LA MEDICINA NEL 1500

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LA STORIA DELLA MEDICINA

 

LA MEDICINA NEL 1500

 

ANATOMIA

    

Anatomia del corpo umano
Anatomia del corpo umano

 

Nel frontespizio dell’ Anatomia Mundini si vede che la dissezione era qualcosa di mediato, un commento ai testi galenici. Mondino fu il più importante dei precursori di anatomia vera e propria. Ci furono altri anatomici come Guido da Vigevano che faceva dissezioni sui cadaveri appesi.
Chi praticò l’anatomia reale furono gli artisti. Alcuni di essi rinunciarono al salario per avere a disposizione delle salme dai vescovi (Leonardo, Michelangelo).

 

 

Soprattutto Leonardo da Vinci (1452-1519) fu un finissimo anatomico. Si fecero numerosissime scoperte che vennero riprodotte fedelmente nei codici che rimasero più o meno segreti, sino a quando un allievo di Leonardo (1600) vendette questi codici ai reali d’Inghilterra, ed oggi costituiscono il codice Windsor. Però questo non influenzò affatto l’anatomia. Leonardo, in verità, voleva fare un atlante insieme ad un anatomico, Marco Antonio della Torre, che però morì giovanissimo.
Anche
Michelangelo voleva fare un atlante di anatomia insieme a Realdo Colombo, ma anche questo si concluse nel nulla. Accanto allo studio anatomico che era praticato dagli artisti, ci fu chi mise in discussione tutta la teoria ippocratica-galenica: Paracelso (1493-1541) medico filosofo (con vene di pazzia). È considerato il fondatore della iatrochimica, ma in realtà era un alchimista, poichè dava importanza agli elementi chimici. Gli elementi chimici che lui considerava alla base dell’universo erano il sale, lo zolfo, il mercurio (qualcosa che tutto sommato si rifaceva alla concezione degli elementi). Praticava l’alchimia: diceva che alla base delle malattie c’è un’alterazione della chimica di questi elementi. Per la prima volta utilizzò l’etere e si accorse che questo aveva capacità anestetiche (questa pratica andò scemando e venne riscoperta in America 300 anni più tardi). Utilizzò anche il Laudano per lenire i dolori e altri composti chimici come l’antimonio. La sua fisiologia rimase piuttosto confusa anche se certamente in opposizione con quella galenica. La religione cattolica non presenta impedimenti contro la dissezione, perchè il corpo è solo un elemento per contenere l’anima, infatti: pulvis eris, pulvis reverteris.
Ci furono dei grandi anatomici che iniziarono a praticare l’anatomia da soli, senza l’interposizione del servo chirurgo: ad esempio
Berengario da Carpi (1460-1530), Giambattista Canani (1515-1579);ma il grande sviluppo dell’anatomia si ebbe grazie ad Andrea Vesalio (1514-1564) (figlio del farmacista dell’imperatore Carlo V).

 

LA SCUOLA PATAVINA

Logo Università di Padova
Logo Università di Padova

La scuola di PADOVA era la più importante. Gli studenti vi si recavano divisi per nazioni e parlavano il latino. A Padova si riuscì, fin dall’inizio, a fare in modo che le lauree non venissero conferite dal Vescovo (come in tutte le altre università, con la bolla papale); venivano, però, conferite dal sindaco. Il fatto ebbe una importanza notevolissima perché per alcuni anni dopo la controriforma, (mentre nelle altre università cattoliche i protestanti non andavano più perché dovevano giurare fiducia alla fede cattolica), a Padova, fino a quando la repubblica di Venezia riuscì a contrastare politicamente l’influenza del papato, si recavano numerosi protestanti,. L’intolleranza religiosa dovuta alla controriforma fu una delle cause del declino delle università italiane. A Padova Vesalio ebbe dei grandi successori.
L’Università venne fondata nel 1222 quando un gruppo di studenti e professori migrarono dall’Università di Bologna alla ricerca di una maggiore libertà accademica, anche se è certo che scuole di diritto e medicina esistevano a Padova prima del 1222. Inizialmente esisteva come Universitas Iuristarum che impartiva insegnamento di diritto civile e diritto canonico, ma già attorno al 1250 iniziò l’insegnamento della medicina e delle arti. L’ Universitas Artistarum divenne indipendente dalla Universitas Iuristarum nel 1399 grazie all’intervento di Francesco II da Carrara e da allora si ebbero due distinte Università dotate degli stessi diritti e privilegi, ciascuna con proprio Rettore. Il corso degli studi aveva una durata di 6 anni (che scesero a 5 nel ‘500 e infine a 4 nel ‘700) e gli studenti dovevano seguire le lectiones e prendere parte attiva alle repetitiones, alle questiones e alle disputationes che venivano organizzate. Gli studenti, che iniziarono ad affluirvi da tutta Europa, venivano divisi in due “Nazioni”: la Natio Citramontana che comprendeva gli studenti italiani e la Natio Ultramontana per gli stranieri.
Con il passaggio sotto il governo della Repubblica di Venezia nel 1405 inizia per l’Università di Padova il periodo di massimo splendore. Dal Quattrocento al Seicento, l’università diviene un centro di studio e ricerca internazionale, grazie alla relativa libertà e indipendenza garantita dalla Repubblica di Venezia, della quale Padova viene a costituire il centro culturale e grazie anche alla potenza economica e politica della Serenissima stessa. È in quest’epoca aurea che l’università adotta il motto: Universa Universis Patavina Libertas e diviene il principale centro scientifico d’Europa. Nel 1493 l’ Universitas Iuristarum viene trasferita all’ Hospitium Bovis un ampio fabbricato già adibito a locanda sotto l’insegna del bue che poi divenne, dopo ampliamenti e trasformazioni, la sede principale nota come il Bo.

Il Bo Padova

Il Bo Padova

 “Gymnasivm Patavinvm:” Il palazzo del Bo in una silografia dal 1654

 

Il 23 gennaio 1584 viene inaugurato da Girolamo Fabrici d’Acquapendente il teatro anatomico, il primo del genere al mondo. È in questa struttura che, grazie al lavoro di medici celebri come Giovanni Battista Morgagni, si fonda in Europa l’insegnamento della moderna patologia. Tra il 1592 ed il 1610 insegnò a Padova Galileo Galilei che, anche dopo il suo ritorno in Toscana e l’abbandono del mondo accademico, lascerà dietro di sé una grande influenza nella metodologia di ricerca nelle discipline scientifiche e naturalistiche. Nel corso del Settecento, con il progressivo declino economico e politico della Repubblica di Venezia iniziò il declino dell’Università di Padova, anche se l’Università continuò a distingersi in ambito europeo sia nelle scienze naturali che in quelle umanistiche, grazie alla presenza di docenti di assoluto valore come Giovanni Battista Morgagni, Antonio Vallisneri e Giovanni Poleni. L’Ottocento fu segnato dalla duplice dominazione francese, dalla duplice dominazione dell’Impero Austro-Ungarico e infine, nel 1867, dall’annessione al Regno d’Italia. Il burrascoso periodo politico tra il 1797 e il 1813 portò alla destituzione o alla temporanea sospensione di molti illustri docenti, tra cui Simone Stratico, Leopoldo Marco Antonio Caldani, Antonio Collalto, Giuseppe Avanzini, Pietro Sografi, Stefano Gallini, Marco Carburi, Giuseppe Dubravcich, Giacomo Albertolli. Secondo il patriota e storico risorgimentale Carlo Leoni acuto osservatore della realtà padovana, i professori e gli studenti dell’Università di Padova parteciparono molto timidamente al movimento risorgimentale, perlomeno fino alla vigilia dell’ 8 febbraio 1848, giorno in cui scoppiò una rivolta di parte degli studenti contro l’autorità austriaca che portò all’uccisione di 2 studenti, alla chiusura temporanea dell’Università, all’espulsione di 73 studenti e alla destituzione di 4 professori: Stefano Agostini, Francesco Marzolo, Antonio Valsecchi e Jacopo Silvestri.

 

ANDREA VESALIO

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Andrea Vesalio – forma italianizzata di Andreas van Wesel – (Bruxelles 1514 – Zante 1564) è stato un anatomista e medico fiammingo. È considerato il fondatore della moderna anatomia. Fu uno dei più grandi geni dell’umanità perchè infranse il grande dogma galenico e affermò l’ anatomia come scienza dovuta all’osservazione diretta.

Dopo aver frequentato università famose, come Parigi, ed aver ricevuto una educazione classica galenica, nel settembre del 1537 andò a Basilea e poco dopo si trasferì a Padova. La carriera vera e propria di Vesalio inizia a Padova. Già il giorno seguente alla laurea egli tenne la sua prima lezione pubblica, dissezionando un cadavere e spiegando sia gli organi sia la tecnica usata. Il senato di Venezia (che governava Padova) gli assegnò subito la cattedra di anatomia e chirurgia; ancora molto giovane, divenne professore di anatomia a Padova. Nel gennaio del 1540 Vesalio visitò Bologna come docente ospite. Durante questo soggiorno ricostruì lo scheletro completo di una scimmia e di un uomo, e dalla comparazione dei due si rese conto che le descrizioni anatomiche galeniche erano basate sulle dissezioni di animali e non di uomini. La confutazione di molte teorie galeniche divenne poi uno dei punti chiave del “DE HUMANI CORPORIS FABRlCA, che probabilmente iniziò a scrivere proprio a Bologna, un opera monumentale che pubblicò nel 1543, quando aveva 27 anni. In questo testo descriveva il corpo umano visto in una dissezione operata da lui stesso. La dissezione divenne autopsia nel senso ellenistico, qualcosa che si vedeva con i propri occhi. Utilizzò, come facevano molti studenti, il Cimitero degli Innocenti per procurarsi materiale per studiare le ossa. Si può notare l’orgogliosa affermazione dell’uomo rinascimentale che diceva: le cose le vedo io. Vesalio corresse Galeno in 250 punti. Però non attaccò la concezione galenica del movimento del sangue anche se lo demolì, dimostrando che non esistevano pori nel cuore, non esisteva il circolo mirabile, ma li si fermò. Nello stesso anno venne pubblicato il “DE REVOLUTIONIBUS ORBIUM CELESTIUM“, di Nicolò Copernico, libro che confutava la teoria geocentrica della terra. Il 1543 è l’anno della storia dell’uomo da ricordare perché vengono confutati due tra i più importanti miti scientifici dell’epoca: la concezione ANTROPOCENTRICA e la concezione GEOCENTRICA.

Nel 1542, terminato di scrivere il De humani corporis fabrica, abbandonò la cattedra di Padova e l’ insegnamento, alla quale gli succedette Realdo Colombo. Ebbe un’offerta, assai allettante dall’imperatore Carlo V, che gli propose di diventare suo medico personale. Vesalio accettò, ma dopo un certo periodo pensò di tornare a Padova perché il Senato veneto lo richiamò in patria. Nel1561 Gabriele Falloppia gli inviò da Padova, come omaggio, una copia della sua opera Observationes Anatomicae, che conteneva alcune osservazioni e critiche alla Fabrica. Vesalio scrisse una lettera di risposta che fu affidata per la consegna all’ambasciatore veneziano presso la corte di Filippo II. Questi fu però trattenuto in Spagna per diversi mesi a causa di altri impegni, e quando finalmente ritornò nella Repubblica di Venezia nell’ottobre del 1562, Falloppia era morto.
Vesalio venne a sapere della morte del collega solo nella primavera del 1564, quando ebbe un incidente: (il suo protettore, Carlo V, era morto ed il successore, Filippo II, non gli era molto affezionato) fece una dissezione di un uomo che pare non fosse morto. Intervenne l’inquisizione , Vesalio fu processato e riuscì ad ottenere il perdono grazie alla promessa di un pellegrinaggio nella Terra Santa. Andò in Palestina con in tasca un brevetto del senato veneto che lo rivoleva a Padova. Partendo dalla Spagna fece tappa a Venezia e qui ritrovò la sua lettera. Alcuni medici gli chiesero di darla alle stampe; egli acconsentì e la lettera venne pubblicata a Venezia il 24 maggio 1564 con il titolo Andree Vesalii Anatomicarum Gabrielis Fallopii Observationum Examen. Tuttavia non vide mai questa pubblicazione; infatti molto probabilmente, una volta tornato, avrebbe riottenuto la sua vecchia cattedra di medicina a Padova lasciata vacante da Falloppia, ma nel viaggio di ritorno, quando la nave attraccò all’isola di Zante , morì, probabilmente di peste il 15 ottobre 1564. Venne sepolto a Zante, ma non si conosce la sua tomba.

Fabrica
Fabrica

Frontespizio del Fabrica. Il titolo completo è  Andreae Vesalii Bruxellensis, scholae medicorum Patauinae
professoris, de Humani corporis fabrica Libri septem
.

Nel frontespizio della sua opera
osserviamo l’anatomico (Vesalio stesso) che opera direttamente sul cadavere. Questa
tavola è opera del pittore che servì a Vesalio per fare i disegni che corredano il libro:
Giovanni Stefano Calcar allievo di Tiziano.

 

Nelle sue lezioni Vesalio utilizzava, come aiuto visuale, anche ampi fogli volanti costituiti da schematici disegni e da concise didascalie. Sei di queste tavole vennero date alle stampe con il titolo Tabulae anatomicae sex (Venezia 1538), iniziando così la personale produzione anatomica didattico-scientifica di Vesalio, che raggiunse l’apice con il De humani corporis fabrica (Basilea 1543), perfetta sintesi di rigore scientifico e bellezza artistica.

 

Tavola
Tavola

Tavola
Tavola

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 Tavole tratte dal  De humani corporis fabrica

 

Nelle tavole di Calcar c’è una raffigurazione molto precisa del corpo umano: in piedi e con paesaggi di fantasia. Le tavole non venivano colorate perchè era troppo dispendioso.

Anatomici seguaci di Vesalio furono: Realdo Colombo, Gabriele Fallopia (1523-1562), Girolamo Fabrici di Acquapendente (1533-1619). Tutti perarono a Padova. Si ricorda anche Giulio Casserio (1552-1616), inserviente non colto che studiò il Latino e divenne Professore. Fu il fondatore della anatomia comparata (diede un grosso contributo allo studio della laringe).
Altro grande anatomico, che operò invece a Roma fu Bartolomeo Eustachi (1500/1510-1574): scrisse un trattato quasi superiore a quello di Vesalio, non dal punto di vista artistico, ma dal punto di vista scientifico. Questo trattato andò a finire nel dimenticatoio fino agli inizi del 700, quando Lancisi lo scoprì riuscì ad influenzare ugualmente la scienza: conteneva dettagli che Vesalio aveva omesso.

 

REALDO COLOMBO

Realdo Matteo Colombo
Realdo Matteo Colombo

Matteo Realdo Colombo (Cremona, 1516 – Roma, 1559) è stato un anatomista e scienziato italiano. Inizialmente allievo, poi successore di Andrea Vesalio alla cattedra d’anatomia dell’Università di Padova, insegnò anatomia a Pisa (1546) e a Roma (1549). Il suo nome resta legato all’opera De re anatomica (Venezia 1559), arricchita da un frontespizio attribuito al Veronese: un’opera memorabile, specie nelle parti riguardanti la descrizione della pleura, del peritoneo e del cristallino. Anatomico insigne si dedicò con passione e con straordinaria assiduità alle dissezioni. Le sue eccellenti ricerche lo condussero alla scoperta della piccola circolazione del sangue, o circolazione polmonare, secondo una teoria già avanzata da Michele Serveto che egli completò con valutazioni e osservazioni anatomiche originali. La teoria, che si contrapponeva al paradigma anatomico di Galeno, che sosteneva il passaggio del sangue nel cuore dal ventricolo destro al sinistro attraverso il setto intraventricolare, costituirà la base di partenza per il modello circolatorio del sistema cardio-vascolare elaborato da William Harvey. Fu Realdo Colombo a compiere l’autopsia su Ignazio di Loyola, fondatore dei Gesuiti.

 

GABRIELE FALLOPIO

Gabriele Fallopio
Gabriele Fallopio

 

Gabriele Falloppia o Falloppio (Modena, 1523 ca. – Padova 1562) è stato un botanico, anatomista, chirurgo e naturalista italiano. Studiò da autodidatta anche se poi frequentò le università di Padova (dove seguì le lezioni di Realdo Colombo) e di Ferrara. Nel 1547 divenne professore di botanica all’Università di Ferrara, nel 1548 di anatomia all’Università di Pisa e, nel 1551, di anatomia, chirurgia e di botanica all’Università di Padova, sede dove rimase fino alla prematura morte. Eccezionale settore, fu autore di mirabili scoperte anatomiche, con contributi fondamentali in osteologia, miologia, splancnologia. Da lui prendono nome le tube di Falloppio.Fu anche accusato di praticare la vivisezione nei condannati a morte. Oltre ad essere stato uno degli scienziati più importanti della storia dell’anatomia, diede contributi importanti anche in anatomia comparata, botanica, fisiologia , farmacologia e medicina termale. Medico ricercato, ebbe una estesa clientela che lo chiamava a consulto da ogni parte d’Italia. Suoi allievi illustri furono Girolamo Fabrici d’Acquapendente e Volcher Koyter. Molte sue opere furono pubblicate postume e poi raccolte nell’ Opera omnia.

 

FABRIZIO D’ ACQUAPENDENTE

Fabrizio D'acquapendente
Fabrizio D’acquapendente

Girolamo Fabrici d’Acquapendente (Acquapendente, 1533 – Padova, 1619) è stato un anatomista, chirurgo e fisiologo. È conosciuto anche come Girolamo Fabrizio o col nome latino Hieronymus Fabricius. Dopo gli studi primari, nel 1550 si recò a Padova, dove si laureò nel 1559. Divenuto allievo e amico di Gabriele Falloppio, nel 1565 gli succedette, dopo averlo supplito, divenendo professore di anatomia e chirurgia. Fu un grandissimo chirurgo e fu professore a Padova dal 1565 al 1616. Pubblicò numerosi trattati di chirurgia e fu il maestro dello scopritore della circolazione del sangue. Durante la sua carriera accademica ebbe numerosi allievi e fu maestro, tra gli altri, di Giulio Cesare Casseri, di William Harvey, di Adriaan Van Den Spieghel e di Werner Rolfinck.
Esercitò anche la medicina pratica, con grande successo e grandi profitti economici. In effetti l’aquesiano fu soprattutto, oltre che un esperto anatomista e fisiologo, un abile chirurgo. Ebbe pazienti illustri, dal duca di Urbino al duca di Mantova, da Carlo de’ Medici a Paolo Sarpi, fino a Galileo Galilei di cui fu collega di insegnamento e amico.
Sotto il profilo scientifico, l’aquesiano, diede numerosi contributi originali e fondamentali in anatomia, embriologia, anatomia comparata, chirurgia. Egli descrisse le valvole delle vene (De venarum ostiolis del 1603), offrendo un contributo fondamentale al problema della circolazione sanguigna, poi risolto dallo stesso Harvey. Condusse originali ricerche embriologiche descritte nel De formato foetu del 1600. L’opera è il primo trattato di embriologia comparata, completato da un accurato corredo di tavole anatomiche. Per opere come questa ed il De formatione oui, et pulli è considerato il padre dell’embriologia moderna.
In alcuni manoscritti sono anche sviluppati argomenti di carattere metodologico, come il De anatomica methodo. Di notevole pregio sono inoltre le Pitture anatomiche, pubblicate soltanto nel 1957.

Opere principali
Pentateuchos chirurgicum (1592).
De formatu foetu (1600).
De visione voce auditu (1600).
De brutorum loquela (1603).
De venarum ostiolis (1603).
Tractatus anatomicus triplex quorum primus de oculo, visus organo. Secundus de aure, auditus organo. Tertius de laringe, vociis organo admirandam tradit historiam, actiones, utilitates magno labore ac studio (1613).
De muscoli artificio: de ossium articolationibus (1614).
De respiratione et eius instrumentis, libri duo (1615).
De gula, ventriculo, intestinis tractatus (1618).
De motu locali animalium secundum totum, nempe de gressu in genere (1618).
De formatione oui, et pulli tractatus accuratissimus (1621).
Opera chirurgica. Quorum pars prior pentatheucum chirurgicum, posterior operationes chirurgicas continet … Accesserunt Instrumentorum, quae partim autori, partim alii recens invenere, accurata delineatio. Ite, De abusu curcubitularum in febribus putridis dissertatio, e Musaeo ejusdem (1623).
Tractatus De respiratione & eius instrumentis. Ventriculo intestinis, & gula. Motu locali animalium, secundum totum. Musculi artificio, & ossium dearticulationibus (1625).

 

Teatro anatomico Palazzo Bo Padova
Teatro anatomico Palazzo Bo Padova

 

A partire dal 1584 fece costruire a sue spese, all’interno del Palazzo del Bo, a Padova, il celebre teatro anatomico, il primo stabile al mondo, che egli stesso inaugurò il 23 gennaio 1594. Il teatro era circolare, gli studenti stavano in piedi ed il tavolo era al centro, in modo da avere una visione precisa del cadavere disteso sul tavolo. Sotto il tavolo c’era un canale che serviva per eliminare i rifiuti e far arrivare i cadaveri. Gli altri teatri fino ad allora conosciuti erano mobili. Da allora l’anatomia divenne qualcosa di sociale. A Fabrici di Acquapendente si deve anche un altro merito: l’idea di colorare le illustrazioni. Affidò il lavoro a valenti pittori rimasti sconosciuti e regalò le tavole (oltre 200) alla biblioteca Marciana di Venezia, dove rimasero sconosciute fino al 1910, quando l’anatomico Sterzi le scoprì.
Il 23 gennaio 1584 viene inaugurato da Girolamo Fabrici d’Acquapendente il teatro anatomico.

La più celebre anatomia mai eseguita è quella di Rembrant, conservata al museo dell’Aia. Artisticamente è uno dei migliori quadri al mondo: si osserva Nicolao Tulpius (1593-1674), che aveva studiato a Padova, che illustra ai sui colleghi una dissezione. Dal punto di vista anatomico, però, è un disastro. Questo sta a dimostrare come l’anatomia diviene una specie di natura morta. Le prime anatomie italiane sono rappresentazioni di macellerie. Tra i pittori più famosi ricordiamo Bartolomeo Passarotti della scuola Bolognese (50 anni prima di Rembrant) autore di una anatomia che rappresenta la dissezione di un cadavere alla presenza di personaggi famosi.
La chirurgia andava avanti come nel medioevo, dove c’era stato un blocco dell’attività chirurgica dei monaci. A seguito della Bolla (1215) ECCLESlA ABHORRET A SANGUlNE, i Monaci avevano lasciato la chirurgia che veniva praticata da persone non colte. Nell’Umbria e nelle Marche vicino a Norcia e a Preci, l’abbazia di santo Eutichio era un importante centro di cultura chirurgica. I monaci istruivano i contadini del luogo. Norcia era, tra l’altro, già nota per la tradizione millenaria della castrazione degli animali (c’era già gente che aveva una certa pratica chirurgica). I Norcini (da Norcia) e i Preciani (da Preci) diventarono artigiani abilissimi e tramandarono di padre in figlio i segreti chirurgici. I Preciani diventarono famosi soprattutto per la cura dell’occhio (da ricordare la famiglia degli Scacchi). I Norcini facevano operazioni di chirurgia plastica molto avanzate, operavano di cataratta, estrazione di calcoli. Essi praticavano anche la castrazione dei bambini per procurare voci bianche per i cori delle chiese in qunto le donne non vi erano ammesse. La chirurgia spicciola (estrarre denti, curare ferite, ecc..), era praticata dai barbieri: la loro insegna è ancora oggi il bastone bianco (come le bende) e rosso (come il sangue).
Lo sviluppo dell’anatomia portò all’utilizzo della stessa per la chirurgia, rimanendo però riservata all’elite. Ci furono medici famosi che divennero anche chirurghi (questo avvenne soprattutto in Francia) Ricordiamo
Ambroise Parè (1510-1590) che creò la confraternita di Cosma e Damiano, staccata da quella dei barbieri (non erano ancora medici togati perché non conoscevano il latino in maniera ufficiale). Operavano in Francia dal 500 in poi. Ambroise si ricorda anche perché divulgò la notizia di non usare l’olio bollente sulle amputazioni. Racconta in un suo trattato che mentre seguiva una campagna in Piemonte, e non aveva più olio bollente da mettere sulle gambe amputate (si pensava che l’olio bollente servisse per estrarre la materia peccans), un norcino, sulla scorta di quanto pubblicato da Bartolomeo Maggi (1477-1552), gli consigliò di usare l’olio di rosa (che contiene fenolo, un blando disinfettante) e con grande meraviglia si rese conto che i malati trattati con olio di rosa stavano meglio di quelli trattati con olio bollente. Diede importanza estrema all’anatomia e alle dissezioni.

 

BARTOLOMEO EUSTACHI

Batrolomeo Eustachi
Batrolomeo Eustachi

Bartolomeo Eustachi meglio conosciuto come Eustachio (San Severino Marche ca. 1500 o 1514 – Fossombrone 1574) è stato un grande anatomista. Teorizzò lo studio della tuba auditiva destra, denominata tutt’oggi come la Tromba di Eustachio. Figlio del medico Mariano Eustachi, studiò medicina all’Archiginasio della Sapienza di Roma. Divenne medico alla corte del Duca di Urbino. In seguito si trasferì nuovamente a Roma per seguire il cardinale Giulio della Rovere, fratello del Duca. A Roma Eustachi fu protomedico ed ebbe la licenza di sezionare cadaveri provenienti dagli ospedali di S. Spirito e della Consolazione. Adottò la tecnica dell’ iniezione di liquidi colorati per lo studio dei vasi sanguigni.
Le sue pregevoli
Tabulae anatomicae, incise nel 1552, furono pubblicate solo nel 1714, postume, per intervento di Lancisi.

Tavola
Tavola

Tabulae anatomicae

De auditus organis (1562), libro illustrato con la collaborazione di Pier Matteo Pini, descrisse per la prima volta la tuba auditiva nell’atrio destro, la “valvula venae cavae”, che prese il suo nome.

 

 

 

 

 

 

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 AIKATERINI  KARYDI  ©

 

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