affinchè ai chirurghi venisse insegnato il latino, per poter studiare i testi scientifiche e per essere quindi messi alla pari dei medici. La prima cosa da fare era l’insegnamento del latino e poi mostrare come era fatto il corpo umano. Perciò grazie a lui fu fondata una grande accademia a Vienna, lo Josephinum, in cui si praticava l’insegnamento del latino ai chirurghi; non solo: furono fatte arrivare da Firenze delle splendide cere anatomiche (tuttora presenti allo Josephinum) al fine di istruire gli allievi soprattutto in anatomia umana, scienza resa importante dall’insegnamento di Morgagni. In conclusione riuscì così a parificare medici e chirurghi; infatti nelle università imperiali è presente un simbolo di ciò: due donne, entrambe togate, che si tengono per mano e rappresentano rispettivamente: una la medicina, l’altra la chirurgia al di sopra di una scritta: “IN UNIONE SALUS“.
GIOVANNI ALESSANDRO BRAMBILLA (1728-1800) fu, per quanto riguarda l’Europa centrale, colui che parificò la chirurgia e la medicina. In altri paesi ciò era avvenuto in modo più fisiologico, cioè i chirurghi erano diventati talmente bravi che erano entrati nella categoria dei medici. Questo avvenne in Inghilterra dove visse un grande chirurgo John Hunter (1728-1793). Hunter fece un esperimento su se stesso: poiché sosteneva che non poteva esserci un soggetto con due malattie, per stabilire se la blenorragia e la sifilide erano due malattie diverse o no, si inoculò nel glande del pus proveniente da un soggetto con la blenorragia per vedere se sarebbe comparsa la blenorragia o la sifilide. In realtà si ammalò di sifilide perché quel soggetto aveva entrambe la malattie e fu fortunato perché ne guarì. Questo esperimento che venne pubblicizzato in tutto il mondo portò ad una confusione. In Italia ci furono dei grandi chirurghi e dei grandi medici. Tra i medici ricordiamo Domenico Cotugno (visse a Napoli, 1736-1822) che scoprì il liquor cefalorachidiano, i liquidi endolabirintici, descrisse per la prima volta la sciatica che chiamò ischiade nervosa e notò la presenza di albumina nelle urine di pazienti nefropatici.

Il pensiero di Brambilla si inserisce in un discorso che venne fatto a Firenze da FELICE FONTANA (1730-1805). Fontana, abate e prezioso consigliere del granduca di Firenze, ebbe l’idea, per istruire i chirurghi, di allestire dei calchi in cera di preparati anatomici. Questa idea era utile per 3 motivi: 1) perché gli atlanti a colori costavano moltissimo, 2) perché i chirurghi non conoscevano il latino, 3) perché in assenza delle tecniche del freddo era difficile conservare i cadaveri. Quindi Fontana allestì al Museo La Specola di Firenze, con l’aiuto di vari anatomici, una vera e propria officina di ceroplastica in cui si facevano i calchi dei cadaveri che prima si facevano in gesso e poi si voltavano in cera ad opera di abili artisti.

LE ALTRE SCOPERTE

THOMAD SYDENHAM (1624-1689) e HERMANN BOERHAAVE (1668-1738) praticarono il ritorno all’ippocratismo, cioè alla cautela assoluta nel trattare il malato e dissero che bisogna avere gli ospedali come luoghi di cura. La prima clinica universitaria fu fondata infatti a Leida in Olanda, dove lavorava Boerhaave, università che era stata regalata, più di un secolo prima, dal principe d’Olanda agli abitanti come premio per avere valorosamente combattuto contro gli spagnoli nella guerra dell’indipendenza. La prima clinica universitaria fu fondata infatti a Leida in Olanda, dove lavorava Boerhaave, università che era stata regalata, più di un secolo prima, dal principe d’Olanda agli abitanti come premio per avere valorosamente combattuto contro gli spagnoli nella guerra dell’indipendenza.
Nel 700 un problema molto importante era quello della respirazione e della combustione. Era stato ipotizzata (da Stahl) l’esistenza di una sostanza, il flogisto, che consumandosi dava il fuoco. Questo concetto però non spiegava alcuni esperimenti che erano stati fatti dalla scuola di Oxford. Per esempio, collocato un animale sotto una campana con una candela accesa, man mano che la candela bruciava l’animale dava segni di asfissia, fino a morire. Non si capiva quale nesso esistesse con il flogisto; si diceva che quell’aria era diventata “aria fissa”. Fu un inglese, JOSEPH PRIESTLEY (1733-1804), il primo ad affermare che doveva essere qualche gas che veniva consumato.

 

ANTOINE LAURENT LAVOISIER

Lavoisier con la consorte  Lavoisier con la consorte

Chi dimostrò che questo gas era l’ossigeno fu Antoine Laurent Lavoisier (1743-1794), grandissimo scienziato e fondatore della chimica moderna. Lavoisier venne ghigliottinato per la sua condizione di aristocratico. La storia dice che prese il fatto di essere ghigliottinato come una seccatura.

 

LAZZARO SPALLANZANI

Spallanzani

Spallanzani

Subito dopo la scoperta dell’ossigeno, l’abate LAZZARO SPALLANZANI (1729-1799), uno dei più grandi scienziati mai esistiti, mise in relazione il consumo di ossigeno con la respirazione tessutale. Lo Spallanzani era uno sperimentatore feroce: per dimostrare 1’azione dei succhi gastrici infilò nel suo stomaco una spugnetta con dentro della carne che poi tirava fuori dopo alcune ore, per constatare 1’effetto del succo gastrico. Era un vivisezionatore; capì anche che, durante il volo, i pipistrelli si orientano con gli ultrasuoni.

Alcune delle lumache che Spallanzani decapitava; la loro testa ricresceva.

Alcune delle lumache che Spallanzani decapitava; la loro testa ricresceva.

Spallanzani è famoso soprattutto nel campo della riproduzione. Fu il primo a dimostrare, mettendo delle specie di “mutande” al rospo, che senza il contatto del liquido seminale con l’uovo non si aveva la fecondazione. Fu il primo che operò la fecondazione artificiale nella cagna. Fece un’altra scoperta, confermando quanto visto da William Cowper (1702 ) nel mesentere del gatto e del cane, dimostrò la presenza dei capillari nel pollo, chiudendo il cerchio del circolo sanguigno anche negli animali a sangue caldo. Tra le scoperte più importanti dello Spallanzani ( per cui Pasteur lo riverì come il più grande scienziato mai esistito) vi fu quella di aver confutato la tesi della generazione spontanea.

Tra gli allievi di Spallanzani ci fu GIUSEPPE BARONIO (1759-1811) che proprio sulla scorta di quello che aveva appreso da Spallanzani, fece i primi innesti di cute negli animali, divenendo un precursore dell’innesto cutaneo e della chirurgia plastica. Il problema della generazione spontanea era fermo ancora a Redi, che aveva dimostrato che gli insetti derivavano da altri insetti. C’erano stati dei precursori, per esempio, tra gli italiani, ANTONIO VALLISNERI (1661-1730), medico padovano, che aveva sostenuto l’esistenza di “Semi” in aria, simili a quelli descritti da Fracastoro; CARLO FRANCESCO COGROSSI (1682-1769) aveva affermato che nella peste bovina c’erano degli organismi viventi che trasmettevano la peste. Entrambe queste tesi però erano cadute nel vuoto.

Un irlandese, JOHN TURBEVILLE NEEDHAM (1713-1781), pensava che gli “infusori” (che si vedevano perché erano dei protozoi) derivassero dal fluido contenuto nella fiasca, e quindi derivassero dalla materia e non da altri protozoi. Questo esperimento fu condiviso da Georges Buffon (1707-1788), il più grande naturalista dell’epoca. Ma Spallanzani lo confutò, dimostrando che se si praticava veramente una sterilizzazione (fu lui il primo che mise in atto questo procedimento, applicato successivamente anche da Pasteur) col calore i protozoi non si formavano. Quindi dimostrò che per avere dei protozoi bisognava avere altri protozoi. Questa fu la prima dimostrazione che esseri molto piccoli derivavano da altri esseri molto piccoli.

 

EDWARD JENNER

Edward Jenner

Edward Jenner

Alla fine del 1700 ci fu una grande scoperta di carattere empirico. Un chirurgo inglese Edoardo Jenner (Berkeley 1749-1823), allievo del chirurgo londinese John Hunter, si accorse per caso che le mungitrici, che avevano in passato contratto il vaiolo bovino, quando si ammalavano di vaiolo guarivano sempre. Il vaiolo allora era la malattia più terribile. La peste si era placata a causa del cambio dei ratti e delle migliori condizioni igieniche. Vi erano ancora flagelli terribili come la tubercolosi, però il vaiolo colpiva soprattutto i bambini.
C’erano stati già tentativi precedenti risalenti al tardo ‘600 di indurre la resistenza alla malattia col sistema della vaiolizzazione. La vaiolizzazione era il sistema di innesto del vaiolo: si prelevava, da un malato che stava per guarire, un po’ di pus e lo si iniettava ad un soggetto sano, provocando il vaiolo. Molte volte questo procedimento era letale e molti bambini morirono, mentre quelli che sopravvivevano, fino alla guarigione erano portatori del vaiolo con rischio di contaggio. La vaiolizzazione era stata promossa dalla moglie dell’ambasciatore inglese a Costantinopoli (Lady Montagu), perché nell’oriente si praticava da tempo tale sistema. La stessa era poi stata introdotta in Italia dai medici greci che operavano soprattutto a Venezia. Questi avevano trovato un grande fautore nel Papa Benedetto XIV (Papa Lambertini) il quale cercò di introdurre la vaiolizzazione nello stato pontificio.
La scoperta di Jenner risolse il problema del vaiolo. Nel 1796, Jenner fece la prima inoculazione su suo figlio di 8 anni: prese un pò di pus dalla pustola di un bovino anziché umano, lo iniettò nel figlio e vide dopo che si era formata la pustola del vaccino (che si chiamava ancora innesto). Il bambino dopo sei settimane di convalescenza era immune dal vaiolo. Jenner procedette dunque ad una seconda inoculazione, usando questa volta il siero di pustole umane; il ragazzo non mostrò nessun sintomo della malattia, dimostrando che l’immunizzazione con vaiolo bovino conferisce immunità verso il vaiolo umano. I risultati della esperienza di Jenner furono pubblicati nel 1798, sotto il titolo di “An Inquiry into the Causes and Effects of the Variolae Vaccinae, a Disease Known by the Name of Cow Pox”. In questo lavoro venne per la prima volta introdotto il termine virus.
La vaccinazione destò un interesse grandissimo, anche se ci fu una violenta opposizione da parte di certi ambienti, soprattutto ecclesiastici nei quali essa venne ritenuta un insulto al creatore essendoci una commistione tra il bruto, cioè’ l’ animale, e l’ uomo. Quindi questa vaccinazione venne praticata su larga scala perché le idee della rivoluzione francese prevalsero . Al di fuori dell’Inghilterra, divenne la bandiera della sinistra, dei giacobini. I giacobini vaccinavano, i codini (reazionari) no.
Il sogno del padre dell’ immunizzazione si avverò nei tardi anni settanta, con l’eradicazione del vaiolo a livello globale.

In Italia un milanese LUIGI SACCO (1769-1836) diffuse negli stati della repubblica cisalpina la vaccinazione, per cui ci fu un crollo verticale della morbilità del vaiolo.

                                                 

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            AIKATERINI  KARYDI  ©

LA MEDICINA NEL 1600

book

 

STORIA DELLA MEDICINA

 

LA MEDICINA NEL 1600

 

Nel ‘600 il metodo sperimentale si afferma definitivamente, grazie all’opera di grandi scienziati come Galileo, Newton, Boyle e Descartes. L’inquisizione cerca di arrestare questa grande rivoluzione, ma riesce solo a rallentarla.

In questo secolo l’anatomia fa enormi passi avanti grazie a personaggi del calibro di Marcello Malpighi. I glomeruli renali e lo strato germinativo dell’epidermide portano ancora oggi il suo nome. Tuttavia, queste strutture anatomiche non sono le sole che attirarono l’attenzione dello scienziato: egli si occupò anche dei capillari, dei globuli rossi, della circolazione linfatica e degli organi di senso. Lo studio dell’anatomia ferve in tutta Europa: Giorgio Wirsung (Augsburg) studiò il pancreas, Rainer de Graaf (Olanda) descrisse la struttura degli organi genitali interni, Tomaso Bartolino (che insegnò a Copenaghen) si occupò del sistema linfatico, Giovanni Pecquet (Francia) studiò i vasi chiliferi.
Fra i fisiologi ricordiamo il grandissimo William Harvey, Reiner de Graaf, Santorio Santorini e Vallisneri. Quest’ultimo, insieme a Malpighi, pose le basi dell’anatomia patologica, aprendo la strada ai lavori di Gianbattista Morgagni.
In questo secolo si sviluppano i concetti di iatrofisica e la iatrochimica: le reazioni del corpo cominciano ad essere interpretate secondo le leggi della fisica e della chimica. Si tratta di anticipazioni di ciò che saranno la biochimica e la biofisica. Santorio Santorini e Gian Alfonso Borelli introdussero la iatromeccanica in patologia; Daniele Sennert, Gianbattista van Helmont (Bruxelles) e Francesco de la Boe ebbero un approccio iatrochimico.

 

GALILEO  GALILEI

Galileo Galilei

Galileo Galilei

La fine del ‘500 e il ‘600 furono caratterizzati dalla rivoluzione scientifica operata in gran parte da Galileo Galilei (15641642). Questi era figlio di un famoso musicista pisano ed il padre avrebbe voluto che si laureasse in medicina, ma lui preferì interessarsi di matematica. Fu il primo a introdurre il calcolo matematico negli esperimenti scientifici. Galileo abbracciò la teoria democritea, in contrapposizione alla teoria aristotelica finalistica secondo cui tutto quello che accade in natura ha uno scopo. Democrito sosteneva che l’universo e gli organismi erano formati da atomi in un continuo e casuale movimento, quindi la filosofia democritea si basava sull’osservazione e non sul finalismo come era quella di Aristotele: sul come, non sul perchè.
La scienza galileiana aveva come base l’esperimento: bisognava dare un significato alle cose solo dopo averle osservate e misurate. Galileo diede notizia nel Sidereus nuncius di essere riuscito a dimostrare sperimentalmente la teoria di Copernico: infatti utilizzando il cannochiale mostrò l’esistenza dei satelliti di Giove e dimostrò che il sole era al centro dell’universo, e non la terra; quindi dimostrò che la teoria Tolemaica era falsa. Per queste dimostrazioni Galileo ebbe grossi problemi con l’Inquisizione; quando lasciò Padova, presso la cui Università insegnava, fece l’errore di andare a Firenze, Città che allora era molto vicina al Papa al contrario di Venezia che invece godeva ancora di una certa autonomia perchè politicamente forte e lontana da Roma. Fu perseguitato dall’Inquisizione.

Sidereus Nuncius

Sidereus Nuncius

 

Galileo ebbe anche il merito di usare il cannocchiale, non solo per vedere le cose grandi ma anche per vedere quelle piccole, e consigliò ai suoi allievi di usare il microscopio. Fu Francesco Stelluti (1577-1652), un suo allievo, a chiamare lo strumento microscopio. C’è una tradizione senza nessuna base storica, secondo cui chi scoprì il microscopio fu l’olandese Zacharius Jansen; in realtà l’unica cosa certa è che costui costruiva lenti. L’uso del microscopio per osservare le cose invisibili è da attribuire solo a Galileo; ciò è documentato in una sua lettera in cui esorta i suoi allievi a usare il microscopio. Sicuramente l’apporto più importante alla scienza fu l’uso della matematica, necessaria per quantizzare l’esperimento.
Poiché Galileo era un fisico egli aveva elaborato la teoria secondo cui il corpo umano era una macchina e gli organi delle minute macchine: bisognava pertanto ricercare la macchina elementare. I microscopi di Galileo avevano dei grossi problemi perché presentavano dei difetti di rifrazione e riflessione della luce, per cui si vedevano molte immagini illusorie: ciò comportò feroci critiche al microscopio.

 

MARCO AURELIO SEVERINO

Marco Aurelio Severino (15801656). Nato a Tarsia (Calabria) fu professore di Anatomia e Medicina a Napoli. Egli abbracciò appieno la filosofia galileiana e usando il microscopio descrisse addirittura l’utero dello scarabeo (che, naturalmente, ne è privo) . Dimostrò tuttavia che negli insetti ritroviamo gli organi che ci sono negli animali superiori; sosteneva anche che il microscopio doveva servire a vedere cose invisibili e che l’anatomia non doveva essere considerata come “arte del tagliare” ma servire per scomporre e per andare a ricercare gli atomi. (Anatomia dissutrix non dissectrix). Severino fu anche un grande chirurgo e pubblicò (1632) il primo trattato illustrato di patologia chirurgica. A Napoli ci fu una epidemia di difterite e lui praticando la laringectomia salvò molte vite. In periodo di peste non scappò dalla città, come fecero molti altri medici, ma rimase a curare i malati; purtroppo però si ammalò anche lui di peste e morì. Lo studio microscopico degli insetti evidenziò che cose che sembravano assolutamente grossolane erano invece molto complicate.
Molti allievi della scuola di Galileo, con degli artifizi, riuscirono a mettere in evidenza delle strutture molto fini, dando perciò il via alla cosiddetta anatomia scompositiva o artificiosa. Per esempio Giovanbattista Odierna (1597-1660) a Palermo, bollì l’occhio di una mosca e dimostrò che era formato da una miriade di cristallini che permettevano alla mosca di vedere. a 360°. Oltre al microscopio si poteva usare il microscopio naturae; infatti Auberio, che era un allievo di Giovanni Alfonso Borelli (1608-1679) a sua volta allievo di Galileo, per dimostrare come era fatto il testicolo studiò quello del maiale, animale che aveva già colpito Galeno proprio perché gli organi vegetativi erano simili a quelli dell’uomo, e mise in evidenza i tubuli seminiferi, la struttura dei tubuli efferenti e l’epididimo, che poi furono comparati con quelli dell’uomo. Quindi qualsiasi cosa andava bene pur di riuscire a capire come è costruito e come funziona il corpo umano.

 

SANTORIO SANTORIO 

Santorio

Santorio

Il fatto che la matematica e la misurazione dell’esperimento fossero cose essenziali portò a delle conseguenze qualche volta al limite del possibile; per esempio ci fu un grande scienziato, Santorio Santorio (Capodistria 1561-Venezia 1636), istriano e allievo della scuola galileiana, Studiò all’Università di Padova e dopo la laurea esercitò in Croazia. Nel 1599, si stabilì a Venezia dove esercitò la medicina pratica con grande consenso e successo e nel 1611 divenne professore di medicina teorica all’Università di Padova. Santorio fu seguace del metodo sperimentale; trascorse gran parte della sua vita in una bilancia dove si pesava quando mangiava e dopo aver defecato, misurando ciò che rimaneva dopo aver mangiato: ebbe così l’intuizione dell’esistenza del metabolismo. Egli capì anche che la sudorazione serviva all’eliminazione del calore (termoregolazione); fu anche il primo a fare la misurazione del polso e ad usare il termometro per misurare la febbre (inventò il termometro ed il pulsametro). Opera classica a diffusione europea “ De statica medica” uno dei libri più importanti della storia della fisiologia.
Opere
• Methodi vitandorum errorum omnium, qui in arte medica contingunt libri XV, quorum principia sunt ab auctoritate medicorum, & philosophorum principum desumpta, eaque omnia experimentis, & rationibus analyticis comprobata, 1603.
• Ars de statica medicina, 1612.
• Commentaria in artem medicinalem Galeni, 1614.
• Nova pulsuum praxis morborum omnium diagnosim prognosim et medendi aegrotis rationem statuens, sine eorum relatione, 1624.
• Commentaria in primam fen primi libri canonis Auicennae, 1625.
• Commentaria in primam sectionem Aphorismorum Hippocratis, 1629.
• Opera omnia, 1660.

 

GASPARE ASELLI

Gaspare Aselli (15811626) (scoperta dei vasi chiliferi). Era un medico milanese, professore all’Università di Pavia (a Milano l’Università non c’era). Facendo un esperimento su un piccolo cane, in cui voleva dimostrare come avvenivano le escursioni diaframmatiche e anche come potevano cessare con la resezione del nervo frenico, quando aprì l’addome sotto il diaframma vide una rete bianchissima nelle maglie del mesentere e si rese conto di aver fatto una grande scoperta, cioè di aver scoperto il quarto tipo di circolazione. Quando volle mostrare questa scoperta all’Università di Pavia usò un grosso cane randagio, ma dopo averlo aperto davanti a tutti non vide niente. Così Aselli, dopo un momento di sconforto, pensò che la differenza tra i due cani era che il primo aveva mangiato mentre il secondo cane, che era un randagio, non aveva mangiato. Allora decise di ripetere l’esperimento con un terzo cane, che aprì dopo averlo fatto mangiare. Questa volta finalmente vide la rete dei vasi chiliferi e poté dimostrare la loro esistenza all’Università. In seguito pubblicò un atlante che conteneva le prime stampe a colori. Un grosso errore che fece Aselli fu quello di confondere un linfonodo con un organo che lui chiamò pancreas. Ancora non si conosceva il sistema linfatico, che verrà scoperta solo qualche decennio dopo: prima Jean Pequet (1622-1674) scoprì la cisterna del chilo e poi, l’intera circolazione linfatica venne descritta da un medico romano Giovanni Guglielmo Riva (1627-1677), e da Thomas Bartholin (1616-1680). Va ricordato che Bartolomeo Eustachi aveva già descrito il dotto toracico del cavallo nel 1564.

 

WILLIAM HARVEY

    William Harvey 

 William Harvey (Folkestone, Kent 15781657) medico inglese. William Harvey fu il primo scienziato a descrivere accuratamente il sistema circolatorio umano, sviluppando le precedenti teorie di René Descartes. Studiò alla King’s School di Canterbury, a Cambridge, e all’Università di Padova, dove fu allievo di dove fu allievo di Fabrizio e di Casserio. Egli si interessò della circolazione del sangue. Innanzitutto misurò la quantità di sangue che c’è nel corpo (prese un animale a cui tagliò una vena e estrasse tutto il sangue) e vide che era molto limitata. Questo fatto era quindi in contrasto col concetto galenico secondo cui il sangue veniva continuamente prodotto per essere assorbito dalle strutture periferiche. Scoprì la circolazione del sangue. Tornato in Inghilterra, lavorò come medico al St Bartholomew’s Hospital di Londra tra il 1609 e il 1643. Fu inoltre socio del Collegio Reale dei Medici. 1628: data storica in cui Harvey pubblicò il suo trattato intitolato Exercitatio Anatomica de Motu cordis et sanguinis in animalibus.
Harvey, usando le stesse tavole di Fabrizio d’Acquapendente, dimostrò che nelle vene il sangue non aveva decorso centrifugo, come invece sosteneva Galeno, secondo cui il sangue andava dal fegato alla periferia. Fabrizio aveva interpretato quelle tumefazioni che si vedono quando si comprime una vena (e dovute alle valvole venose) come delle porticine che servivano per rallentare il flusso dal centro alla periferia, Harvey dimostrò esattamente il contrario: infatti aveva visto che, mettendo un laccio ad una vena, che pertanto diventa turgida, e poi chiudendo altri due segmenti, il sangue non va dal centro alla periferia ma dalla periferia verso il centro. Quindi Harvey capì il meccanismo della circolazione venosa, capì che il cuore era come una pompa che metteva in circolo il sangue, ma non riuscì a trovare l’anello di congiunzione tra le arterie e le vene perché non riusciva a vedere i capillari. I capillari vennero poi scoperti, più tardi, da Malpighi negli animali a sangue freddo ed in quelli a sangue caldo da Spallanzani che confermò le precedenti osservazioni di William Cowper (1666-1709). Questa nuova teoria ebbe diversi consensi ma anche molte critiche, anche perché il concetto della circolazione fu associato a idee politiche sulla circolazione del potere. Perciò Harvey all’inizio fu criticato moltissimo ma poi la sua teoria si affermò declassando il fegato che da organo principale divenne invece solo l’organo che secerne la bile. Addirittura ci fu un famoso anatomico Thomas Bartholin (maestro di Stenone) che pubblicò le exequiae del fegato.

Negli ultimi anni della sua carriera, si dedicò allo studio dell’ embriologia. Nel trattato De generatione, scritto nel 1651 Harvey appoggiò la teoria aristotelica secondo cui gli embrioni si formano gradualmente, e che nel loro stadio iniziale non possiedono le caratteristiche di un adulto. Morì di infarto nel 1657. Nel testamento lasciò i suoi averi al fine di fondare una scuola, tuttora esistente, nella sua città natale.

 

 

Rembrant:lezione di anatomia del dottor Tulp

Rembrant:lezione di anatomia del dottor Tulp

Opere
• 1628 Exercitatio Anatomica de Motu Cordis et Sanguinis in Animalibus
• 1651 De Generatione

 

BERNARDINO RAMAZZINI 

Ramazzini

Ramazzini

  Bernardino Ramazzini (Carpi 1633 – Padova 1714) medico e scrittore italiano, importante personaggio della fine del 600. Proveniente da una modesta famiglia di Carpi, viene avviato agli studi di medicina all’università di Parma, dove si laurea nel 1659. Ramazzini inizia l’esercizio della professione medica nel ducato di Castro, a quel tempo trascorso da continui e feroci atti di violenza, a causa del conteso dominio territoriale tra la parmense famiglia dei Farnese ed il papato. Nel 1680, dopo la definitiva annessione del Ducato di Castro al Patrimonio di San Pietro, Ramazzini torna alla nativa Carpi ed inizia a professare nella città di Modena. Ben presto la sua fama di medico capace e di grande esperienza, nonostante la giovane età, arriva alla conoscenza del duca Francesco II d’Este che lo vuole nella sua Università, da egli appena rifondata. La sua fama cresce e varca i confini del Ducato di Modena, fino ad arrivare alla prestigiosa Università di Padova che, nel 1700, gli offre il posto di aggiunto alla cattedra di medicina. Ramazzini aveva un operaio che andava da lui a pulire i bagni, che dopo qualche tempo divenne cieco. Allora Ramazzini, incuriosito fece delle indagini e accertò che anche altri lavacessi erano diventati ciechi. Lo stesso accadeva anche agli spazzacamini: molti avevano il cancro, Capì che molti lavori hanno un’influenza sulla salute e pubblicò un trattato sulla medicina del lavoro (DE MORBIS ARTIFICUM) dove descrive molte malattie legate alla situazione lavorativa. I medici dell’epoca si rendevano conto di come la terapia fosse qualcosa di disastroso.
L’intenzione di Ramazzini è quella di confrontare le proprie teorie con gli eminenti colleghi padovani e di riuscire a dare alle stampe il suo trattato “De morbis artificum diatriba” che, infatti, viene pubblicato a Padova nello stesso anno. Quest’opera, primo studio nella storia della medicina sulle malattie professionali, è considerata l’atto fondante di quella che oggi viene chiamata “Medicina del lavoro”. Ramazzini prese in esame ed analizzò il contesto delle condizioni di lavoro e delle malattie da esse derivanti, di un elevato numero di mestieri (40 – 50) e, inoltre, descrisse i possibili rischi per la salute correlati ad ogni lavoro e i loro possibili rimedi. Oltre a ciò prese in considerazione, integrandole con i dati già ottenuti, le condizioni climatiche in cui questi lavori erano o potevano essere svolti. La relazione tra rischi e malattia osservate hanno anticipato l’attuale metodo scientifico, ancora oggi utilizzato, basato su studi epidemiologici. Ogni possibilità di ritorno a Modena di Ramazzini viene impedita dalla situazione d’instabilità causata, dopo la morte di Carlo II, dalla guerra di successione spagnola che coinvolge il ducato estense. Ramazzini decide di restare nella università patavina, continuando l’amplialamento della sua monumentale opera che, per oltre due secoli, resterà il principale punto di riferimento per lo studio epidemiologico delle malattie professionali e verrà tradotta in moltissime lingue.Nel 1708 riceve la titolarietà unica della cattedra di medicina a Padova, ove si spegne il 5 novembre 1714, senza aver potuto far ritorno nella sua amata Modena. A lui è dedicata la “Fondazione Europea Bernardino Ramazzini” di Bologna, un prestigioso istituto di ricerca sui tumori che, principalmente, studia i rischi cancerogeni ambientali e professionali.
 

 

MARCELLO MALPIGHI

 

Malpighi

Malpighi

Marcello Malpighi (Crevalcore BO 1628 – Roma 1694) medico, anatomista e fisiologo. Nel gennaio del 1646 s’iscrisse allo Studium di Bologna. Il giovane Malpighi non sembra aver mostrato una precoce vocazione per gli studi. La sua vita spensierata si spezzò quando nel 1649 morirono entrambi i genitori ed il nonno paterno. Da primogenito Malpighi doveva occuparsi dei suoi otto fratelli; decise così di diventare medico. Si appassionò all’anatomia e frequentò il “Coro anatomico”, un’accademia fondata da Bartolomeo Massari che si era dedicata alla dissezione di animali e, se disponibili, di cadaveri umani. In quegli anni, però, lo Studium di Bologna era entrato in un’età grigia e nella medicina bolognese, nonostante la tradizione anatomica risalente a Mondino dei Liuzzi e Giulio Cesare Aranzio, l’autorità antica di Galeno era tuttora saldamente ancorata. Le attività del Coro provocarono l’animosità di quasi l’intero corpo accademico. Avversari particolarmente accaniti furono Paolo Mini e Ovidio Montalbani. Il primo proclamò che lo studio degli antichi scritti di Galeno rendeva inutile qualsiasi dissezione, il secondo fece valere la sua autorità per introdurre nell’esame di dottorato una severa prova di fede alla medicina galenica. Nel 1656, due anni dopo la laurea in “medicina e filosofia” e un anno dopo la morte del suo maestro (e cognato) Massari, Malpighi insegnava presso l’Università di Pisa. Una particolare amicizia lo legava al matematico Giovanni Alfonso Borelli, che lo introdusse alla iatromeccanica. Nell’ambito dell’Accademia Malpighi conobbe anche un nuovo strumento che lo doveva accompagnare per il resto della sua vita: il microscopio. Ritornato nel 1659 a Bologna Malpighi vi rimase, coprendo la cattedra di Medicina teorica e facendo le sue prime importanti osservazioni microscopiche. In una serie di lettere dirette a Borelli, Malpighi descrisse la struttura fine dei polmoni. Nella medicina galenica i polmoni erano considerati costituiti di sangue coagulato. Malpighi non si mostrò solo seguace della filosofia meccanica e maestro di microscopia ma riuscì anche a penetrare con vari artifizi anatomici nell’interno delle strutture e a svelare il sottile meccanismo del loro funzionamento. Con la descrizione degli alveoli Malpighi gettò le basi per una teoria della respirazione e fornì un dato fondamentale alla nascente medicina moderna: nella sua famosa opera De motu cordis (1628), William Harvey aveva portato prove decisive contro il sistema galenico che vedeva il sangue prodotto nel fegato e poi consumato dalle parti del corpo. Al sistema harveiano della circolazione del sangue mancava tuttavia la dimostrazione che era effettivamente “chiuso”. Malpighi rivelò che nei polmoni arterie e vene erano collegate da una finissima rete capillare.

 

Le tensioni all’interno del corpo docente bolognese non si erano placate, e Borelli convinse Malpighi che era meglio lasciare la città e trasferirsi a Messina dove lui gli aveva procurato un posto molto ben remunerato all’università. A Messina Malpighi proseguì la sua immane opera intesa a rivelare la struttura microscopica degli organi degli esseri viventi. Nel 1665 pubblicò i tre opuscoli: De lingua, De cerebro e De externo tactus organo, incentrate sul senso del gusto, sul funzionamento del cervello e sul senso del tatto.
Un altro clamoroso successo per la iatromeccanica avvenne l’anno successivo quando uscì De viscerum structura, nel quale Malpighi mise in evidenza il complesso sistema di follicoli, tubuli e vasellini dei reni e sviluppò un nuovo modello del processo della secrezione. Ma anche a Messina Malpighi non resistette a lungo e nel 1666 fece ritorno nella sua amata Bologna ottenendo l’insegnamento di Medicina pratica e diventando un medico richiesto e, per conseguenza, persona benestante.
Malpighi allievo di Galileo, sostenne che tutti gli organi erano formati da delle minute macchine, le ghiandole. Questo è vero e falso nello stesso tempo. Infatti è vero che si può riconoscere una struttura ghiandolare nel fegato, nel rene, ma questo non vale per il cervello o altri organi. Comunque Malpighi fece altre scoperte importanti: gli strati dell’epidermide, il glomerulo renale, i corpuscoli della milza, i globuli rossi, ma il suo genio deriva dall’essere riuscito a distinguere ciò che era artefatto da ciò che era realtà, perché i microscopi di allora davano immagini veramente fallaci. Scoprì inoltre i capillari nel polmone di rana (animale a sangue freddo) completando lo schema di Harvey.

 Gli anni a seguire furono di particolare importanza per la vita di Marcello Malpighi perché videro la rottura dell’amicizia con Borelli e l’inizio della collaborazione con la Royal Society di Londra, che dal 1669 in poi pubblicherà tutte le sue opere. Entrambi gli eventi rafforzarono l’autonomia scientifica di Malpighi che, pur rimanendo sempre fedele alla microscopia e alla iatromeccanica, estese ulteriormente il suo campo di ricerca: agli insetti (De bombyce, 1669), all’embriologia (De formatione pulli in ovo, 1673) e alle piante (Anatomes plantarum, 1675/1679), aprendo per ognuno di essi nuove strade. Solo davanti ai minerali si diede per vinto. Nel 1687 la Royal Society pubblicò l’Opera omnia di Malpighi, ma nonostante la sua crescente fama a livello internazionale, l’opposizione bolognese non si attenuò.
Nel 1691 Pietro Antonio Pignatelli, cardinale legato di Bologna, volle avere l’amico bolognese Malpighi come archiatra a Roma. Malpighi non riuscì a lungo a sottrarsi a tale richiesta. Fu nominato “cameriere segreto partecipante”, titolo che equivalse allo status clericale di monsignore, e fu accolto a Roma con i massimi onori. Nonostante ciò, Malpighi visse il trasferimento forzato con amarezza e tristezza. Tre anni più tardi, il 19 novembre 1694, morì dopo un attacco apoplettico. Tre anni dopo apparse la sua Opera posthuma.
Opere
• Marcello Malpighi, Dissertatio epistolica de bombyce, Societati Regiae, Londini ad scientiam naturalem promovendam institutae, dicata, Londini: apud Joannem Martyn & Jacobum Allestry, 1669
• Marcello Malpighi, Marcelli Malpighi Consultationum medicinalium centuria prima, quam in gratiam clinicorum evulgat Hieronymus Gaspari…, Patavii: ex Typographia Seminarii : apud Jo. Manfre, 1713
• Marcello Malpighi, Marcelli Malpighii … Anatomes plantarum pars altera. Regiae Societati, Londini ad scientiam naturalem promovendam institutae, dicata, Londini: impensis Johannis Martyn, Regiae Societatis typographi, ad insigne campanae in coemeterio divi Pauli, 1679
• Marcello Malpighi, Marcelli Malpighii Opera omnia, seu Thesaurus locupletissimus botanico-medico-anatomicus, viginti quatuor tractatus complectens et in duos tomos distributus, Lugduni Batavorum: apud Petrum Vander Aa, bibliopolam, 1687

 

ANTONIO VALLISNERI

Vallisneri

Vallisneri

Antonio Vallisneri (Trassilico, Lucca 1661 – Padova 1730) medico, scienziato, naturalista e biologo, si laureò in medicina nel 1685 presso il Collegio medico di Reggio Emilia sotto la guida di Marcello Malpighi. Studiò a Bologna, Venezia, Padova e Parma e ottenne la cattedra straordinaria di Medicina Pratica (1700) e successivamente quella di Medicina Teorica (1709) all’Università di Padova. È stato uno dei primi ricercatori in medicina ad aver proposto l’abbandono della teoria aristotelica in favore dell’approccio sperimentale basato sui principi scientifici sostenuti da Galileo Galilei. Vallisneri affermava che la conoscenza scientifica è acquisita tramite l’esperienza e il ragionamento. Questo è il principio che lui seguì per le sezioni anatomiche e la descrizione degli insetti. Per questa ragione la sua carriera medica fu al centro di una spinosa controversia, poiché molti dei suoi contemporanei non potevano abbandonare le teorie medioevali, a quel tempo dominanti, anche di fronte all’evidenza sperimentale. Aveva uno stile di scrittura chiaro e preciso. Antonio Vallisneri seguì le tracce di Galilei nell’utilizzare la lingua italiana per scrivere i suoi trattati, e fu uno dei più ammirati scrittori di scienza dagli studiosi di tradizione galileiana, come Francesco Redi e Lorenzo Magalotti. La scelta dell’italiano come lingua per le sue opere fu molto coraggiosa per la comunità scientifica del tempo, che usava ancora il latino come “lingua del sapere”.
La vasta produzione letteraria e della biblioteca, che alla morte del figlio Antonio junior contava circa mille volumi, è stata donata alla Biblioteca Universitaria di Padova. Influenzato da famosi pensatori, come Leibniz e Conti, appartenne alla scuola galileiana. Fu socio della Royal Accademy dal 30 novembre 1703.
A lui è dedicato il complesso che ospita i dipartimenti di Biologia, di Chimica Biologica e di Scienze Biomediche Sperimentali dell’Università di Padova; inoltre il Liceo Scientifico di Lucca.
Principali opere
• 1696: Saggio de’ dialoghi sopra la curiosa origine di molti insetti, “Galleria di Minerva”, I, pp. 297-322, Albrizzi, Venezia.
• 1700: Secondo dialogo sopra la curiosa origine di molti insetti, “Galleria di Minerva”, III, pp. 297-318, Albrizzi, Venezia.
• 1700: Dialoghi sopra la curiosa origine di molti insetti, Albrizzi, Venezia.
• 1710: Prima raccolta d’osservationi e d’esperienze, Albrizzi, Venezia.
• 1710: Considerazioni, ed esperienze intorno al creduto cervello di bue impietrito, Stamperia del Seminario, Padova.
• 1710: Considerazioni, ed esperienze intorno alla generazione de’ vermi ordinarj del corpo umano, Stamperia del Seminario, Padova.
• 1713: Esperienze, ed osservazioni intorno all’origine, sviluppi, e costumi di varj insetti, Stamperia del Seminario, Padova.
• 1713: Nuove osservazioni, ed esperienze intorno all’ovaja scoperta né vermi tondi dell’uomo, e de’ vitelli, Stamperia del Seminario, Padova.
• 1714: Istoria del camaleonte affricano, Ertz, Venezia.
• 1714: Nuova idea del male contagioso de’ buoi, Pandolfo, Milano.
• 1714: Lezione accademica intorno all’origine delle fontane, Ertz, Venezia.
• 1721: Istoria della generazione dell’uomo e degli animali, se sia da’ vermicelli spermatici o dalle uova, con un trattato nel fine della sterilità, e dei suoi rimedj, Hertz, Venezia.
• 1721: De’ corpi marini, che su’ monti si trovano, Lovisa, Venezia.
• 1725: Dell’uso, e dell’abuso delle bevande, e bagnature calde, o fredde, Capponi, Modena.
• 1726: Esperienze ed osservazioni, Tipografia del Seminario, Padova.
• 1733: Opere fisico-mediche, Sebastiano Coleti, Venezia.

 

ANTONY LEEUWENHOEK

Leeuwenhoek

Leeuwenhoek

 Antony Leeuwenhoek (Delft 1632-Delft 1723) , ottico e naturalista olandese autodidatta. Commerciante di tessuti, appassionato di microscopi, tanto da costruirsene uno con le sue stesse mani, riuscì a vedere delle cose straordinarie che, non essendo dotto e non sapendole interpretare, mandava alla Royal Society di Londra che le pubblicava, dopo traduzione, senza commentarle. Leeuwenhoek si ingegnò a costruire delle lenti molto potenti per l’epoca con le quali intraprese alcune importanti osservazioni. Per esempio, si rese conto che esistevano degli esseri viventi piccolissimi nella placca dentaria. Ha posto le basi della biologia cellulare e della microbiologia, scoprendo i protozoi nel 1674; successivamente un suo allievo, che usava il microscopio con lui, scopri lo spermatozoo. Questo commerciante descrisse tantissime altre cose che però, essendo solo delle osservazioni, venivano ignorate e magari venivano apprezzate e verificate decenni dopo. Le scoperte, riportate in modo frammentario e disordinato dall’autore, furono pubblicate dal 1673 al 1724 in traduzione inglese su una rivista della Royal Society di Londra e raccolte in alcuni volumi da Leeuwenhoek stesso.

 

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  AIKATERINI  KARYDI  ©

LA MEDICINA NEL 1500

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LA STORIA DELLA MEDICINA

 

LA MEDICINA NEL 1500

 

ANATOMIA

    

Anatomia del corpo umano
Anatomia del corpo umano

 

Nel frontespizio dell’ Anatomia Mundini si vede che la dissezione era qualcosa di mediato, un commento ai testi galenici. Mondino fu il più importante dei precursori di anatomia vera e propria. Ci furono altri anatomici come Guido da Vigevano che faceva dissezioni sui cadaveri appesi.
Chi praticò l’anatomia reale furono gli artisti. Alcuni di essi rinunciarono al salario per avere a disposizione delle salme dai vescovi (Leonardo, Michelangelo).

 

 

Soprattutto Leonardo da Vinci (1452-1519) fu un finissimo anatomico. Si fecero numerosissime scoperte che vennero riprodotte fedelmente nei codici che rimasero più o meno segreti, sino a quando un allievo di Leonardo (1600) vendette questi codici ai reali d’Inghilterra, ed oggi costituiscono il codice Windsor. Però questo non influenzò affatto l’anatomia. Leonardo, in verità, voleva fare un atlante insieme ad un anatomico, Marco Antonio della Torre, che però morì giovanissimo.
Anche
Michelangelo voleva fare un atlante di anatomia insieme a Realdo Colombo, ma anche questo si concluse nel nulla. Accanto allo studio anatomico che era praticato dagli artisti, ci fu chi mise in discussione tutta la teoria ippocratica-galenica: Paracelso (1493-1541) medico filosofo (con vene di pazzia). È considerato il fondatore della iatrochimica, ma in realtà era un alchimista, poichè dava importanza agli elementi chimici. Gli elementi chimici che lui considerava alla base dell’universo erano il sale, lo zolfo, il mercurio (qualcosa che tutto sommato si rifaceva alla concezione degli elementi). Praticava l’alchimia: diceva che alla base delle malattie c’è un’alterazione della chimica di questi elementi. Per la prima volta utilizzò l’etere e si accorse che questo aveva capacità anestetiche (questa pratica andò scemando e venne riscoperta in America 300 anni più tardi). Utilizzò anche il Laudano per lenire i dolori e altri composti chimici come l’antimonio. La sua fisiologia rimase piuttosto confusa anche se certamente in opposizione con quella galenica. La religione cattolica non presenta impedimenti contro la dissezione, perchè il corpo è solo un elemento per contenere l’anima, infatti: pulvis eris, pulvis reverteris.
Ci furono dei grandi anatomici che iniziarono a praticare l’anatomia da soli, senza l’interposizione del servo chirurgo: ad esempio
Berengario da Carpi (1460-1530), Giambattista Canani (1515-1579);ma il grande sviluppo dell’anatomia si ebbe grazie ad Andrea Vesalio (1514-1564) (figlio del farmacista dell’imperatore Carlo V).

 

LA SCUOLA PATAVINA

Logo Università di Padova
Logo Università di Padova

La scuola di PADOVA era la più importante. Gli studenti vi si recavano divisi per nazioni e parlavano il latino. A Padova si riuscì, fin dall’inizio, a fare in modo che le lauree non venissero conferite dal Vescovo (come in tutte le altre università, con la bolla papale); venivano, però, conferite dal sindaco. Il fatto ebbe una importanza notevolissima perché per alcuni anni dopo la controriforma, (mentre nelle altre università cattoliche i protestanti non andavano più perché dovevano giurare fiducia alla fede cattolica), a Padova, fino a quando la repubblica di Venezia riuscì a contrastare politicamente l’influenza del papato, si recavano numerosi protestanti,. L’intolleranza religiosa dovuta alla controriforma fu una delle cause del declino delle università italiane. A Padova Vesalio ebbe dei grandi successori.
L’Università venne fondata nel 1222 quando un gruppo di studenti e professori migrarono dall’Università di Bologna alla ricerca di una maggiore libertà accademica, anche se è certo che scuole di diritto e medicina esistevano a Padova prima del 1222. Inizialmente esisteva come Universitas Iuristarum che impartiva insegnamento di diritto civile e diritto canonico, ma già attorno al 1250 iniziò l’insegnamento della medicina e delle arti. L’ Universitas Artistarum divenne indipendente dalla Universitas Iuristarum nel 1399 grazie all’intervento di Francesco II da Carrara e da allora si ebbero due distinte Università dotate degli stessi diritti e privilegi, ciascuna con proprio Rettore. Il corso degli studi aveva una durata di 6 anni (che scesero a 5 nel ‘500 e infine a 4 nel ‘700) e gli studenti dovevano seguire le lectiones e prendere parte attiva alle repetitiones, alle questiones e alle disputationes che venivano organizzate. Gli studenti, che iniziarono ad affluirvi da tutta Europa, venivano divisi in due “Nazioni”: la Natio Citramontana che comprendeva gli studenti italiani e la Natio Ultramontana per gli stranieri.
Con il passaggio sotto il governo della Repubblica di Venezia nel 1405 inizia per l’Università di Padova il periodo di massimo splendore. Dal Quattrocento al Seicento, l’università diviene un centro di studio e ricerca internazionale, grazie alla relativa libertà e indipendenza garantita dalla Repubblica di Venezia, della quale Padova viene a costituire il centro culturale e grazie anche alla potenza economica e politica della Serenissima stessa. È in quest’epoca aurea che l’università adotta il motto: Universa Universis Patavina Libertas e diviene il principale centro scientifico d’Europa. Nel 1493 l’ Universitas Iuristarum viene trasferita all’ Hospitium Bovis un ampio fabbricato già adibito a locanda sotto l’insegna del bue che poi divenne, dopo ampliamenti e trasformazioni, la sede principale nota come il Bo.

Il Bo Padova

Il Bo Padova

 “Gymnasivm Patavinvm:” Il palazzo del Bo in una silografia dal 1654

 

Il 23 gennaio 1584 viene inaugurato da Girolamo Fabrici d’Acquapendente il teatro anatomico, il primo del genere al mondo. È in questa struttura che, grazie al lavoro di medici celebri come Giovanni Battista Morgagni, si fonda in Europa l’insegnamento della moderna patologia. Tra il 1592 ed il 1610 insegnò a Padova Galileo Galilei che, anche dopo il suo ritorno in Toscana e l’abbandono del mondo accademico, lascerà dietro di sé una grande influenza nella metodologia di ricerca nelle discipline scientifiche e naturalistiche. Nel corso del Settecento, con il progressivo declino economico e politico della Repubblica di Venezia iniziò il declino dell’Università di Padova, anche se l’Università continuò a distingersi in ambito europeo sia nelle scienze naturali che in quelle umanistiche, grazie alla presenza di docenti di assoluto valore come Giovanni Battista Morgagni, Antonio Vallisneri e Giovanni Poleni. L’Ottocento fu segnato dalla duplice dominazione francese, dalla duplice dominazione dell’Impero Austro-Ungarico e infine, nel 1867, dall’annessione al Regno d’Italia. Il burrascoso periodo politico tra il 1797 e il 1813 portò alla destituzione o alla temporanea sospensione di molti illustri docenti, tra cui Simone Stratico, Leopoldo Marco Antonio Caldani, Antonio Collalto, Giuseppe Avanzini, Pietro Sografi, Stefano Gallini, Marco Carburi, Giuseppe Dubravcich, Giacomo Albertolli. Secondo il patriota e storico risorgimentale Carlo Leoni acuto osservatore della realtà padovana, i professori e gli studenti dell’Università di Padova parteciparono molto timidamente al movimento risorgimentale, perlomeno fino alla vigilia dell’ 8 febbraio 1848, giorno in cui scoppiò una rivolta di parte degli studenti contro l’autorità austriaca che portò all’uccisione di 2 studenti, alla chiusura temporanea dell’Università, all’espulsione di 73 studenti e alla destituzione di 4 professori: Stefano Agostini, Francesco Marzolo, Antonio Valsecchi e Jacopo Silvestri.

 

ANDREA VESALIO

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Andrea Vesalio – forma italianizzata di Andreas van Wesel – (Bruxelles 1514 – Zante 1564) è stato un anatomista e medico fiammingo. È considerato il fondatore della moderna anatomia. Fu uno dei più grandi geni dell’umanità perchè infranse il grande dogma galenico e affermò l’ anatomia come scienza dovuta all’osservazione diretta.

Dopo aver frequentato università famose, come Parigi, ed aver ricevuto una educazione classica galenica, nel settembre del 1537 andò a Basilea e poco dopo si trasferì a Padova. La carriera vera e propria di Vesalio inizia a Padova. Già il giorno seguente alla laurea egli tenne la sua prima lezione pubblica, dissezionando un cadavere e spiegando sia gli organi sia la tecnica usata. Il senato di Venezia (che governava Padova) gli assegnò subito la cattedra di anatomia e chirurgia; ancora molto giovane, divenne professore di anatomia a Padova. Nel gennaio del 1540 Vesalio visitò Bologna come docente ospite. Durante questo soggiorno ricostruì lo scheletro completo di una scimmia e di un uomo, e dalla comparazione dei due si rese conto che le descrizioni anatomiche galeniche erano basate sulle dissezioni di animali e non di uomini. La confutazione di molte teorie galeniche divenne poi uno dei punti chiave del “DE HUMANI CORPORIS FABRlCA, che probabilmente iniziò a scrivere proprio a Bologna, un opera monumentale che pubblicò nel 1543, quando aveva 27 anni. In questo testo descriveva il corpo umano visto in una dissezione operata da lui stesso. La dissezione divenne autopsia nel senso ellenistico, qualcosa che si vedeva con i propri occhi. Utilizzò, come facevano molti studenti, il Cimitero degli Innocenti per procurarsi materiale per studiare le ossa. Si può notare l’orgogliosa affermazione dell’uomo rinascimentale che diceva: le cose le vedo io. Vesalio corresse Galeno in 250 punti. Però non attaccò la concezione galenica del movimento del sangue anche se lo demolì, dimostrando che non esistevano pori nel cuore, non esisteva il circolo mirabile, ma li si fermò. Nello stesso anno venne pubblicato il “DE REVOLUTIONIBUS ORBIUM CELESTIUM“, di Nicolò Copernico, libro che confutava la teoria geocentrica della terra. Il 1543 è l’anno della storia dell’uomo da ricordare perché vengono confutati due tra i più importanti miti scientifici dell’epoca: la concezione ANTROPOCENTRICA e la concezione GEOCENTRICA.

Nel 1542, terminato di scrivere il De humani corporis fabrica, abbandonò la cattedra di Padova e l’ insegnamento, alla quale gli succedette Realdo Colombo. Ebbe un’offerta, assai allettante dall’imperatore Carlo V, che gli propose di diventare suo medico personale. Vesalio accettò, ma dopo un certo periodo pensò di tornare a Padova perché il Senato veneto lo richiamò in patria. Nel1561 Gabriele Falloppia gli inviò da Padova, come omaggio, una copia della sua opera Observationes Anatomicae, che conteneva alcune osservazioni e critiche alla Fabrica. Vesalio scrisse una lettera di risposta che fu affidata per la consegna all’ambasciatore veneziano presso la corte di Filippo II. Questi fu però trattenuto in Spagna per diversi mesi a causa di altri impegni, e quando finalmente ritornò nella Repubblica di Venezia nell’ottobre del 1562, Falloppia era morto.
Vesalio venne a sapere della morte del collega solo nella primavera del 1564, quando ebbe un incidente: (il suo protettore, Carlo V, era morto ed il successore, Filippo II, non gli era molto affezionato) fece una dissezione di un uomo che pare non fosse morto. Intervenne l’inquisizione , Vesalio fu processato e riuscì ad ottenere il perdono grazie alla promessa di un pellegrinaggio nella Terra Santa. Andò in Palestina con in tasca un brevetto del senato veneto che lo rivoleva a Padova. Partendo dalla Spagna fece tappa a Venezia e qui ritrovò la sua lettera. Alcuni medici gli chiesero di darla alle stampe; egli acconsentì e la lettera venne pubblicata a Venezia il 24 maggio 1564 con il titolo Andree Vesalii Anatomicarum Gabrielis Fallopii Observationum Examen. Tuttavia non vide mai questa pubblicazione; infatti molto probabilmente, una volta tornato, avrebbe riottenuto la sua vecchia cattedra di medicina a Padova lasciata vacante da Falloppia, ma nel viaggio di ritorno, quando la nave attraccò all’isola di Zante , morì, probabilmente di peste il 15 ottobre 1564. Venne sepolto a Zante, ma non si conosce la sua tomba.

Fabrica
Fabrica

Frontespizio del Fabrica. Il titolo completo è  Andreae Vesalii Bruxellensis, scholae medicorum Patauinae
professoris, de Humani corporis fabrica Libri septem
.

Nel frontespizio della sua opera
osserviamo l’anatomico (Vesalio stesso) che opera direttamente sul cadavere. Questa
tavola è opera del pittore che servì a Vesalio per fare i disegni che corredano il libro:
Giovanni Stefano Calcar allievo di Tiziano.

 

Nelle sue lezioni Vesalio utilizzava, come aiuto visuale, anche ampi fogli volanti costituiti da schematici disegni e da concise didascalie. Sei di queste tavole vennero date alle stampe con il titolo Tabulae anatomicae sex (Venezia 1538), iniziando così la personale produzione anatomica didattico-scientifica di Vesalio, che raggiunse l’apice con il De humani corporis fabrica (Basilea 1543), perfetta sintesi di rigore scientifico e bellezza artistica.

 

Tavola
Tavola

Tavola
Tavola

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 Tavole tratte dal  De humani corporis fabrica

 

Nelle tavole di Calcar c’è una raffigurazione molto precisa del corpo umano: in piedi e con paesaggi di fantasia. Le tavole non venivano colorate perchè era troppo dispendioso.

Anatomici seguaci di Vesalio furono: Realdo Colombo, Gabriele Fallopia (1523-1562), Girolamo Fabrici di Acquapendente (1533-1619). Tutti perarono a Padova. Si ricorda anche Giulio Casserio (1552-1616), inserviente non colto che studiò il Latino e divenne Professore. Fu il fondatore della anatomia comparata (diede un grosso contributo allo studio della laringe).
Altro grande anatomico, che operò invece a Roma fu Bartolomeo Eustachi (1500/1510-1574): scrisse un trattato quasi superiore a quello di Vesalio, non dal punto di vista artistico, ma dal punto di vista scientifico. Questo trattato andò a finire nel dimenticatoio fino agli inizi del 700, quando Lancisi lo scoprì riuscì ad influenzare ugualmente la scienza: conteneva dettagli che Vesalio aveva omesso.

 

REALDO COLOMBO

Realdo Matteo Colombo
Realdo Matteo Colombo

Matteo Realdo Colombo (Cremona, 1516 – Roma, 1559) è stato un anatomista e scienziato italiano. Inizialmente allievo, poi successore di Andrea Vesalio alla cattedra d’anatomia dell’Università di Padova, insegnò anatomia a Pisa (1546) e a Roma (1549). Il suo nome resta legato all’opera De re anatomica (Venezia 1559), arricchita da un frontespizio attribuito al Veronese: un’opera memorabile, specie nelle parti riguardanti la descrizione della pleura, del peritoneo e del cristallino. Anatomico insigne si dedicò con passione e con straordinaria assiduità alle dissezioni. Le sue eccellenti ricerche lo condussero alla scoperta della piccola circolazione del sangue, o circolazione polmonare, secondo una teoria già avanzata da Michele Serveto che egli completò con valutazioni e osservazioni anatomiche originali. La teoria, che si contrapponeva al paradigma anatomico di Galeno, che sosteneva il passaggio del sangue nel cuore dal ventricolo destro al sinistro attraverso il setto intraventricolare, costituirà la base di partenza per il modello circolatorio del sistema cardio-vascolare elaborato da William Harvey. Fu Realdo Colombo a compiere l’autopsia su Ignazio di Loyola, fondatore dei Gesuiti.

 

GABRIELE FALLOPIO

Gabriele Fallopio
Gabriele Fallopio

 

Gabriele Falloppia o Falloppio (Modena, 1523 ca. – Padova 1562) è stato un botanico, anatomista, chirurgo e naturalista italiano. Studiò da autodidatta anche se poi frequentò le università di Padova (dove seguì le lezioni di Realdo Colombo) e di Ferrara. Nel 1547 divenne professore di botanica all’Università di Ferrara, nel 1548 di anatomia all’Università di Pisa e, nel 1551, di anatomia, chirurgia e di botanica all’Università di Padova, sede dove rimase fino alla prematura morte. Eccezionale settore, fu autore di mirabili scoperte anatomiche, con contributi fondamentali in osteologia, miologia, splancnologia. Da lui prendono nome le tube di Falloppio.Fu anche accusato di praticare la vivisezione nei condannati a morte. Oltre ad essere stato uno degli scienziati più importanti della storia dell’anatomia, diede contributi importanti anche in anatomia comparata, botanica, fisiologia , farmacologia e medicina termale. Medico ricercato, ebbe una estesa clientela che lo chiamava a consulto da ogni parte d’Italia. Suoi allievi illustri furono Girolamo Fabrici d’Acquapendente e Volcher Koyter. Molte sue opere furono pubblicate postume e poi raccolte nell’ Opera omnia.

 

FABRIZIO D’ ACQUAPENDENTE

Fabrizio D'acquapendente
Fabrizio D’acquapendente

Girolamo Fabrici d’Acquapendente (Acquapendente, 1533 – Padova, 1619) è stato un anatomista, chirurgo e fisiologo. È conosciuto anche come Girolamo Fabrizio o col nome latino Hieronymus Fabricius. Dopo gli studi primari, nel 1550 si recò a Padova, dove si laureò nel 1559. Divenuto allievo e amico di Gabriele Falloppio, nel 1565 gli succedette, dopo averlo supplito, divenendo professore di anatomia e chirurgia. Fu un grandissimo chirurgo e fu professore a Padova dal 1565 al 1616. Pubblicò numerosi trattati di chirurgia e fu il maestro dello scopritore della circolazione del sangue. Durante la sua carriera accademica ebbe numerosi allievi e fu maestro, tra gli altri, di Giulio Cesare Casseri, di William Harvey, di Adriaan Van Den Spieghel e di Werner Rolfinck.
Esercitò anche la medicina pratica, con grande successo e grandi profitti economici. In effetti l’aquesiano fu soprattutto, oltre che un esperto anatomista e fisiologo, un abile chirurgo. Ebbe pazienti illustri, dal duca di Urbino al duca di Mantova, da Carlo de’ Medici a Paolo Sarpi, fino a Galileo Galilei di cui fu collega di insegnamento e amico.
Sotto il profilo scientifico, l’aquesiano, diede numerosi contributi originali e fondamentali in anatomia, embriologia, anatomia comparata, chirurgia. Egli descrisse le valvole delle vene (De venarum ostiolis del 1603), offrendo un contributo fondamentale al problema della circolazione sanguigna, poi risolto dallo stesso Harvey. Condusse originali ricerche embriologiche descritte nel De formato foetu del 1600. L’opera è il primo trattato di embriologia comparata, completato da un accurato corredo di tavole anatomiche. Per opere come questa ed il De formatione oui, et pulli è considerato il padre dell’embriologia moderna.
In alcuni manoscritti sono anche sviluppati argomenti di carattere metodologico, come il De anatomica methodo. Di notevole pregio sono inoltre le Pitture anatomiche, pubblicate soltanto nel 1957.

Opere principali
Pentateuchos chirurgicum (1592).
De formatu foetu (1600).
De visione voce auditu (1600).
De brutorum loquela (1603).
De venarum ostiolis (1603).
Tractatus anatomicus triplex quorum primus de oculo, visus organo. Secundus de aure, auditus organo. Tertius de laringe, vociis organo admirandam tradit historiam, actiones, utilitates magno labore ac studio (1613).
De muscoli artificio: de ossium articolationibus (1614).
De respiratione et eius instrumentis, libri duo (1615).
De gula, ventriculo, intestinis tractatus (1618).
De motu locali animalium secundum totum, nempe de gressu in genere (1618).
De formatione oui, et pulli tractatus accuratissimus (1621).
Opera chirurgica. Quorum pars prior pentatheucum chirurgicum, posterior operationes chirurgicas continet … Accesserunt Instrumentorum, quae partim autori, partim alii recens invenere, accurata delineatio. Ite, De abusu curcubitularum in febribus putridis dissertatio, e Musaeo ejusdem (1623).
Tractatus De respiratione & eius instrumentis. Ventriculo intestinis, & gula. Motu locali animalium, secundum totum. Musculi artificio, & ossium dearticulationibus (1625).

 

Teatro anatomico Palazzo Bo Padova
Teatro anatomico Palazzo Bo Padova

 

A partire dal 1584 fece costruire a sue spese, all’interno del Palazzo del Bo, a Padova, il celebre teatro anatomico, il primo stabile al mondo, che egli stesso inaugurò il 23 gennaio 1594. Il teatro era circolare, gli studenti stavano in piedi ed il tavolo era al centro, in modo da avere una visione precisa del cadavere disteso sul tavolo. Sotto il tavolo c’era un canale che serviva per eliminare i rifiuti e far arrivare i cadaveri. Gli altri teatri fino ad allora conosciuti erano mobili. Da allora l’anatomia divenne qualcosa di sociale. A Fabrici di Acquapendente si deve anche un altro merito: l’idea di colorare le illustrazioni. Affidò il lavoro a valenti pittori rimasti sconosciuti e regalò le tavole (oltre 200) alla biblioteca Marciana di Venezia, dove rimasero sconosciute fino al 1910, quando l’anatomico Sterzi le scoprì.
Il 23 gennaio 1584 viene inaugurato da Girolamo Fabrici d’Acquapendente il teatro anatomico.

La più celebre anatomia mai eseguita è quella di Rembrant, conservata al museo dell’Aia. Artisticamente è uno dei migliori quadri al mondo: si osserva Nicolao Tulpius (1593-1674), che aveva studiato a Padova, che illustra ai sui colleghi una dissezione. Dal punto di vista anatomico, però, è un disastro. Questo sta a dimostrare come l’anatomia diviene una specie di natura morta. Le prime anatomie italiane sono rappresentazioni di macellerie. Tra i pittori più famosi ricordiamo Bartolomeo Passarotti della scuola Bolognese (50 anni prima di Rembrant) autore di una anatomia che rappresenta la dissezione di un cadavere alla presenza di personaggi famosi.
La chirurgia andava avanti come nel medioevo, dove c’era stato un blocco dell’attività chirurgica dei monaci. A seguito della Bolla (1215) ECCLESlA ABHORRET A SANGUlNE, i Monaci avevano lasciato la chirurgia che veniva praticata da persone non colte. Nell’Umbria e nelle Marche vicino a Norcia e a Preci, l’abbazia di santo Eutichio era un importante centro di cultura chirurgica. I monaci istruivano i contadini del luogo. Norcia era, tra l’altro, già nota per la tradizione millenaria della castrazione degli animali (c’era già gente che aveva una certa pratica chirurgica). I Norcini (da Norcia) e i Preciani (da Preci) diventarono artigiani abilissimi e tramandarono di padre in figlio i segreti chirurgici. I Preciani diventarono famosi soprattutto per la cura dell’occhio (da ricordare la famiglia degli Scacchi). I Norcini facevano operazioni di chirurgia plastica molto avanzate, operavano di cataratta, estrazione di calcoli. Essi praticavano anche la castrazione dei bambini per procurare voci bianche per i cori delle chiese in qunto le donne non vi erano ammesse. La chirurgia spicciola (estrarre denti, curare ferite, ecc..), era praticata dai barbieri: la loro insegna è ancora oggi il bastone bianco (come le bende) e rosso (come il sangue).
Lo sviluppo dell’anatomia portò all’utilizzo della stessa per la chirurgia, rimanendo però riservata all’elite. Ci furono medici famosi che divennero anche chirurghi (questo avvenne soprattutto in Francia) Ricordiamo
Ambroise Parè (1510-1590) che creò la confraternita di Cosma e Damiano, staccata da quella dei barbieri (non erano ancora medici togati perché non conoscevano il latino in maniera ufficiale). Operavano in Francia dal 500 in poi. Ambroise si ricorda anche perché divulgò la notizia di non usare l’olio bollente sulle amputazioni. Racconta in un suo trattato che mentre seguiva una campagna in Piemonte, e non aveva più olio bollente da mettere sulle gambe amputate (si pensava che l’olio bollente servisse per estrarre la materia peccans), un norcino, sulla scorta di quanto pubblicato da Bartolomeo Maggi (1477-1552), gli consigliò di usare l’olio di rosa (che contiene fenolo, un blando disinfettante) e con grande meraviglia si rese conto che i malati trattati con olio di rosa stavano meglio di quelli trattati con olio bollente. Diede importanza estrema all’anatomia e alle dissezioni.

 

BARTOLOMEO EUSTACHI

Batrolomeo Eustachi
Batrolomeo Eustachi

Bartolomeo Eustachi meglio conosciuto come Eustachio (San Severino Marche ca. 1500 o 1514 – Fossombrone 1574) è stato un grande anatomista. Teorizzò lo studio della tuba auditiva destra, denominata tutt’oggi come la Tromba di Eustachio. Figlio del medico Mariano Eustachi, studiò medicina all’Archiginasio della Sapienza di Roma. Divenne medico alla corte del Duca di Urbino. In seguito si trasferì nuovamente a Roma per seguire il cardinale Giulio della Rovere, fratello del Duca. A Roma Eustachi fu protomedico ed ebbe la licenza di sezionare cadaveri provenienti dagli ospedali di S. Spirito e della Consolazione. Adottò la tecnica dell’ iniezione di liquidi colorati per lo studio dei vasi sanguigni.
Le sue pregevoli
Tabulae anatomicae, incise nel 1552, furono pubblicate solo nel 1714, postume, per intervento di Lancisi.

Tavola
Tavola

Tabulae anatomicae

De auditus organis (1562), libro illustrato con la collaborazione di Pier Matteo Pini, descrisse per la prima volta la tuba auditiva nell’atrio destro, la “valvula venae cavae”, che prese il suo nome.

 

 

 

 

 

 

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LA MEDICINA NEL RINASCIMENTO

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STORIA DELLA MEDICINA

 

LA MEDICINA NEL

 

RINASCIMENTO

 

IL 1400

Il Rinascimento segna la rinascita della medicina moderna, sulla spinta del metodo sperimentale e della libertà di pensiero. Il ‘500, in particolare, è il secolo d’oro dell’Anatomia. A questa disciplina contribuiscono grandi artisti come Leonardo, Mantegna, Michelangelo e Durer, autori di studi anatomici molto interessanti. Tuttavia, sono i grandi medici a far fare il salto di qualità a questa branca della medicina. Andrea Vesalio, Gabriele Falloppio, Bartolomeo Eustachio, Filippo Ingrassia, Arcangelo Piccolomini, Cesare Aranzio, Costanzo Varolio, Andrea Cisalpino furono i più grandi anatomisti dell’epoca. Molte strutture anatomiche portano ancora oggi il nome di questi scienziati, per ricordare chi le scoprì o le studiò per primo.

PARACELSO

Paracelso

Paracelso

Philippus Aureolus Theophrastus Bombastus von Hohenheim detto Paracelsus o Paracelso, alchimista, astrologo e medico svizzero è una delle figure più rappresentative del Rinascimento. Fu il più grande rappresentante della medicina del Rinascimento. Era figlio di Wilhelm von Hohenheim; suo padre era laureato in medicina presso l’università di Tubinga. Nacque nel 1493 a Einsiedeln (Svizzera), si laureò a Ferrara e girò tutta l’Europa, Italia, Spagna, in Germania, in Inghilterra, in Svezia, in Russia, in Polonia ed in Transilvania per diffondere le sue conoscenze. Si tratta di una figura molto complessa, che spaziò dall’alchimia, all’astronomia. Paracelso, per primo, tentò di coltivare cellule al di fuori dell’organismo e fu uno strenuo sostenitore del metodo sperimentale. Il suo interesse per l’alchimia non è un passo indietro nel progresso della scienza. Rappresenta, invece, il tentativo di spiegare con la chimica i fenomeni fisiologici. La sua importanza in campo farmacologico è dovuta al fatto di essere stato il primo a raccomandare l’uso di sostanze minerali e di prodotti chimici per la cura delle malattie diversamente da quanto esposto nelle precedenti dottrine dove ci si limitava all’uso di piante ed estratti vegetali; Paracelso fece bruciare pubblicamente dai suoi studenti i testi di Galeno ed Avicenna, bollandoli come ignoranti in materia medica.Questo atteggiamento, in forte contrasto con quello di Galeno, si affermerà sempre di più nei secoli seguenti.

Opere
• Vom Holz Guaico, 1529.
• Vonn dem Bad Pfeffers in Oberschwytz gelegen, 1535.
• Die große Wundarzney, Ulm 1536.
• Philosophia magna, tractus aliquot, Köln 1567.
• Von den Krankheiten so die Vernunfft Berauben, Basel 1567.
• Philosophiae et medicinae utriusque compendium, Basel 1568.
• Kleine Wundartzney, Basel 1579.
• Opus Chirurgicum, Bodenstein, Basel 1581.
• Opera omnia medico-chemico-chirurgica, 3 voll., Genf 1658.
• Liber de nymphis, sylphis, pygmaeis et salamandris et de caeteris spiritibus

               L' alchimista  L' alchimista

 

FRACASTORO 

Fracastoro

Fracastoro

 Girolamo Fracastoro (Verona, 1478 – Incaffi, 1553) è uno dei fondatori della moderna patologia. Medico, filosofo, astronomo, geografo, teologo e letterato, è contemporaneo di Paracelso e anch’egli grande innovatore, effettuò importanti studi sulle malattie infettive. Per primo egli intuì che queste patologie fossero trasmesse da agenti microscopici che chiamò “seminaria prima“, i precursori dei microrganismi patogeni, con la capacità di moltiplicarsi nell’organismo e di contagiare altri attraverso la respirazione e altre forme di contatto. Studiò il tifo e la sifilide; quest’ultima malattia, in particolare, all’epoca rappresentava una grande piaga. Per questo motivo gli studi di Fracastoro furono accolti con grande interesse. Fu collega e amico di Copernico, lavorò anche come professore di logica all’Università di Padova. Fu archiatra di papa Paolo III.
Bibliografia
• “Syphilis sive de morbo gallico” sotto forma di poemetto del 1530
• “De contagione et contagiosis morbis” trattato del 1546.

 

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LA MEDICINA NEL MEDIOEVO

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STORIA DELLA MEDICINA

 

LA MEDICINA

NEL MEDIOEVO

 

LA MEDICINA ARABA

Albucasis     Albucasis

 Col trasferimento del potere a Bisanzio, ci fu anche il trasferimento della cultura medica. In questa città vi furono medici famosi, quali Paolo di Egina, che tuttavia non fecero altro che ripetere quanto detto da Galeno e seguaci. Avvenne tuttavia a Bisanzio una disputa tra il vescovo Cirillo e il vescovo Nestore. Quest’ultimo perse e fu cacciato da Costantinopoli; si rifugiò quindi in Medio oriente, nelle zone dell’lraq. ed in Egitto. Nestore portò con sè tutto il bagaglio culturale classico, compreso quello medico, ponendo quindi le basi allo sviluppo di una concezione medica simile a quella presente nell’antica Roma.

Grande importanza fu data all’ igiene: vennero costruiti ospedali avanzatissimi, a immagine di quelli romani, a Bagdad, in altre città dell’Iraq e al Cairo. Tuttavia anche in questa epoca araba non si dava importanza, continuando sul concetto della medicina olistica, all’anatomia. Rimaneva, tuttavia, ben saldo il concetto dell’igiene avanzata, del lavarsi molto. Nella medicina araba ebbe grande influenza anche la religione. Uno dei concetti del Corano era che non bisognava toccare il corpo umano per evitare che uscisse il sangue, in quanto insieme a questa sarebbe uscita anche l’anima; ciò pose un veto alla possibilità di eseguire dissezioni. Nella religione cattolica, invece, non vi è nessun ostacolo di carattere religioso alla dissezione: il corpo è qualcosa di secondario, ciò che importa è l’anima. In oriente, invece, tale norma proibiva la dissezione nelle 24 ore successive alla morte, per paura che venisse persa l’anima. Per ovviare a ciò gli arabi inventarono il dermocauterio, ancora oggi usato (si pensi al bisturi elettrico) per bloccare temporaneamente i vasi durante l’operazione chirurgica. All’ora all’escara faceva seguito la suppurazione; si veniva così a creare il pus, bonum et laudabile, nel pieno rispetto dell’iter terapeutico del tempo, ma portava spesso il paziente alla morte.

Agli Arabi va, inoltre, il gran merito d’aver tramandato gli scritti greci antichi, che ad essi erano giunti attraverso, ad esempio, i nestoriani, o che si erano fatti portare in dono dai vari principi occidentali, e che scrupolosamente traducevano in lingua araba lasciandovi il testo greco a fronte.

La civiltà araba ebbe il massimo sviluppo in Europa nella Spagna islamica, a Cordoba, in particolare, vi furono grandi medici, quale, ad esempio, Maimonides, Giuannizzius, Rhazes Albucasis, ed i grandi commentatori di Aristotele Avicenna (980-1037) e Averroè. Il periodo della civiltà moresca in Europa fu il culmine della civiltà araba. Dopo la disfatta dei mori l’impero arabo crollò e il loro sapere tornò in Europa, in particolare a Montpellier e a Salerno.

 

LA SCUOLA ARABA (Dall’ VIII sec. d.C.)

A partire dal VIII secolo il mondo della medicina fu dominato da grandi personalità del mondo arabo quindi nella prima parte del Medioevo furono i grandi medici arabi a dominare la scena: Rhazes, Avicenna, Albucasis, Averroè, Aben-Zoar sono solo alcuni dei medici arabi che lasciarono un’impronta indelebile sulla cultura medioevale. Inizialmente la medicina araba si affermò grazie ad un’intensa opera di traduzione e commento dei testi classici greci e romani. In seguito arrivarono anche contributi originali di grande importanza. A partire dal IX secolo Salerno, con la sua scuola, si impose come centro di cultura medica dell’epoca. La nascita delle Università tolse importanza alla scuola campana. Gli atenei di tutta Europa divennero i luoghi nei quali la medicina era sperimentata e insegnata.

 

RHAZES

Medico iracheno vissuto tra il IX e il X secolo. Scrisse un trattato sul vaiolo, un compendio di medicina in 10 volumi (il “Liber medicinalis“) e un’enciclopedia medica. Tutte le sue opere furono tradotte e usate in Occidente.

 

AVICENNA

Avicenna

Nacque nel 980 in Persia; fu medico, filosofo e matematico. Delle sue 94 opere, 26 trattano di medicina e anatomia. “Il Canone della medicina”, in particolare, raccoglie in cinque volumi tutto lo scibile dell’epoca in campo medico, riprendendo le teorie di Ippocrate, Galeno e Aristotele.

 

ABEN-ZOAR

Di religione ebraica, nacque nel 1091. Pur accettando le tesi di Galeno e Avicenna, diede grande importanza all’osservazione scientifica come strumento per comprendere l’anatomia e la patologia.

 

AVERROE’

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 Nacque nel 1126 e fu sopratutto un grande filosofo. Insieme ad Avicenna influenzò notevolmente il pensiero cristiano dell’epoca; San Tommaso d’Aquino, in particolare, risentì molto della loro influenza.

 

 

DOPO IL IOOO

                                                                                                                                                                                                           

Mentre nell’oriente arabo si sviluppò una società avanzatissima, basata soprattutto sul patrimonio antico, classico, sorretta dalla nascente concezione islamica, in cui si traducevano e si commentavano testi antichi, si studiava Aristotele., in Occidente, invece, questo fu il periodo dell’oscurantismo e si ritornò alla medicina teurgica (siamo in pieno medioevo): i santi venivano chiamati adiuvanti e alle loro reliquie venivano attribuiti poteri miracolosi. Vere e proprie guerre venivano combattute per tali reliquie. In questo periodo particolarmente diffuso era il concetto della agiolatria. Tra i santi adiuvanti, i più famosi erano i santi Cosma e Damiano: erano i patroni sia della famiglia de Medici che dei medici, ed erano detti anargiri perché curavano gratis. A loro venne attribuito un “miracolo”: attaccarono la gamba di un nero ad un poveraccio cui era stata amputata. Vi erano santi protettori per ogni organo e contro ogni malattia: Santa Lucia protettrice degli occhi, Santa Apollonia dei denti, San Biagio della gola, San Fiacre proteggeva dalle emorroidi, Sant’Antonio dalla lebbra, San Rocco dalla peste.

Un’istituzione che nacque nel medioevo furono gli ospedali. I primi ospedali sorsero come ospizi per persone non abbienti, più che come luoghi di cura. Solo negli ospedali femminili si potevano tenere animali. Le condizioni igieniche erano alquanto sommarie, ad esempio: non venivano mai cambiate le lenzuola, (nelle diapositive osserviamo due pazienti nello stesso letto e monache che preparano feretri nella stessa stanza). Non doveva però mancare l’immagine del Signore, in quanto gli ospedali erano considerati dei luoghi dove ci doveva essere la presenza guaritrice dello spirit o santo.

 

Gli ospedali medievali (ma questo andò avanti fino all’età moderna, e vale anche per l’ospedale civile vecchio San Giovanni di Dio) hanno la porta rivolta verso il Vaticano, perché lo Spirito Santo possa entrare meglio. Erano costituiti con una cappella che potesse essere vista da tutti i reparti ospedalieri. Il primo ospedale fu quello di Santo Spirito a Roma, il secondo fu quello di santa Maria Novella, a Firenze costruito grazie ad una elargizione di Folco Portinari, il padre di Beatrice ricordata da Dante.

Ospedale medioevale

Ospedale medioevale

 

Nel 200-300 si riprese a fare la dissezione. Si ebbe un certo periodo di stallo intorno al 1299 perché il papa Bonifacio VIII (diede la Sardegna ai Catalani) promulgò una bolla papale chiamata “De sepolturis”, in cui si vietata la manipolazione dei cadaveri, cioè non potevano essere ridotti in scheletro e bolliti. Questo aveva due scopi principali: 1) limitare il florido commercio di reliquie; 2) si era sviluppato (soprattutto ad opera dei navicellari napoletani) un florido commercio di ossa di guerriero supposto morto in terra santa.

La bolla cui si è accennato non aveva alcuna intenzione di impedire le dissezioni, però in pratica le bloccò. Pochi anni dopo, le dissezioni ripresero grazie ad altri papi che capirono l’equivoco e divulgarono delle bolle che permettevano le dissezioni in particolari periodi dell’anno (soprattutto in quaresima sulle donne, da taluni ritenute prive di anima, e solo successivamente sugli uomini). Da illustrazioni dell’epoca appaiono chiari il ruolo assunto nella pratica della dissezione e dal medico togato (laureato, legge Galeno) e dal chirurgo inserviente: il primo indossava una lunga toga da cui spuntano solo le scarpe (per evidenziare la sua statura culturale), mentre il secondo, che è colui, che opera indossa una corta toga (si vedono le gambe per dimostrare il rango inferiore). Le ossa del cadavere erano ossa umane, quindi diverse da quelle descritte da Galeno (ossa di maiale) e chi aveva ragione non era la natura ma Galeno: era uno scherzo della natura quello di far vedere le ossa come dritte quando in realtà erano curve. Ma le asserzioni di Galeno costituivano un dogma che non poteva essere criticato.

I chirurghi non avevano accesso alle conoscenze anatomiche perché non conoscevano il latino, ragion per cui l’anatomia diventava una sorta di esercizio filosofico. La prima dissezione ufficiale fu praticata all’università di Bologna da Mondino de’ Liucci (1270- 1326).

Mondino de Liuzzi durante una dissezione

Mondino de Liuzzi durante una dissezione

 

Nel frontespizio dell’ Anatomia Mundini si vede che la dissezione era qualcosa di mediato, un commento ai testi galenici. Mondino fu il più importante dei precursori di anatomia vera e propria. Ci furono altri anatomici come Guido da Vigevano che faceva dissezioni sui cadaveri appesi.

Per capire per quanto tempo andò avanti la pratica di sezionare gli animali, nel frontespizio di uno dei primi libri di anatomia in italiano (1632), tradotto dal trattato scritto in spagnolo da Juan de Valverde e conservato nella Biblioteca di Cagliari. Nel libro (1632) si vede un cranio con a destra e a sinistra il maiale e la scimmia a coda corta (animali fondamentali della anatomia galenica).

SCUOLA MEDICA SALERNITANA (IX sec. d.C.)

 Scuola medica Salenitana  
La scuola medica in una miniatura del Canone di Avicenna
 

Dopo la caduta del regno arabo, gli scienziati della Spagna mussulmana, si rifugiarono soprattutto in Francia, a Montpellier, e in Italia a Salerno, dove fiorì la cosiddetta scuola salernitana, l’ unica scuola medica medioevale capace di reggere il confronto con quelle arabe ebbe sede a Salerno. Nacque nel IX secolo (poco prima del 1000), fondata secondo la leggenda, da un greco, da un latino e da un ebreo e sopravvisse fino al 1811. Fu fondata da organizzazioni religiose, ma ospitò fin dai primi anni insegnanti laici; si distinse come polo didattico moderno, di tipo universitario. La Scuola medica salernitana è stata la prima e più importante istituzione medica d’Europa all’inizio del Medioevo (XI secolo); come tale è considerata da molti come l’antesignana delle moderne università.

Tccuinum Sanitatis   Taccuinum Sanitatis

Sebbene alcuni studiosi ritengano che l’origine della Scuola medica Salernitana sia da collocare nel IX sec., non esiste alcuna prova valida dell’esistenza di una scuola di medicina a Salerno prima del XII secolo. La fama di Salerno, a partire dalla seconda metà del X secolo proveniva dalla presenza in città di famosi medici pratici, fama che andò aumentando il secolo successivo: il poeta Alfano dice di questo periodo che “la medicina fiorì a Salerno”. E’ questo il periodo in cui compaiono anche le prime tracce di letteratura medica, come il Passionarius di Garioponto o la Practica Petrocelli. All’XI secolo risalirebbe anche l’ Antidotarius Nicolai e l’opera attribuita a Trotula Salernitana.

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Prima del XII secolo, comunque, non si può affermare che a Salerno si insegnasse la medicina con metodi scientifici e sulla base di un curriculum di studi. Con la disponibilità delle nuove traduzioni da parte di Costantino Africano, monaco della vicina Montecassino, dei testi medici arabi di tradizione greco-romana e con la formazione di un corpus di testi per l’insegnamento (probabilmente su modello francese), inizia a Salerno la vera e propria Scuola, dove l’insegnamento viene basato sulla lettura ed il commento dei testi medici soprattutto dell’antichità. Nel XIII secolo la Scuola ottenne dall’Imperatore Federico II il privilegio di essere l’unica Facoltà medica del Regno: questo tra l’altro coincise con il periodo di maggior fioritura scientifica della Scuola che cominciò a declinare nel XIV secolo, quando in Italia si formarono importanti sedi universitarie quali Padova e Bologna. La Scuola, in maniera molto più dimessa, continuò a funzionare sino al 1812 quando fu soppressa dal re Gioacchino Murat.

A Salerno insegnarono le prime donne medico: Abella, Rebecca, Francesca, Costanza e, sopratutto, Trotula; quest’ultima fu autrice di un trattato di ostetricia (“De mulieribus passionibus ante, in et post partum“) che si impose come testo di riferimento fino al ‘500. Tra i grandi medici che insegnarono a Salerno ricordiamo Giovanni Plateario, Corone, Efflacio, Bartolomeo e Costantino Africano, che portò nella città campana gli influssi della medicina araba.La scuola medica di Salerno diede il via ad una nuova medicina: essa si basava sulla sperimentazione come fonte di conoscenza, allontanandosi progressivamente dalle posizioni di Galeno. Lo spirito e gli insegnamenti della scuola salernitana furono raccolti nel “Regimen sanitatis salernitanum“, una raccolta di precetti e aforismi in versi latini. L’opera influenzò tutte le scuole di medicina dell’epoca.

In questa scuola confluirono una marea di manoscritti greci ed arabi; si ebbe perciò un ritorno alla cultura greca e classica e alla medicina ippocratica. In questa epoca grande importanza venne data alla moderazione della dieta e del vino. Non solo, vennero formulati consigli su ciò che bisogna fare e ciò che, invece, non bisogna fare. Ad esempio non bisogna eccedere nelle pratiche amorose, non bisogna leggere a lume di candela, non bisogna sforzarsi troppo nella defecazione, non bisogna eccedere nel vino. Ritornarono i principi dell’igiene, del lavarsi molto, della salubrità dell’aria. Grande importanza fu data al concetto del temperamento: se ne individuavano quattro: il temperamento gioviale, il temperamento amoroso, quello collerico e quello flemmatico.

I quattro comportamenti

I quattro comportamenti

Il Regimen Sanitatis Salernitanum

È il trattato più famoso prodotto dalla scuola; l’opera, in versi latini, risulta essere una raccolta di norme igieniche, poste a fondamento della sua dottrina. Mentre in Inghilterra, moriva il re Guglielmo, il fratello Robeto decise di partire da Salerno per andare ad occupare il trono che gli spettava. Salutò, dunque, i medici della Scuola Medica Salernitana, e chiese loro un vademecum, un manualetto con i principi essenziali dell’arte medica salernitana: al Re di Inghilterra fu dunque dedicato il “Regimen Sanitatis Salernitanum” (Regola Sanitaria Salernitana). La scena del saluto di Roberto venne raffigurata nella miniatura che appare nel ms. 2197 del Canone di Avicenna, unica immagine sicura, sebbene idealizzata, della Scuola Medica di Salerno. Il “Regimen Sanitatis”, che nel corso dei secoli ha avuto titoli diversi (“Medicina Salernitana”, “De conservanda bona valetudine”, “Flos medicinae Scholae Salerni”) è il documento letterario fondamentale della Scuola Medica Salernitana: al nucleo originario, poco più di trecento versi raccolti e commentati nel XIII sec. da Arnoldo di Villanova, furono aggiunti via via numerosi altri aforismi attribuiti, a torto o a ragione, alla Scuola Medica Salernitana.

I fondamenti e l’importanza della scuola

La Scuola si fondava sulla sintesi della tradizione greco-latina completata da nozioni provenienti dalle culture araba ed ebraica. Essa rappresenta un momento fondamentale nella storia della medicina per le innovazioni che introduce nel metodo e nell’impostazione della profilassi. L’approccio era basato fondamentalmente sulla pratica e sull’esperienza che ne derivava, aprendo così la strada al metodo empirico ed alla cultura della prevenzione. Di particolare importanza, dal punto di vista culturale, è anche il ruolo svolto dalle donne nella pratica e nell’insegnamento della medicina.

I principi ed il metodo

Le basi teoriche erano costituite dal sistema degli umori elaborato da Ippocrate e Galeno, tuttavia il vero e proprio bagaglio scientifico era costituito dall’esperienza maturata nella quotidiana attività di assistenza ai malati. Con la traduzione dei testi arabi, si aggiunse a questa esperienza una vasta cultura fitoterapica e farmacologica.

L’ordinamento

Il curriculum studiorum era costituito da:

• 3 anni di logica;

• 5 anni di medicina (comprese chirurgia e anatomia);

• 1 anno di pratica con un medico anziano;

Era inoltre prevista, ogni 5 anni, l’autopsia di un corpo umano.

Da notare che nella Scuola, oltre all’insegnamento della medicina (dove le donne erano ammesse sia come insegnanti che come studenti), si tenevano anche corsi di filosofia, teologia e legge ed è per questo che alcuni la considerano anche come la prima università mai fondata. Si badi bene, però: non fu mai chiamata “università”, giacché fu proprio con la scuola salernitana che nacque la parola.

Medici celebri della Scuola

• Garioponto (X-XI secolo)

• Pietro Clerico (X-XI secolo)

• Alfano I (XI secolo)

• Costantino l’Africano (XI secolo)

• Trotula de Ruggero (XI secolo)

• Pietro da Eboli (XII secolo)

• Giovanni Afflacio

• Saladino d’Ascoli (XII secolo)

• Matteo Plateario (XII secolo)

• Niccolò da Reggio (Nicola Deoprepio – XIII secolo)

• Ruggero Frugardi (XIII secolo)

• Giovanni da Procida (XIII secolo)

• Abella Salernitana (XIV secolo)

• Costanza Calenda (XV secolo)

• Matteo Silvatico (XIV secolo)

• Rebecca Guarna (XV secolo)

• Mercuriade

Il Francobollo celebrativo

IL 1300

Nascita delle Università (Dal XIII sec.) In questo periodo sorsero le Università. Prima esistevano gli Studia, che erano istituti sponsorizzati dalla comunità civile laica, mentre le università erano qualcosa di spontaneo, che si venivano a formare per iniziativa di gruppi isolati di studenti (“Universitas studiorum”), girovaghi, che si sceglievano un maestro valido e, pagandogli un salario, si ponevano come suoi allievi. Il potere in questo caso era nelle mani degli studenti, che potevano cambiare insegnante quando volevano se non soddisfatti. Federico Barbarossa fu il primo che finanziò questi studenti, diede loro il beneficio fiscale se si fermavano nella sua città. In seguito ci mise lo zampino la Chiesa e le Università potevano diventare tali solo quando vi erano le bolle papali. Dal 1200 in poi quindi, i centri della cultura diventarono le Università. La prima università del mondo occidentale con bolla papale fu l’ Università di Bologna, fondata nel 1113. Seguirono Padova (1222), per merito di studenti che da Bologna si trasferirono a Padova; divennero centri universitari molto famosi. Sono istituite poi l’ università a Napoli, Messina (1224), Siena (1241) Roma, Pisa, Pavia e in seguito molte altre. Lo stesso fenomeno si verificò nel resto d’Europa; Parigi, Montpellier, Oxford, Cambridge, Heidelberg, Salamanca, Coimbra, Praga, Vienna etc. All’interno delle Università si sviluppò un nuovo modo di vedere la medicina, sempre più distante da quello di Galeno. Le prime Università tuttavia erano formate dalle scienze liberali del trivio (retorica, dialettica e grammatica) e del quadrivio (matematica, geometria, astronomia e musica. La medicina entrò tra le discipline universitarie solamente circa 150 anni dopo: a Bologna, il medico Taddeo degli Alderotti dimostrò che la medicina riusciva ad argomentare contro i retori, riuscendo così a portare la medicina alla pari delle altre discipline. Gli esperimenti diventano l’unico strumento della conoscenza. I pionieri dell’approccio sperimentale furono Ruggero Bacone (1214-1294) e Raimondo Lullo (1235-1315).

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