LA MEDICINA NEL 1600

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STORIA DELLA MEDICINA

 

LA MEDICINA NEL 1600

 

Nel ‘600 il metodo sperimentale si afferma definitivamente, grazie all’opera di grandi scienziati come Galileo, Newton, Boyle e Descartes. L’inquisizione cerca di arrestare questa grande rivoluzione, ma riesce solo a rallentarla.

In questo secolo l’anatomia fa enormi passi avanti grazie a personaggi del calibro di Marcello Malpighi. I glomeruli renali e lo strato germinativo dell’epidermide portano ancora oggi il suo nome. Tuttavia, queste strutture anatomiche non sono le sole che attirarono l’attenzione dello scienziato: egli si occupò anche dei capillari, dei globuli rossi, della circolazione linfatica e degli organi di senso. Lo studio dell’anatomia ferve in tutta Europa: Giorgio Wirsung (Augsburg) studiò il pancreas, Rainer de Graaf (Olanda) descrisse la struttura degli organi genitali interni, Tomaso Bartolino (che insegnò a Copenaghen) si occupò del sistema linfatico, Giovanni Pecquet (Francia) studiò i vasi chiliferi.
Fra i fisiologi ricordiamo il grandissimo William Harvey, Reiner de Graaf, Santorio Santorini e Vallisneri. Quest’ultimo, insieme a Malpighi, pose le basi dell’anatomia patologica, aprendo la strada ai lavori di Gianbattista Morgagni.
In questo secolo si sviluppano i concetti di iatrofisica e la iatrochimica: le reazioni del corpo cominciano ad essere interpretate secondo le leggi della fisica e della chimica. Si tratta di anticipazioni di ciò che saranno la biochimica e la biofisica. Santorio Santorini e Gian Alfonso Borelli introdussero la iatromeccanica in patologia; Daniele Sennert, Gianbattista van Helmont (Bruxelles) e Francesco de la Boe ebbero un approccio iatrochimico.

 

GALILEO  GALILEI

Galileo Galilei

Galileo Galilei

La fine del ‘500 e il ‘600 furono caratterizzati dalla rivoluzione scientifica operata in gran parte da Galileo Galilei (15641642). Questi era figlio di un famoso musicista pisano ed il padre avrebbe voluto che si laureasse in medicina, ma lui preferì interessarsi di matematica. Fu il primo a introdurre il calcolo matematico negli esperimenti scientifici. Galileo abbracciò la teoria democritea, in contrapposizione alla teoria aristotelica finalistica secondo cui tutto quello che accade in natura ha uno scopo. Democrito sosteneva che l’universo e gli organismi erano formati da atomi in un continuo e casuale movimento, quindi la filosofia democritea si basava sull’osservazione e non sul finalismo come era quella di Aristotele: sul come, non sul perchè.
La scienza galileiana aveva come base l’esperimento: bisognava dare un significato alle cose solo dopo averle osservate e misurate. Galileo diede notizia nel Sidereus nuncius di essere riuscito a dimostrare sperimentalmente la teoria di Copernico: infatti utilizzando il cannochiale mostrò l’esistenza dei satelliti di Giove e dimostrò che il sole era al centro dell’universo, e non la terra; quindi dimostrò che la teoria Tolemaica era falsa. Per queste dimostrazioni Galileo ebbe grossi problemi con l’Inquisizione; quando lasciò Padova, presso la cui Università insegnava, fece l’errore di andare a Firenze, Città che allora era molto vicina al Papa al contrario di Venezia che invece godeva ancora di una certa autonomia perchè politicamente forte e lontana da Roma. Fu perseguitato dall’Inquisizione.

Sidereus Nuncius

Sidereus Nuncius

 

Galileo ebbe anche il merito di usare il cannocchiale, non solo per vedere le cose grandi ma anche per vedere quelle piccole, e consigliò ai suoi allievi di usare il microscopio. Fu Francesco Stelluti (1577-1652), un suo allievo, a chiamare lo strumento microscopio. C’è una tradizione senza nessuna base storica, secondo cui chi scoprì il microscopio fu l’olandese Zacharius Jansen; in realtà l’unica cosa certa è che costui costruiva lenti. L’uso del microscopio per osservare le cose invisibili è da attribuire solo a Galileo; ciò è documentato in una sua lettera in cui esorta i suoi allievi a usare il microscopio. Sicuramente l’apporto più importante alla scienza fu l’uso della matematica, necessaria per quantizzare l’esperimento.
Poiché Galileo era un fisico egli aveva elaborato la teoria secondo cui il corpo umano era una macchina e gli organi delle minute macchine: bisognava pertanto ricercare la macchina elementare. I microscopi di Galileo avevano dei grossi problemi perché presentavano dei difetti di rifrazione e riflessione della luce, per cui si vedevano molte immagini illusorie: ciò comportò feroci critiche al microscopio.

 

MARCO AURELIO SEVERINO

Marco Aurelio Severino (15801656). Nato a Tarsia (Calabria) fu professore di Anatomia e Medicina a Napoli. Egli abbracciò appieno la filosofia galileiana e usando il microscopio descrisse addirittura l’utero dello scarabeo (che, naturalmente, ne è privo) . Dimostrò tuttavia che negli insetti ritroviamo gli organi che ci sono negli animali superiori; sosteneva anche che il microscopio doveva servire a vedere cose invisibili e che l’anatomia non doveva essere considerata come “arte del tagliare” ma servire per scomporre e per andare a ricercare gli atomi. (Anatomia dissutrix non dissectrix). Severino fu anche un grande chirurgo e pubblicò (1632) il primo trattato illustrato di patologia chirurgica. A Napoli ci fu una epidemia di difterite e lui praticando la laringectomia salvò molte vite. In periodo di peste non scappò dalla città, come fecero molti altri medici, ma rimase a curare i malati; purtroppo però si ammalò anche lui di peste e morì. Lo studio microscopico degli insetti evidenziò che cose che sembravano assolutamente grossolane erano invece molto complicate.
Molti allievi della scuola di Galileo, con degli artifizi, riuscirono a mettere in evidenza delle strutture molto fini, dando perciò il via alla cosiddetta anatomia scompositiva o artificiosa. Per esempio Giovanbattista Odierna (1597-1660) a Palermo, bollì l’occhio di una mosca e dimostrò che era formato da una miriade di cristallini che permettevano alla mosca di vedere. a 360°. Oltre al microscopio si poteva usare il microscopio naturae; infatti Auberio, che era un allievo di Giovanni Alfonso Borelli (1608-1679) a sua volta allievo di Galileo, per dimostrare come era fatto il testicolo studiò quello del maiale, animale che aveva già colpito Galeno proprio perché gli organi vegetativi erano simili a quelli dell’uomo, e mise in evidenza i tubuli seminiferi, la struttura dei tubuli efferenti e l’epididimo, che poi furono comparati con quelli dell’uomo. Quindi qualsiasi cosa andava bene pur di riuscire a capire come è costruito e come funziona il corpo umano.

 

SANTORIO SANTORIO 

Santorio

Santorio

Il fatto che la matematica e la misurazione dell’esperimento fossero cose essenziali portò a delle conseguenze qualche volta al limite del possibile; per esempio ci fu un grande scienziato, Santorio Santorio (Capodistria 1561-Venezia 1636), istriano e allievo della scuola galileiana, Studiò all’Università di Padova e dopo la laurea esercitò in Croazia. Nel 1599, si stabilì a Venezia dove esercitò la medicina pratica con grande consenso e successo e nel 1611 divenne professore di medicina teorica all’Università di Padova. Santorio fu seguace del metodo sperimentale; trascorse gran parte della sua vita in una bilancia dove si pesava quando mangiava e dopo aver defecato, misurando ciò che rimaneva dopo aver mangiato: ebbe così l’intuizione dell’esistenza del metabolismo. Egli capì anche che la sudorazione serviva all’eliminazione del calore (termoregolazione); fu anche il primo a fare la misurazione del polso e ad usare il termometro per misurare la febbre (inventò il termometro ed il pulsametro). Opera classica a diffusione europea “ De statica medica” uno dei libri più importanti della storia della fisiologia.
Opere
• Methodi vitandorum errorum omnium, qui in arte medica contingunt libri XV, quorum principia sunt ab auctoritate medicorum, & philosophorum principum desumpta, eaque omnia experimentis, & rationibus analyticis comprobata, 1603.
• Ars de statica medicina, 1612.
• Commentaria in artem medicinalem Galeni, 1614.
• Nova pulsuum praxis morborum omnium diagnosim prognosim et medendi aegrotis rationem statuens, sine eorum relatione, 1624.
• Commentaria in primam fen primi libri canonis Auicennae, 1625.
• Commentaria in primam sectionem Aphorismorum Hippocratis, 1629.
• Opera omnia, 1660.

 

GASPARE ASELLI

Gaspare Aselli (15811626) (scoperta dei vasi chiliferi). Era un medico milanese, professore all’Università di Pavia (a Milano l’Università non c’era). Facendo un esperimento su un piccolo cane, in cui voleva dimostrare come avvenivano le escursioni diaframmatiche e anche come potevano cessare con la resezione del nervo frenico, quando aprì l’addome sotto il diaframma vide una rete bianchissima nelle maglie del mesentere e si rese conto di aver fatto una grande scoperta, cioè di aver scoperto il quarto tipo di circolazione. Quando volle mostrare questa scoperta all’Università di Pavia usò un grosso cane randagio, ma dopo averlo aperto davanti a tutti non vide niente. Così Aselli, dopo un momento di sconforto, pensò che la differenza tra i due cani era che il primo aveva mangiato mentre il secondo cane, che era un randagio, non aveva mangiato. Allora decise di ripetere l’esperimento con un terzo cane, che aprì dopo averlo fatto mangiare. Questa volta finalmente vide la rete dei vasi chiliferi e poté dimostrare la loro esistenza all’Università. In seguito pubblicò un atlante che conteneva le prime stampe a colori. Un grosso errore che fece Aselli fu quello di confondere un linfonodo con un organo che lui chiamò pancreas. Ancora non si conosceva il sistema linfatico, che verrà scoperta solo qualche decennio dopo: prima Jean Pequet (1622-1674) scoprì la cisterna del chilo e poi, l’intera circolazione linfatica venne descritta da un medico romano Giovanni Guglielmo Riva (1627-1677), e da Thomas Bartholin (1616-1680). Va ricordato che Bartolomeo Eustachi aveva già descrito il dotto toracico del cavallo nel 1564.

 

WILLIAM HARVEY

    William Harvey 

 William Harvey (Folkestone, Kent 15781657) medico inglese. William Harvey fu il primo scienziato a descrivere accuratamente il sistema circolatorio umano, sviluppando le precedenti teorie di René Descartes. Studiò alla King’s School di Canterbury, a Cambridge, e all’Università di Padova, dove fu allievo di dove fu allievo di Fabrizio e di Casserio. Egli si interessò della circolazione del sangue. Innanzitutto misurò la quantità di sangue che c’è nel corpo (prese un animale a cui tagliò una vena e estrasse tutto il sangue) e vide che era molto limitata. Questo fatto era quindi in contrasto col concetto galenico secondo cui il sangue veniva continuamente prodotto per essere assorbito dalle strutture periferiche. Scoprì la circolazione del sangue. Tornato in Inghilterra, lavorò come medico al St Bartholomew’s Hospital di Londra tra il 1609 e il 1643. Fu inoltre socio del Collegio Reale dei Medici. 1628: data storica in cui Harvey pubblicò il suo trattato intitolato Exercitatio Anatomica de Motu cordis et sanguinis in animalibus.
Harvey, usando le stesse tavole di Fabrizio d’Acquapendente, dimostrò che nelle vene il sangue non aveva decorso centrifugo, come invece sosteneva Galeno, secondo cui il sangue andava dal fegato alla periferia. Fabrizio aveva interpretato quelle tumefazioni che si vedono quando si comprime una vena (e dovute alle valvole venose) come delle porticine che servivano per rallentare il flusso dal centro alla periferia, Harvey dimostrò esattamente il contrario: infatti aveva visto che, mettendo un laccio ad una vena, che pertanto diventa turgida, e poi chiudendo altri due segmenti, il sangue non va dal centro alla periferia ma dalla periferia verso il centro. Quindi Harvey capì il meccanismo della circolazione venosa, capì che il cuore era come una pompa che metteva in circolo il sangue, ma non riuscì a trovare l’anello di congiunzione tra le arterie e le vene perché non riusciva a vedere i capillari. I capillari vennero poi scoperti, più tardi, da Malpighi negli animali a sangue freddo ed in quelli a sangue caldo da Spallanzani che confermò le precedenti osservazioni di William Cowper (1666-1709). Questa nuova teoria ebbe diversi consensi ma anche molte critiche, anche perché il concetto della circolazione fu associato a idee politiche sulla circolazione del potere. Perciò Harvey all’inizio fu criticato moltissimo ma poi la sua teoria si affermò declassando il fegato che da organo principale divenne invece solo l’organo che secerne la bile. Addirittura ci fu un famoso anatomico Thomas Bartholin (maestro di Stenone) che pubblicò le exequiae del fegato.

Negli ultimi anni della sua carriera, si dedicò allo studio dell’ embriologia. Nel trattato De generatione, scritto nel 1651 Harvey appoggiò la teoria aristotelica secondo cui gli embrioni si formano gradualmente, e che nel loro stadio iniziale non possiedono le caratteristiche di un adulto. Morì di infarto nel 1657. Nel testamento lasciò i suoi averi al fine di fondare una scuola, tuttora esistente, nella sua città natale.

 

 

Rembrant:lezione di anatomia del dottor Tulp

Rembrant:lezione di anatomia del dottor Tulp

Opere
• 1628 Exercitatio Anatomica de Motu Cordis et Sanguinis in Animalibus
• 1651 De Generatione

 

BERNARDINO RAMAZZINI 

Ramazzini

Ramazzini

  Bernardino Ramazzini (Carpi 1633 – Padova 1714) medico e scrittore italiano, importante personaggio della fine del 600. Proveniente da una modesta famiglia di Carpi, viene avviato agli studi di medicina all’università di Parma, dove si laurea nel 1659. Ramazzini inizia l’esercizio della professione medica nel ducato di Castro, a quel tempo trascorso da continui e feroci atti di violenza, a causa del conteso dominio territoriale tra la parmense famiglia dei Farnese ed il papato. Nel 1680, dopo la definitiva annessione del Ducato di Castro al Patrimonio di San Pietro, Ramazzini torna alla nativa Carpi ed inizia a professare nella città di Modena. Ben presto la sua fama di medico capace e di grande esperienza, nonostante la giovane età, arriva alla conoscenza del duca Francesco II d’Este che lo vuole nella sua Università, da egli appena rifondata. La sua fama cresce e varca i confini del Ducato di Modena, fino ad arrivare alla prestigiosa Università di Padova che, nel 1700, gli offre il posto di aggiunto alla cattedra di medicina. Ramazzini aveva un operaio che andava da lui a pulire i bagni, che dopo qualche tempo divenne cieco. Allora Ramazzini, incuriosito fece delle indagini e accertò che anche altri lavacessi erano diventati ciechi. Lo stesso accadeva anche agli spazzacamini: molti avevano il cancro, Capì che molti lavori hanno un’influenza sulla salute e pubblicò un trattato sulla medicina del lavoro (DE MORBIS ARTIFICUM) dove descrive molte malattie legate alla situazione lavorativa. I medici dell’epoca si rendevano conto di come la terapia fosse qualcosa di disastroso.
L’intenzione di Ramazzini è quella di confrontare le proprie teorie con gli eminenti colleghi padovani e di riuscire a dare alle stampe il suo trattato “De morbis artificum diatriba” che, infatti, viene pubblicato a Padova nello stesso anno. Quest’opera, primo studio nella storia della medicina sulle malattie professionali, è considerata l’atto fondante di quella che oggi viene chiamata “Medicina del lavoro”. Ramazzini prese in esame ed analizzò il contesto delle condizioni di lavoro e delle malattie da esse derivanti, di un elevato numero di mestieri (40 – 50) e, inoltre, descrisse i possibili rischi per la salute correlati ad ogni lavoro e i loro possibili rimedi. Oltre a ciò prese in considerazione, integrandole con i dati già ottenuti, le condizioni climatiche in cui questi lavori erano o potevano essere svolti. La relazione tra rischi e malattia osservate hanno anticipato l’attuale metodo scientifico, ancora oggi utilizzato, basato su studi epidemiologici. Ogni possibilità di ritorno a Modena di Ramazzini viene impedita dalla situazione d’instabilità causata, dopo la morte di Carlo II, dalla guerra di successione spagnola che coinvolge il ducato estense. Ramazzini decide di restare nella università patavina, continuando l’amplialamento della sua monumentale opera che, per oltre due secoli, resterà il principale punto di riferimento per lo studio epidemiologico delle malattie professionali e verrà tradotta in moltissime lingue.Nel 1708 riceve la titolarietà unica della cattedra di medicina a Padova, ove si spegne il 5 novembre 1714, senza aver potuto far ritorno nella sua amata Modena. A lui è dedicata la “Fondazione Europea Bernardino Ramazzini” di Bologna, un prestigioso istituto di ricerca sui tumori che, principalmente, studia i rischi cancerogeni ambientali e professionali.
 

 

MARCELLO MALPIGHI

 

Malpighi

Malpighi

Marcello Malpighi (Crevalcore BO 1628 – Roma 1694) medico, anatomista e fisiologo. Nel gennaio del 1646 s’iscrisse allo Studium di Bologna. Il giovane Malpighi non sembra aver mostrato una precoce vocazione per gli studi. La sua vita spensierata si spezzò quando nel 1649 morirono entrambi i genitori ed il nonno paterno. Da primogenito Malpighi doveva occuparsi dei suoi otto fratelli; decise così di diventare medico. Si appassionò all’anatomia e frequentò il “Coro anatomico”, un’accademia fondata da Bartolomeo Massari che si era dedicata alla dissezione di animali e, se disponibili, di cadaveri umani. In quegli anni, però, lo Studium di Bologna era entrato in un’età grigia e nella medicina bolognese, nonostante la tradizione anatomica risalente a Mondino dei Liuzzi e Giulio Cesare Aranzio, l’autorità antica di Galeno era tuttora saldamente ancorata. Le attività del Coro provocarono l’animosità di quasi l’intero corpo accademico. Avversari particolarmente accaniti furono Paolo Mini e Ovidio Montalbani. Il primo proclamò che lo studio degli antichi scritti di Galeno rendeva inutile qualsiasi dissezione, il secondo fece valere la sua autorità per introdurre nell’esame di dottorato una severa prova di fede alla medicina galenica. Nel 1656, due anni dopo la laurea in “medicina e filosofia” e un anno dopo la morte del suo maestro (e cognato) Massari, Malpighi insegnava presso l’Università di Pisa. Una particolare amicizia lo legava al matematico Giovanni Alfonso Borelli, che lo introdusse alla iatromeccanica. Nell’ambito dell’Accademia Malpighi conobbe anche un nuovo strumento che lo doveva accompagnare per il resto della sua vita: il microscopio. Ritornato nel 1659 a Bologna Malpighi vi rimase, coprendo la cattedra di Medicina teorica e facendo le sue prime importanti osservazioni microscopiche. In una serie di lettere dirette a Borelli, Malpighi descrisse la struttura fine dei polmoni. Nella medicina galenica i polmoni erano considerati costituiti di sangue coagulato. Malpighi non si mostrò solo seguace della filosofia meccanica e maestro di microscopia ma riuscì anche a penetrare con vari artifizi anatomici nell’interno delle strutture e a svelare il sottile meccanismo del loro funzionamento. Con la descrizione degli alveoli Malpighi gettò le basi per una teoria della respirazione e fornì un dato fondamentale alla nascente medicina moderna: nella sua famosa opera De motu cordis (1628), William Harvey aveva portato prove decisive contro il sistema galenico che vedeva il sangue prodotto nel fegato e poi consumato dalle parti del corpo. Al sistema harveiano della circolazione del sangue mancava tuttavia la dimostrazione che era effettivamente “chiuso”. Malpighi rivelò che nei polmoni arterie e vene erano collegate da una finissima rete capillare.

 

Le tensioni all’interno del corpo docente bolognese non si erano placate, e Borelli convinse Malpighi che era meglio lasciare la città e trasferirsi a Messina dove lui gli aveva procurato un posto molto ben remunerato all’università. A Messina Malpighi proseguì la sua immane opera intesa a rivelare la struttura microscopica degli organi degli esseri viventi. Nel 1665 pubblicò i tre opuscoli: De lingua, De cerebro e De externo tactus organo, incentrate sul senso del gusto, sul funzionamento del cervello e sul senso del tatto.
Un altro clamoroso successo per la iatromeccanica avvenne l’anno successivo quando uscì De viscerum structura, nel quale Malpighi mise in evidenza il complesso sistema di follicoli, tubuli e vasellini dei reni e sviluppò un nuovo modello del processo della secrezione. Ma anche a Messina Malpighi non resistette a lungo e nel 1666 fece ritorno nella sua amata Bologna ottenendo l’insegnamento di Medicina pratica e diventando un medico richiesto e, per conseguenza, persona benestante.
Malpighi allievo di Galileo, sostenne che tutti gli organi erano formati da delle minute macchine, le ghiandole. Questo è vero e falso nello stesso tempo. Infatti è vero che si può riconoscere una struttura ghiandolare nel fegato, nel rene, ma questo non vale per il cervello o altri organi. Comunque Malpighi fece altre scoperte importanti: gli strati dell’epidermide, il glomerulo renale, i corpuscoli della milza, i globuli rossi, ma il suo genio deriva dall’essere riuscito a distinguere ciò che era artefatto da ciò che era realtà, perché i microscopi di allora davano immagini veramente fallaci. Scoprì inoltre i capillari nel polmone di rana (animale a sangue freddo) completando lo schema di Harvey.

 Gli anni a seguire furono di particolare importanza per la vita di Marcello Malpighi perché videro la rottura dell’amicizia con Borelli e l’inizio della collaborazione con la Royal Society di Londra, che dal 1669 in poi pubblicherà tutte le sue opere. Entrambi gli eventi rafforzarono l’autonomia scientifica di Malpighi che, pur rimanendo sempre fedele alla microscopia e alla iatromeccanica, estese ulteriormente il suo campo di ricerca: agli insetti (De bombyce, 1669), all’embriologia (De formatione pulli in ovo, 1673) e alle piante (Anatomes plantarum, 1675/1679), aprendo per ognuno di essi nuove strade. Solo davanti ai minerali si diede per vinto. Nel 1687 la Royal Society pubblicò l’Opera omnia di Malpighi, ma nonostante la sua crescente fama a livello internazionale, l’opposizione bolognese non si attenuò.
Nel 1691 Pietro Antonio Pignatelli, cardinale legato di Bologna, volle avere l’amico bolognese Malpighi come archiatra a Roma. Malpighi non riuscì a lungo a sottrarsi a tale richiesta. Fu nominato “cameriere segreto partecipante”, titolo che equivalse allo status clericale di monsignore, e fu accolto a Roma con i massimi onori. Nonostante ciò, Malpighi visse il trasferimento forzato con amarezza e tristezza. Tre anni più tardi, il 19 novembre 1694, morì dopo un attacco apoplettico. Tre anni dopo apparse la sua Opera posthuma.
Opere
• Marcello Malpighi, Dissertatio epistolica de bombyce, Societati Regiae, Londini ad scientiam naturalem promovendam institutae, dicata, Londini: apud Joannem Martyn & Jacobum Allestry, 1669
• Marcello Malpighi, Marcelli Malpighi Consultationum medicinalium centuria prima, quam in gratiam clinicorum evulgat Hieronymus Gaspari…, Patavii: ex Typographia Seminarii : apud Jo. Manfre, 1713
• Marcello Malpighi, Marcelli Malpighii … Anatomes plantarum pars altera. Regiae Societati, Londini ad scientiam naturalem promovendam institutae, dicata, Londini: impensis Johannis Martyn, Regiae Societatis typographi, ad insigne campanae in coemeterio divi Pauli, 1679
• Marcello Malpighi, Marcelli Malpighii Opera omnia, seu Thesaurus locupletissimus botanico-medico-anatomicus, viginti quatuor tractatus complectens et in duos tomos distributus, Lugduni Batavorum: apud Petrum Vander Aa, bibliopolam, 1687

 

ANTONIO VALLISNERI

Vallisneri

Vallisneri

Antonio Vallisneri (Trassilico, Lucca 1661 – Padova 1730) medico, scienziato, naturalista e biologo, si laureò in medicina nel 1685 presso il Collegio medico di Reggio Emilia sotto la guida di Marcello Malpighi. Studiò a Bologna, Venezia, Padova e Parma e ottenne la cattedra straordinaria di Medicina Pratica (1700) e successivamente quella di Medicina Teorica (1709) all’Università di Padova. È stato uno dei primi ricercatori in medicina ad aver proposto l’abbandono della teoria aristotelica in favore dell’approccio sperimentale basato sui principi scientifici sostenuti da Galileo Galilei. Vallisneri affermava che la conoscenza scientifica è acquisita tramite l’esperienza e il ragionamento. Questo è il principio che lui seguì per le sezioni anatomiche e la descrizione degli insetti. Per questa ragione la sua carriera medica fu al centro di una spinosa controversia, poiché molti dei suoi contemporanei non potevano abbandonare le teorie medioevali, a quel tempo dominanti, anche di fronte all’evidenza sperimentale. Aveva uno stile di scrittura chiaro e preciso. Antonio Vallisneri seguì le tracce di Galilei nell’utilizzare la lingua italiana per scrivere i suoi trattati, e fu uno dei più ammirati scrittori di scienza dagli studiosi di tradizione galileiana, come Francesco Redi e Lorenzo Magalotti. La scelta dell’italiano come lingua per le sue opere fu molto coraggiosa per la comunità scientifica del tempo, che usava ancora il latino come “lingua del sapere”.
La vasta produzione letteraria e della biblioteca, che alla morte del figlio Antonio junior contava circa mille volumi, è stata donata alla Biblioteca Universitaria di Padova. Influenzato da famosi pensatori, come Leibniz e Conti, appartenne alla scuola galileiana. Fu socio della Royal Accademy dal 30 novembre 1703.
A lui è dedicato il complesso che ospita i dipartimenti di Biologia, di Chimica Biologica e di Scienze Biomediche Sperimentali dell’Università di Padova; inoltre il Liceo Scientifico di Lucca.
Principali opere
• 1696: Saggio de’ dialoghi sopra la curiosa origine di molti insetti, “Galleria di Minerva”, I, pp. 297-322, Albrizzi, Venezia.
• 1700: Secondo dialogo sopra la curiosa origine di molti insetti, “Galleria di Minerva”, III, pp. 297-318, Albrizzi, Venezia.
• 1700: Dialoghi sopra la curiosa origine di molti insetti, Albrizzi, Venezia.
• 1710: Prima raccolta d’osservationi e d’esperienze, Albrizzi, Venezia.
• 1710: Considerazioni, ed esperienze intorno al creduto cervello di bue impietrito, Stamperia del Seminario, Padova.
• 1710: Considerazioni, ed esperienze intorno alla generazione de’ vermi ordinarj del corpo umano, Stamperia del Seminario, Padova.
• 1713: Esperienze, ed osservazioni intorno all’origine, sviluppi, e costumi di varj insetti, Stamperia del Seminario, Padova.
• 1713: Nuove osservazioni, ed esperienze intorno all’ovaja scoperta né vermi tondi dell’uomo, e de’ vitelli, Stamperia del Seminario, Padova.
• 1714: Istoria del camaleonte affricano, Ertz, Venezia.
• 1714: Nuova idea del male contagioso de’ buoi, Pandolfo, Milano.
• 1714: Lezione accademica intorno all’origine delle fontane, Ertz, Venezia.
• 1721: Istoria della generazione dell’uomo e degli animali, se sia da’ vermicelli spermatici o dalle uova, con un trattato nel fine della sterilità, e dei suoi rimedj, Hertz, Venezia.
• 1721: De’ corpi marini, che su’ monti si trovano, Lovisa, Venezia.
• 1725: Dell’uso, e dell’abuso delle bevande, e bagnature calde, o fredde, Capponi, Modena.
• 1726: Esperienze ed osservazioni, Tipografia del Seminario, Padova.
• 1733: Opere fisico-mediche, Sebastiano Coleti, Venezia.

 

ANTONY LEEUWENHOEK

Leeuwenhoek

Leeuwenhoek

 Antony Leeuwenhoek (Delft 1632-Delft 1723) , ottico e naturalista olandese autodidatta. Commerciante di tessuti, appassionato di microscopi, tanto da costruirsene uno con le sue stesse mani, riuscì a vedere delle cose straordinarie che, non essendo dotto e non sapendole interpretare, mandava alla Royal Society di Londra che le pubblicava, dopo traduzione, senza commentarle. Leeuwenhoek si ingegnò a costruire delle lenti molto potenti per l’epoca con le quali intraprese alcune importanti osservazioni. Per esempio, si rese conto che esistevano degli esseri viventi piccolissimi nella placca dentaria. Ha posto le basi della biologia cellulare e della microbiologia, scoprendo i protozoi nel 1674; successivamente un suo allievo, che usava il microscopio con lui, scopri lo spermatozoo. Questo commerciante descrisse tantissime altre cose che però, essendo solo delle osservazioni, venivano ignorate e magari venivano apprezzate e verificate decenni dopo. Le scoperte, riportate in modo frammentario e disordinato dall’autore, furono pubblicate dal 1673 al 1724 in traduzione inglese su una rivista della Royal Society di Londra e raccolte in alcuni volumi da Leeuwenhoek stesso.

 

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  AIKATERINI  KARYDI  ©

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4 commentiLascia un commento

  1. La foto all’inizio pagina è di straodinaria bellezza!

    Cercavo il nome del medico che fece l’autopsia di San Filippo Neri ma non riesco a ricordarne il nome.Potete aiutarmi?Grazie,Alba Lanz

  2. Che altro dirvi,questa storia della medicina mi piace moltissimo!Metteteci anche mio nonno il Prof.Otto Lanz,svizzero e uno dei primi a usare i guanti sterili nella sua clinica a Berna,nonche altre importanti innovazioni.

  3. Sehr geehrte Alba Lanz, intanto complimenti per avere un nonno così stimato e geniale. Certamente il nome Lanz non è sconosciuto nella letteratura scientifica medica, infatti durante gli studi di medicina, nel corso di semeiotica medica, viene insegnato tra gli altri, anche il repere appendicolare detto appunto PUNTO DI LANZ; nella palpazione dell’ addome, la manovra per identificare questo punto non deve mancare. Otto Lanz inoltre ha scoperto le basi del trapianto di cute allora utilizzato per grosse ferite a cielo aperto ed importanti ustioni. Tuttavia mi sono, per ora, limitata ad evidenziare solo le scoperte più, diciamo, note. In effetti se dovessi aggiungere il professore, dovrei allora non dimenticare anche il tedesco Alzheimer che scoprì l’ omonima malattia, oggi parrecchio diffusa e De Bakey,chirurgo statunitense che classificò gli aneurismi (ha operato anche il comico Jerry Lewis) e tanti, tanti altri. Non escludo comunque la possibilità di aprire una sessione su nomi ed innovazioni che figurano di meno ma non per questo certamente, sono meno importanti. Anzi, ti prego, se hai notizie documentate sul uso dei guanti sterili per la prima volta dal prof. Otto Lanz o sui suoi studi sulla tiroide, fammele conoscere. So che tra i primi ad usare i guanti è stato il chirurgo romeno Johann Mikulicz, che ha dato il suo nome ad alcuni strumenti chirurgici, certe manovre operatorie, nonchè ad alcune patologie. Per quanto riguarda San Franceso Neri, non ero a conoscenza che gli si fosse fatta l’ autopsia; pertanto, mi applicerò a cercare qualcosa di più in proposito.
    Grazie per aver visitato il mio sito e ritorna!

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