LA MEDICINA NEL 1700

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LA STORIA DELLA MEDICINA

 

LA MEDICINA NEL 1700

 

L’illuminismo e il razionalismo del ‘700 sono il terreno fertile sul quale la scienza medica può svilupparsi. Il metodo sperimentale diventa lo strumento indispensabile per raggiungere la conoscenza.
In questo secolo viene scritto il primo vero trattato di anatomia patologica: il “De sedibus et causis morborum per anatomen indagatis” di Giovanni Battista Morgagni. Nel ‘700 i grandi anatomisti sono numerosissimi. I più importanti sono Gian Domenico Santorini, William e John Hunter, Luigi Galvani, Antonio Scarpa, Paolo Mascagni, Luigi Rolando, Albert Von Haller, Saverio Bichat, e Guglielmo Cullen. Inoltre, Eduard Jenner: questo medico inglese introdusse la vaccinazione antivaiolosa e diede il via alla medicina preventiva.

 

ANATOMIA

GIOVANNI BATTISTA MORGAGNI

Giambattista Morgagni

Giambattista Morgagni

Giovanni Battista Morgagni (Forlì 1682– Padova 1771) medico, anatomista e patologo, fu il vero fondatore della medicina clinica moderna. È stato il fondatore della anatomia patologica nella sua forma contemporanea, tanto che Rudolf Virchow lo definisce il “Padre della Patologia moderna”. Questi apparteneva come derivazione alla scuola galileiana, perchè era allievo di Antonio Maria Valsalva (1666-1723), il quale a sua volta era allievo di Malpighi, Malpighi di Borelli, e questi era allievo di Galileo. Divenne allievo e assistente di Antonio Maria Valsalva e e nei 5 anni successivi pubblicò Adversaria.

 

Adversaria Anatomica Omnia

Adversaria Anatomica Omnia

Nel 1707 si trasferì a Venezia, dove venne a contatto con il chimico Giangirolamo Zanichelli e l’anatomista Giandomenico Santorini. Fu contemporaneo dello scienziato, professore e lettore di Chirurgia Girolamo Vandelli cattedratico dell’Università di Padova con cui condivise molte attività di studio e ricerca scientifica. Nel 1709 tornò a Forlì, dove esercitò come medico pratico, ottenendo subito consenso. Nel 1711 venne chiamato alla cattedra di medicina teorica dell’Università di Padova, che fu mutata in quella di anatomia nel 1715. Mantenne la cattedra di anatomia fino alla morte. Morgagni fu uno scienziato grande, geniale e moderno, che nella sua attività di ricerca usò sistematicamente il metodo sperimentale, utilizzato poi da alcuni suoi allievi, tra cui Andrea Pasta. Oltre che uomo di scienza fu anche un abilissimo e ricercato clinico medico. Personalità eclettica e di vasta cultura umanistica fu anche latinista, archeologo, botanico e storico. Nella sua vita fu membro di innumerevoli accademie scientifiche italiane e straniere, tra cui la Royal Society di Londra.
Morgagni aveva una concezione iatrofisica ; egli però non usava il microscopio, usava l’occhio: aveva la tendenza a cercare di scoprire il funzionamento del corpo umano inteso come macchina. Il Morgagni si riferì a delle precedenti pubblicazioni. Quella più accurata risaliva alla fine del ‘400: a Firenze c’era stato Antonio Benivieni (1443-1502) che aveva fatto diverse autopsie e le aveva correlate con la causa di morte; il suo libro è intitolato “De abditis morborum causis” (le cause nascoste delle malattie). Un altro trattato pubblicato nel tardo 600 era stato il “Sepulcretum” di Theophile Bonet (1620-1689), in cui erano descritti molti casi di reperti ottenuti al tavolo anatomico. Però in tutti questi trattati manca la correlazione tra storia clinica e reperto anatomo-patologico.
Col Morgagni ci fu un ritorno al tripode alessandrino che consisteva nella storia clinica, nell’autopsia e poi nella diagnosi clinica. Il Morgagni raccolse ben settecento quadri autoptici, correlò il quadro autoptico con la storia clinica del paziente, dimostrò che per la stragrande maggioranza delle malattie vi era una patologia d’organo. Allora non c’erano mezzi per fare l’autopsia in vivo (autopsia intesa come nella concezione alessandrina, cioè come esame del malato con i propri occhi), quindi l’autopsia era veramente la dissezione, ma il concetto era quello di correlare la storia clinica con la malattia.

Anatomicorum Princeps

Anatomicorum Princeps

La sua opera scientifica può suddividersi in due parti, quella anatomica e quella anatomo-patologica. Le ricerche anatomiche sono contenute nelle “Adversaria anatomica” e nelle Epistolae anatomicae, opere in cui sono descritte innumerevoli scoperte morfologiche che gli diedero fama mondiale, tanto che nel 1769 la Natio Germanica lo proclamò Anatomicorum totius Europae Princeps. Il Morgagni è stato un anatomico celeberrimo, era chiamato sua maestà anatomica in Europa, perché aveva pubblicato alcuni appunti di anatomia “Adversaria Anatomica”, che divennero molto famosi per la revisione di cose che erano già state viste, che fece con una notevole precisione. Le ricerche anatomo-patologiche sono contenute nella sua opera più celebre, pubblicata in latino e intitolata “De Sedibus et causis morborum per anatomen indagatis” nel 1761 (sulle sedi e le cause delle malattie studiate attraverso l’anatomia). ‘E la sua opera maggiore, una pietra miliare per la nascita della medicina moderna, in 5 volumi, dedicati alle più importanti accademie mediche nel mondo di allora. Egli raccolse 700 casi clinici, alcuni appartenevano anche a Marcello Malpighi (1628-1694) e un buon numero erano appartenuti al suo maestro Antonio Maria Valsalva (1666-1723), anatomico che fece importanti scoperte soprattutto sull’ orecchio. Uno dei libri più importanti della storia della medicina, che segna l’inizio della patologia d’organo e il tramonto dell’ umoralismo, teoria che aveva dominato in patologia dai tempi di Ippocrate e Galeno. Con lui inizia la moderna patologia e, dunque, la medicina moderna. I principi di Morgagni, furono applicati all’estero e furono alla base dello sviluppo della clinica negli altri paesi. Inflenzò Domenico Cotugno ed ebbe come allievo Antonio Scarpa.
Nel De sedibus, mettendo in relazione le alterazioni anatomiche osservate autopticamente con le malattie che erano state rilevate clinicamente, dimostra come ad ogni alterazione anatomica corrisponda un’alterazione della funzione e quindi una malattia. L’opera consta di 750 pagine, stampate fittamente su doppia colonna e risulta composta di settanta epistole medico anatomiche, ordinate in cinque libri.

De Sedibus et causis morborum per anatomen indagatis

De Sedibus et causis morborum per anatomen indagatis

Opere principali
• Adversaria anatomica prima (Bologna, 1706).
• Nova institutionum medicarum idea (Padova, 1711, 1982).
• Adversaria anatomica altera et tertia (Padova, 1717).
• Adversaria anatomica quarta, quinta et sexta (Padova, 1719).
• Epistolae anatomicae duae novas observationes et animadversiones complectentes (Padova, 1728).
• Epistolae anatomicae duodeviginti ad scripta pertinentes celeberrimi viri Antonii Mariae Valsalvae (Venezia, 1740).
• De sedibus et causis morborum per anatomen indagatis (Venezia, 1761).
• Opuscula miscellanea (Venezia, 1763).
• Opera omnia in quinque tomos divisa (Venezia, 1764).
• Epistolae Aemilianae (Forlì, 1931).
• Consulti medici (a cura di Enrico Benassi, Cappelli, Bologna, 1935).

 

DOMENICO COTUGNO
Altro scienziato del primo 700 fu Domenico Cotugno (1736-1822) che scoprì il liquor cefalorachidiano, descrisse la sciatica, e notò per la prima volta la presenza di albumina nelle urine dei nefropatici. Luigi Galvani (1737-1798), anatomico a Bologna scoprì l’ elettricità animale, anche se secondo alcuni una parte del merito andrebbe riconosciuto alla moglie, la quale, mentre preparava delle rane, toccò con un cucchiaio di bronzo le zampe dell’animale e notò che si contraevano. In seguito a ciò Galvani fece esperimenti e parlò per la prima volta di elettricità animale. Volta, però, dimostrò che non era elettricità animale, bensì un fenomeno fisico.

 

 

ANTONIO SCARPA

Antonio Scarpa

Antonio Scarpa

Antonio Scarpa (Lorenzaga di Motta di Livenza TV 1752 – Pavia 1832) importante anatomico e chirurgo.
Fu lo zio Paolo, prete, che, intuite le doti del nipote, lo avviò agli studi universitari a Padova, dove si laureò in medicina e chirurgia il 19 maggio 1770 formandosi sotto il Professor Girolamo Vandelli e di Giovanni Battista Morgagni. Operò a Modena e, soprattutto, a Pavia dove fu chiamato da Brambilla. Infatti, nel 1772 ottenne la cattedra anatomo-chirurgica all’Università di Modena e Reggio Emilia che tenne fino al 1783, anno in cui fu chiamato dalla Corte di Vienna all’Università di Pavia che all’epoca costituiva il centro più importante della penisola in campo scientifico. Antonio Scarpa fu dal 1783 al 1832, anno della su morte, una figura di primo piano negli ambienti scientifici europei.
Molte e notevoli per importanza ed originalità del contenuto, sono le opere che Scarpa diede alle stampe che riferivano del suo lavoro nel campo dell’anatomia tanto che diverse parti del corpo umano ancora oggi, nella nomenclatura medica internazionale, prendono il suo nome. L’anatomia sviluppata da Scarpa a Pavia non era fine a sé stessa ma la base della fisiologia e soprattutto della chirurgia. Diede importanti contributi all’anatomia dell’occhio, dell’orecchio (endolinfa e timpano secondario), al trattamento chirurgico delle ernie ed a quello degli aneurismi. Scoprì il nervo naso-palatino ed insieme al Vick D’Azyr i nervi olfattivi; descrisse i nervi cardiaci. Contribuì grandemente alla definizione dell’anatomia topografica, soprattutto di quella degli arti inferiori, ed è considerato, insieme a John Hunter il fondatore dell’ Anatomia Chirurgica.
La sua fama gli fece ottenere la Legion d’Onore e l’elezione a membro della Royal Society e delle principali accademie scientifiche europee. La sua testa è conservata in formalina nel museo per la storia della medicina dell’Università di Pavia. Nessuno sa perché fu mozzata. Forse fu un singolare atto di omaggio come sostenne il Panizza, suo successore: “La testa degli uomini grandi dovrebbe essere sempre conservata poiché l’uomo sta tutto nella sua testa”.

 

LUIGI ROLANDO

Luigi Rolando (Torino 1773-Torino 1831) fisiologo, fu allievo del dottor Anforni e studiò anatomia con Mascagni. Fu autore del saggio “La vera struttura del cervello dell’uomo e degli animali. A lui si deve la scoperta delle ramificazioni cerebrali; egli seguendo l’ idea della corrente animale, toccando la corteccia di un maiale su un lato davanti alla scissura centrale del cervello (scissura rolandica), dimostrò la contrazione muscolare. Rolando paragonò il cervelletto ad una pila.
Opere
• Sulle cause da cui dipende la vita negli esseri organizzati (1801).
• Saggio sopra la struttura del cervello dell’uomo e degli animali e sopra le funzioni del sistema nervoso (1809)
• Manuale di anatomia fisiologica (1809).
• Ricerche anatomiche sulla struttura della midolla spinale (1824).
• Description d’un animal nouveau qui appartienent à la classe des Echinodermes (1822), dove descrisse la Bonellia viridis, una nuova specie di echinoderma
• Osservazioni sul cervelletto (1825).
• Della struttura degli emisferi cerebrali (1830)

 

CHIRURGIA

Intervento chirurgico,XVII sec.

Intervento chirurgico,XVII sec.

Per quanto riguarda la chirurgia del primo 700, i chirurghi dovevano operare rapidamente, perché più durava l’operazione, maggi maggiori erano i rischi d’infezione; il paziente era tenuto fermo dagli inservienti e in genere, prima dell’operazione, veniva intervistato da un padre spirituale. La maggior parte dei chirurghi non conoscevano l’anatomia, erano considerati persone indotte. Colui che promosse lo sviluppo della chirurgia nell’Europa centrale fu Giovanni Alessandro Brambilla (1728-1800) che fu arruolato nell’esercito austriaco come chirurgo. Era una persona molto intelligente, entrato nelle grazie del comandante del suo Reggimento, divenne il medico di Giuseppe II, primogenito di Maria Teresa, imperatrice d’Austria. Brambilla usò la sua influenza su Giuseppe II affinchè ai chirurghi venisse insegnato il latino, per poter studiare i testi scientifiche e per essere quindi messi alla pari dei medici. La prima cosa da fare era l’insegnamento del latino e poi mostrare come era fatto il corpo umano. Perciò grazie a lui fu fondata una grande accademia a Vienna, lo Josephinum, in cui si praticava l’insegnamento del latino ai chirurghi; non solo: furono fatte arrivare da Firenze delle splendide cere anatomiche (tuttora presenti allo Josephinum) al fine di istruire gli allievi soprattutto in anatomia umana, scienza resa importante dall’insegnamento di Morgagni. In conclusione riuscì così a parificare medici e chirurghi; infatti nelle università imperiali è presente un simbolo di ciò: due donne, entrambe togate, che si tengono per mano e rappresentano rispettivamente: una la medicina, l’altra la chirurgia al di sopra di una scritta: “IN UNIONE SALUS“.
GIOVANNI ALESSANDRO BRAMBILLA (1728-1800) fu, per quanto riguarda l’Europa centrale, colui che parificò la chirurgia e la medicina. In altri paesi ciò era avvenuto in modo più fisiologico, cioè i chirurghi erano diventati talmente bravi che erano entrati nella categoria dei medici. Questo avvenne in Inghilterra dove visse un grande chirurgo John Hunter (1728-1793). Hunter fece un esperimento su se stesso: poiché sosteneva che non poteva esserci un soggetto con due malattie, per stabilire se la blenorragia e la sifilide erano due malattie diverse o no, si inoculò nel glande del pus proveniente da un soggetto con la blenorragia per vedere se sarebbe comparsa la blenorragia o la sifilide. In realtà si ammalò di sifilide perché quel soggetto aveva entrambe la malattie e fu fortunato perché ne guarì. Questo esperimento che venne pubblicizzato in tutto il mondo portò ad una confusione. In Italia ci furono dei grandi chirurghi e dei grandi medici. Tra i medici ricordiamo Domenico Cotugno (visse a Napoli, 1736-1822) che scoprì il liquor cefalorachidiano, i liquidi endolabirintici, descrisse per la prima volta la sciatica che chiamò ischiade nervosa e notò la presenza di albumina nelle urine di pazienti nefropatici.

Il pensiero di Brambilla si inserisce in un discorso che venne fatto a Firenze da FELICE FONTANA (1730-1805). Fontana, abate e prezioso consigliere del granduca di Firenze, ebbe l’idea, per istruire i chirurghi, di allestire dei calchi in cera di preparati anatomici. Questa idea era utile per 3 motivi: 1) perché gli atlanti a colori costavano moltissimo, 2) perché i chirurghi non conoscevano il latino, 3) perché in assenza delle tecniche del freddo era difficile conservare i cadaveri. Quindi Fontana allestì al Museo La Specola di Firenze, con l’aiuto di vari anatomici, una vera e propria officina di ceroplastica in cui si facevano i calchi dei cadaveri che prima si facevano in gesso e poi si voltavano in cera ad opera di abili artisti.

LE ALTRE SCOPERTE

THOMAD SYDENHAM (1624-1689) e HERMANN BOERHAAVE (1668-1738) praticarono il ritorno all’ippocratismo, cioè alla cautela assoluta nel trattare il malato e dissero che bisogna avere gli ospedali come luoghi di cura. La prima clinica universitaria fu fondata infatti a Leida in Olanda, dove lavorava Boerhaave, università che era stata regalata, più di un secolo prima, dal principe d’Olanda agli abitanti come premio per avere valorosamente combattuto contro gli spagnoli nella guerra dell’indipendenza. La prima clinica universitaria fu fondata infatti a Leida in Olanda, dove lavorava Boerhaave, università che era stata regalata, più di un secolo prima, dal principe d’Olanda agli abitanti come premio per avere valorosamente combattuto contro gli spagnoli nella guerra dell’indipendenza.
Nel 700 un problema molto importante era quello della respirazione e della combustione. Era stato ipotizzata (da Stahl) l’esistenza di una sostanza, il flogisto, che consumandosi dava il fuoco. Questo concetto però non spiegava alcuni esperimenti che erano stati fatti dalla scuola di Oxford. Per esempio, collocato un animale sotto una campana con una candela accesa, man mano che la candela bruciava l’animale dava segni di asfissia, fino a morire. Non si capiva quale nesso esistesse con il flogisto; si diceva che quell’aria era diventata “aria fissa”. Fu un inglese, JOSEPH PRIESTLEY (1733-1804), il primo ad affermare che doveva essere qualche gas che veniva consumato.

 

ANTOINE LAURENT LAVOISIER

Lavoisier con la consorte  Lavoisier con la consorte

Chi dimostrò che questo gas era l’ossigeno fu Antoine Laurent Lavoisier (1743-1794), grandissimo scienziato e fondatore della chimica moderna. Lavoisier venne ghigliottinato per la sua condizione di aristocratico. La storia dice che prese il fatto di essere ghigliottinato come una seccatura.

 

LAZZARO SPALLANZANI

Spallanzani

Spallanzani

Subito dopo la scoperta dell’ossigeno, l’abate LAZZARO SPALLANZANI (1729-1799), uno dei più grandi scienziati mai esistiti, mise in relazione il consumo di ossigeno con la respirazione tessutale. Lo Spallanzani era uno sperimentatore feroce: per dimostrare 1’azione dei succhi gastrici infilò nel suo stomaco una spugnetta con dentro della carne che poi tirava fuori dopo alcune ore, per constatare 1’effetto del succo gastrico. Era un vivisezionatore; capì anche che, durante il volo, i pipistrelli si orientano con gli ultrasuoni.

Alcune delle lumache che Spallanzani decapitava; la loro testa ricresceva.

Alcune delle lumache che Spallanzani decapitava; la loro testa ricresceva.

Spallanzani è famoso soprattutto nel campo della riproduzione. Fu il primo a dimostrare, mettendo delle specie di “mutande” al rospo, che senza il contatto del liquido seminale con l’uovo non si aveva la fecondazione. Fu il primo che operò la fecondazione artificiale nella cagna. Fece un’altra scoperta, confermando quanto visto da William Cowper (1702 ) nel mesentere del gatto e del cane, dimostrò la presenza dei capillari nel pollo, chiudendo il cerchio del circolo sanguigno anche negli animali a sangue caldo. Tra le scoperte più importanti dello Spallanzani ( per cui Pasteur lo riverì come il più grande scienziato mai esistito) vi fu quella di aver confutato la tesi della generazione spontanea.

Tra gli allievi di Spallanzani ci fu GIUSEPPE BARONIO (1759-1811) che proprio sulla scorta di quello che aveva appreso da Spallanzani, fece i primi innesti di cute negli animali, divenendo un precursore dell’innesto cutaneo e della chirurgia plastica. Il problema della generazione spontanea era fermo ancora a Redi, che aveva dimostrato che gli insetti derivavano da altri insetti. C’erano stati dei precursori, per esempio, tra gli italiani, ANTONIO VALLISNERI (1661-1730), medico padovano, che aveva sostenuto l’esistenza di “Semi” in aria, simili a quelli descritti da Fracastoro; CARLO FRANCESCO COGROSSI (1682-1769) aveva affermato che nella peste bovina c’erano degli organismi viventi che trasmettevano la peste. Entrambe queste tesi però erano cadute nel vuoto.

Un irlandese, JOHN TURBEVILLE NEEDHAM (1713-1781), pensava che gli “infusori” (che si vedevano perché erano dei protozoi) derivassero dal fluido contenuto nella fiasca, e quindi derivassero dalla materia e non da altri protozoi. Questo esperimento fu condiviso da Georges Buffon (1707-1788), il più grande naturalista dell’epoca. Ma Spallanzani lo confutò, dimostrando che se si praticava veramente una sterilizzazione (fu lui il primo che mise in atto questo procedimento, applicato successivamente anche da Pasteur) col calore i protozoi non si formavano. Quindi dimostrò che per avere dei protozoi bisognava avere altri protozoi. Questa fu la prima dimostrazione che esseri molto piccoli derivavano da altri esseri molto piccoli.

 

EDWARD JENNER

Edward Jenner

Edward Jenner

Alla fine del 1700 ci fu una grande scoperta di carattere empirico. Un chirurgo inglese Edoardo Jenner (Berkeley 1749-1823), allievo del chirurgo londinese John Hunter, si accorse per caso che le mungitrici, che avevano in passato contratto il vaiolo bovino, quando si ammalavano di vaiolo guarivano sempre. Il vaiolo allora era la malattia più terribile. La peste si era placata a causa del cambio dei ratti e delle migliori condizioni igieniche. Vi erano ancora flagelli terribili come la tubercolosi, però il vaiolo colpiva soprattutto i bambini.
C’erano stati già tentativi precedenti risalenti al tardo ‘600 di indurre la resistenza alla malattia col sistema della vaiolizzazione. La vaiolizzazione era il sistema di innesto del vaiolo: si prelevava, da un malato che stava per guarire, un po’ di pus e lo si iniettava ad un soggetto sano, provocando il vaiolo. Molte volte questo procedimento era letale e molti bambini morirono, mentre quelli che sopravvivevano, fino alla guarigione erano portatori del vaiolo con rischio di contaggio. La vaiolizzazione era stata promossa dalla moglie dell’ambasciatore inglese a Costantinopoli (Lady Montagu), perché nell’oriente si praticava da tempo tale sistema. La stessa era poi stata introdotta in Italia dai medici greci che operavano soprattutto a Venezia. Questi avevano trovato un grande fautore nel Papa Benedetto XIV (Papa Lambertini) il quale cercò di introdurre la vaiolizzazione nello stato pontificio.
La scoperta di Jenner risolse il problema del vaiolo. Nel 1796, Jenner fece la prima inoculazione su suo figlio di 8 anni: prese un pò di pus dalla pustola di un bovino anziché umano, lo iniettò nel figlio e vide dopo che si era formata la pustola del vaccino (che si chiamava ancora innesto). Il bambino dopo sei settimane di convalescenza era immune dal vaiolo. Jenner procedette dunque ad una seconda inoculazione, usando questa volta il siero di pustole umane; il ragazzo non mostrò nessun sintomo della malattia, dimostrando che l’immunizzazione con vaiolo bovino conferisce immunità verso il vaiolo umano. I risultati della esperienza di Jenner furono pubblicati nel 1798, sotto il titolo di “An Inquiry into the Causes and Effects of the Variolae Vaccinae, a Disease Known by the Name of Cow Pox”. In questo lavoro venne per la prima volta introdotto il termine virus.
La vaccinazione destò un interesse grandissimo, anche se ci fu una violenta opposizione da parte di certi ambienti, soprattutto ecclesiastici nei quali essa venne ritenuta un insulto al creatore essendoci una commistione tra il bruto, cioè’ l’ animale, e l’ uomo. Quindi questa vaccinazione venne praticata su larga scala perché le idee della rivoluzione francese prevalsero . Al di fuori dell’Inghilterra, divenne la bandiera della sinistra, dei giacobini. I giacobini vaccinavano, i codini (reazionari) no.
Il sogno del padre dell’ immunizzazione si avverò nei tardi anni settanta, con l’eradicazione del vaiolo a livello globale.

In Italia un milanese LUIGI SACCO (1769-1836) diffuse negli stati della repubblica cisalpina la vaccinazione, per cui ci fu un crollo verticale della morbilità del vaiolo.

                                                 

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            AIKATERINI  KARYDI  ©

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