LA MEDICINA NEL MEDIOEVO

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STORIA DELLA MEDICINA

 

LA MEDICINA

NEL MEDIOEVO

 

LA MEDICINA ARABA

Albucasis     Albucasis

 Col trasferimento del potere a Bisanzio, ci fu anche il trasferimento della cultura medica. In questa città vi furono medici famosi, quali Paolo di Egina, che tuttavia non fecero altro che ripetere quanto detto da Galeno e seguaci. Avvenne tuttavia a Bisanzio una disputa tra il vescovo Cirillo e il vescovo Nestore. Quest’ultimo perse e fu cacciato da Costantinopoli; si rifugiò quindi in Medio oriente, nelle zone dell’lraq. ed in Egitto. Nestore portò con sè tutto il bagaglio culturale classico, compreso quello medico, ponendo quindi le basi allo sviluppo di una concezione medica simile a quella presente nell’antica Roma.

Grande importanza fu data all’ igiene: vennero costruiti ospedali avanzatissimi, a immagine di quelli romani, a Bagdad, in altre città dell’Iraq e al Cairo. Tuttavia anche in questa epoca araba non si dava importanza, continuando sul concetto della medicina olistica, all’anatomia. Rimaneva, tuttavia, ben saldo il concetto dell’igiene avanzata, del lavarsi molto. Nella medicina araba ebbe grande influenza anche la religione. Uno dei concetti del Corano era che non bisognava toccare il corpo umano per evitare che uscisse il sangue, in quanto insieme a questa sarebbe uscita anche l’anima; ciò pose un veto alla possibilità di eseguire dissezioni. Nella religione cattolica, invece, non vi è nessun ostacolo di carattere religioso alla dissezione: il corpo è qualcosa di secondario, ciò che importa è l’anima. In oriente, invece, tale norma proibiva la dissezione nelle 24 ore successive alla morte, per paura che venisse persa l’anima. Per ovviare a ciò gli arabi inventarono il dermocauterio, ancora oggi usato (si pensi al bisturi elettrico) per bloccare temporaneamente i vasi durante l’operazione chirurgica. All’ora all’escara faceva seguito la suppurazione; si veniva così a creare il pus, bonum et laudabile, nel pieno rispetto dell’iter terapeutico del tempo, ma portava spesso il paziente alla morte.

Agli Arabi va, inoltre, il gran merito d’aver tramandato gli scritti greci antichi, che ad essi erano giunti attraverso, ad esempio, i nestoriani, o che si erano fatti portare in dono dai vari principi occidentali, e che scrupolosamente traducevano in lingua araba lasciandovi il testo greco a fronte.

La civiltà araba ebbe il massimo sviluppo in Europa nella Spagna islamica, a Cordoba, in particolare, vi furono grandi medici, quale, ad esempio, Maimonides, Giuannizzius, Rhazes Albucasis, ed i grandi commentatori di Aristotele Avicenna (980-1037) e Averroè. Il periodo della civiltà moresca in Europa fu il culmine della civiltà araba. Dopo la disfatta dei mori l’impero arabo crollò e il loro sapere tornò in Europa, in particolare a Montpellier e a Salerno.

 

LA SCUOLA ARABA (Dall’ VIII sec. d.C.)

A partire dal VIII secolo il mondo della medicina fu dominato da grandi personalità del mondo arabo quindi nella prima parte del Medioevo furono i grandi medici arabi a dominare la scena: Rhazes, Avicenna, Albucasis, Averroè, Aben-Zoar sono solo alcuni dei medici arabi che lasciarono un’impronta indelebile sulla cultura medioevale. Inizialmente la medicina araba si affermò grazie ad un’intensa opera di traduzione e commento dei testi classici greci e romani. In seguito arrivarono anche contributi originali di grande importanza. A partire dal IX secolo Salerno, con la sua scuola, si impose come centro di cultura medica dell’epoca. La nascita delle Università tolse importanza alla scuola campana. Gli atenei di tutta Europa divennero i luoghi nei quali la medicina era sperimentata e insegnata.

 

RHAZES

Medico iracheno vissuto tra il IX e il X secolo. Scrisse un trattato sul vaiolo, un compendio di medicina in 10 volumi (il “Liber medicinalis“) e un’enciclopedia medica. Tutte le sue opere furono tradotte e usate in Occidente.

 

AVICENNA

Avicenna

Nacque nel 980 in Persia; fu medico, filosofo e matematico. Delle sue 94 opere, 26 trattano di medicina e anatomia. “Il Canone della medicina”, in particolare, raccoglie in cinque volumi tutto lo scibile dell’epoca in campo medico, riprendendo le teorie di Ippocrate, Galeno e Aristotele.

 

ABEN-ZOAR

Di religione ebraica, nacque nel 1091. Pur accettando le tesi di Galeno e Avicenna, diede grande importanza all’osservazione scientifica come strumento per comprendere l’anatomia e la patologia.

 

AVERROE’

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 Nacque nel 1126 e fu sopratutto un grande filosofo. Insieme ad Avicenna influenzò notevolmente il pensiero cristiano dell’epoca; San Tommaso d’Aquino, in particolare, risentì molto della loro influenza.

 

 

DOPO IL IOOO

                                                                                                                                                                                                           

Mentre nell’oriente arabo si sviluppò una società avanzatissima, basata soprattutto sul patrimonio antico, classico, sorretta dalla nascente concezione islamica, in cui si traducevano e si commentavano testi antichi, si studiava Aristotele., in Occidente, invece, questo fu il periodo dell’oscurantismo e si ritornò alla medicina teurgica (siamo in pieno medioevo): i santi venivano chiamati adiuvanti e alle loro reliquie venivano attribuiti poteri miracolosi. Vere e proprie guerre venivano combattute per tali reliquie. In questo periodo particolarmente diffuso era il concetto della agiolatria. Tra i santi adiuvanti, i più famosi erano i santi Cosma e Damiano: erano i patroni sia della famiglia de Medici che dei medici, ed erano detti anargiri perché curavano gratis. A loro venne attribuito un “miracolo”: attaccarono la gamba di un nero ad un poveraccio cui era stata amputata. Vi erano santi protettori per ogni organo e contro ogni malattia: Santa Lucia protettrice degli occhi, Santa Apollonia dei denti, San Biagio della gola, San Fiacre proteggeva dalle emorroidi, Sant’Antonio dalla lebbra, San Rocco dalla peste.

Un’istituzione che nacque nel medioevo furono gli ospedali. I primi ospedali sorsero come ospizi per persone non abbienti, più che come luoghi di cura. Solo negli ospedali femminili si potevano tenere animali. Le condizioni igieniche erano alquanto sommarie, ad esempio: non venivano mai cambiate le lenzuola, (nelle diapositive osserviamo due pazienti nello stesso letto e monache che preparano feretri nella stessa stanza). Non doveva però mancare l’immagine del Signore, in quanto gli ospedali erano considerati dei luoghi dove ci doveva essere la presenza guaritrice dello spirit o santo.

 

Gli ospedali medievali (ma questo andò avanti fino all’età moderna, e vale anche per l’ospedale civile vecchio San Giovanni di Dio) hanno la porta rivolta verso il Vaticano, perché lo Spirito Santo possa entrare meglio. Erano costituiti con una cappella che potesse essere vista da tutti i reparti ospedalieri. Il primo ospedale fu quello di Santo Spirito a Roma, il secondo fu quello di santa Maria Novella, a Firenze costruito grazie ad una elargizione di Folco Portinari, il padre di Beatrice ricordata da Dante.

Ospedale medioevale

Ospedale medioevale

 

Nel 200-300 si riprese a fare la dissezione. Si ebbe un certo periodo di stallo intorno al 1299 perché il papa Bonifacio VIII (diede la Sardegna ai Catalani) promulgò una bolla papale chiamata “De sepolturis”, in cui si vietata la manipolazione dei cadaveri, cioè non potevano essere ridotti in scheletro e bolliti. Questo aveva due scopi principali: 1) limitare il florido commercio di reliquie; 2) si era sviluppato (soprattutto ad opera dei navicellari napoletani) un florido commercio di ossa di guerriero supposto morto in terra santa.

La bolla cui si è accennato non aveva alcuna intenzione di impedire le dissezioni, però in pratica le bloccò. Pochi anni dopo, le dissezioni ripresero grazie ad altri papi che capirono l’equivoco e divulgarono delle bolle che permettevano le dissezioni in particolari periodi dell’anno (soprattutto in quaresima sulle donne, da taluni ritenute prive di anima, e solo successivamente sugli uomini). Da illustrazioni dell’epoca appaiono chiari il ruolo assunto nella pratica della dissezione e dal medico togato (laureato, legge Galeno) e dal chirurgo inserviente: il primo indossava una lunga toga da cui spuntano solo le scarpe (per evidenziare la sua statura culturale), mentre il secondo, che è colui, che opera indossa una corta toga (si vedono le gambe per dimostrare il rango inferiore). Le ossa del cadavere erano ossa umane, quindi diverse da quelle descritte da Galeno (ossa di maiale) e chi aveva ragione non era la natura ma Galeno: era uno scherzo della natura quello di far vedere le ossa come dritte quando in realtà erano curve. Ma le asserzioni di Galeno costituivano un dogma che non poteva essere criticato.

I chirurghi non avevano accesso alle conoscenze anatomiche perché non conoscevano il latino, ragion per cui l’anatomia diventava una sorta di esercizio filosofico. La prima dissezione ufficiale fu praticata all’università di Bologna da Mondino de’ Liucci (1270- 1326).

Mondino de Liuzzi durante una dissezione

Mondino de Liuzzi durante una dissezione

 

Nel frontespizio dell’ Anatomia Mundini si vede che la dissezione era qualcosa di mediato, un commento ai testi galenici. Mondino fu il più importante dei precursori di anatomia vera e propria. Ci furono altri anatomici come Guido da Vigevano che faceva dissezioni sui cadaveri appesi.

Per capire per quanto tempo andò avanti la pratica di sezionare gli animali, nel frontespizio di uno dei primi libri di anatomia in italiano (1632), tradotto dal trattato scritto in spagnolo da Juan de Valverde e conservato nella Biblioteca di Cagliari. Nel libro (1632) si vede un cranio con a destra e a sinistra il maiale e la scimmia a coda corta (animali fondamentali della anatomia galenica).

SCUOLA MEDICA SALERNITANA (IX sec. d.C.)

 Scuola medica Salenitana  
La scuola medica in una miniatura del Canone di Avicenna
 

Dopo la caduta del regno arabo, gli scienziati della Spagna mussulmana, si rifugiarono soprattutto in Francia, a Montpellier, e in Italia a Salerno, dove fiorì la cosiddetta scuola salernitana, l’ unica scuola medica medioevale capace di reggere il confronto con quelle arabe ebbe sede a Salerno. Nacque nel IX secolo (poco prima del 1000), fondata secondo la leggenda, da un greco, da un latino e da un ebreo e sopravvisse fino al 1811. Fu fondata da organizzazioni religiose, ma ospitò fin dai primi anni insegnanti laici; si distinse come polo didattico moderno, di tipo universitario. La Scuola medica salernitana è stata la prima e più importante istituzione medica d’Europa all’inizio del Medioevo (XI secolo); come tale è considerata da molti come l’antesignana delle moderne università.

Tccuinum Sanitatis   Taccuinum Sanitatis

Sebbene alcuni studiosi ritengano che l’origine della Scuola medica Salernitana sia da collocare nel IX sec., non esiste alcuna prova valida dell’esistenza di una scuola di medicina a Salerno prima del XII secolo. La fama di Salerno, a partire dalla seconda metà del X secolo proveniva dalla presenza in città di famosi medici pratici, fama che andò aumentando il secolo successivo: il poeta Alfano dice di questo periodo che “la medicina fiorì a Salerno”. E’ questo il periodo in cui compaiono anche le prime tracce di letteratura medica, come il Passionarius di Garioponto o la Practica Petrocelli. All’XI secolo risalirebbe anche l’ Antidotarius Nicolai e l’opera attribuita a Trotula Salernitana.

scuola-salernitana-stampa

 

 

 

 

 

  La scuoa salernitana,stampa

                                                                          

Prima del XII secolo, comunque, non si può affermare che a Salerno si insegnasse la medicina con metodi scientifici e sulla base di un curriculum di studi. Con la disponibilità delle nuove traduzioni da parte di Costantino Africano, monaco della vicina Montecassino, dei testi medici arabi di tradizione greco-romana e con la formazione di un corpus di testi per l’insegnamento (probabilmente su modello francese), inizia a Salerno la vera e propria Scuola, dove l’insegnamento viene basato sulla lettura ed il commento dei testi medici soprattutto dell’antichità. Nel XIII secolo la Scuola ottenne dall’Imperatore Federico II il privilegio di essere l’unica Facoltà medica del Regno: questo tra l’altro coincise con il periodo di maggior fioritura scientifica della Scuola che cominciò a declinare nel XIV secolo, quando in Italia si formarono importanti sedi universitarie quali Padova e Bologna. La Scuola, in maniera molto più dimessa, continuò a funzionare sino al 1812 quando fu soppressa dal re Gioacchino Murat.

A Salerno insegnarono le prime donne medico: Abella, Rebecca, Francesca, Costanza e, sopratutto, Trotula; quest’ultima fu autrice di un trattato di ostetricia (“De mulieribus passionibus ante, in et post partum“) che si impose come testo di riferimento fino al ‘500. Tra i grandi medici che insegnarono a Salerno ricordiamo Giovanni Plateario, Corone, Efflacio, Bartolomeo e Costantino Africano, che portò nella città campana gli influssi della medicina araba.La scuola medica di Salerno diede il via ad una nuova medicina: essa si basava sulla sperimentazione come fonte di conoscenza, allontanandosi progressivamente dalle posizioni di Galeno. Lo spirito e gli insegnamenti della scuola salernitana furono raccolti nel “Regimen sanitatis salernitanum“, una raccolta di precetti e aforismi in versi latini. L’opera influenzò tutte le scuole di medicina dell’epoca.

In questa scuola confluirono una marea di manoscritti greci ed arabi; si ebbe perciò un ritorno alla cultura greca e classica e alla medicina ippocratica. In questa epoca grande importanza venne data alla moderazione della dieta e del vino. Non solo, vennero formulati consigli su ciò che bisogna fare e ciò che, invece, non bisogna fare. Ad esempio non bisogna eccedere nelle pratiche amorose, non bisogna leggere a lume di candela, non bisogna sforzarsi troppo nella defecazione, non bisogna eccedere nel vino. Ritornarono i principi dell’igiene, del lavarsi molto, della salubrità dell’aria. Grande importanza fu data al concetto del temperamento: se ne individuavano quattro: il temperamento gioviale, il temperamento amoroso, quello collerico e quello flemmatico.

I quattro comportamenti

I quattro comportamenti

Il Regimen Sanitatis Salernitanum

È il trattato più famoso prodotto dalla scuola; l’opera, in versi latini, risulta essere una raccolta di norme igieniche, poste a fondamento della sua dottrina. Mentre in Inghilterra, moriva il re Guglielmo, il fratello Robeto decise di partire da Salerno per andare ad occupare il trono che gli spettava. Salutò, dunque, i medici della Scuola Medica Salernitana, e chiese loro un vademecum, un manualetto con i principi essenziali dell’arte medica salernitana: al Re di Inghilterra fu dunque dedicato il “Regimen Sanitatis Salernitanum” (Regola Sanitaria Salernitana). La scena del saluto di Roberto venne raffigurata nella miniatura che appare nel ms. 2197 del Canone di Avicenna, unica immagine sicura, sebbene idealizzata, della Scuola Medica di Salerno. Il “Regimen Sanitatis”, che nel corso dei secoli ha avuto titoli diversi (“Medicina Salernitana”, “De conservanda bona valetudine”, “Flos medicinae Scholae Salerni”) è il documento letterario fondamentale della Scuola Medica Salernitana: al nucleo originario, poco più di trecento versi raccolti e commentati nel XIII sec. da Arnoldo di Villanova, furono aggiunti via via numerosi altri aforismi attribuiti, a torto o a ragione, alla Scuola Medica Salernitana.

I fondamenti e l’importanza della scuola

La Scuola si fondava sulla sintesi della tradizione greco-latina completata da nozioni provenienti dalle culture araba ed ebraica. Essa rappresenta un momento fondamentale nella storia della medicina per le innovazioni che introduce nel metodo e nell’impostazione della profilassi. L’approccio era basato fondamentalmente sulla pratica e sull’esperienza che ne derivava, aprendo così la strada al metodo empirico ed alla cultura della prevenzione. Di particolare importanza, dal punto di vista culturale, è anche il ruolo svolto dalle donne nella pratica e nell’insegnamento della medicina.

I principi ed il metodo

Le basi teoriche erano costituite dal sistema degli umori elaborato da Ippocrate e Galeno, tuttavia il vero e proprio bagaglio scientifico era costituito dall’esperienza maturata nella quotidiana attività di assistenza ai malati. Con la traduzione dei testi arabi, si aggiunse a questa esperienza una vasta cultura fitoterapica e farmacologica.

L’ordinamento

Il curriculum studiorum era costituito da:

• 3 anni di logica;

• 5 anni di medicina (comprese chirurgia e anatomia);

• 1 anno di pratica con un medico anziano;

Era inoltre prevista, ogni 5 anni, l’autopsia di un corpo umano.

Da notare che nella Scuola, oltre all’insegnamento della medicina (dove le donne erano ammesse sia come insegnanti che come studenti), si tenevano anche corsi di filosofia, teologia e legge ed è per questo che alcuni la considerano anche come la prima università mai fondata. Si badi bene, però: non fu mai chiamata “università”, giacché fu proprio con la scuola salernitana che nacque la parola.

Medici celebri della Scuola

• Garioponto (X-XI secolo)

• Pietro Clerico (X-XI secolo)

• Alfano I (XI secolo)

• Costantino l’Africano (XI secolo)

• Trotula de Ruggero (XI secolo)

• Pietro da Eboli (XII secolo)

• Giovanni Afflacio

• Saladino d’Ascoli (XII secolo)

• Matteo Plateario (XII secolo)

• Niccolò da Reggio (Nicola Deoprepio – XIII secolo)

• Ruggero Frugardi (XIII secolo)

• Giovanni da Procida (XIII secolo)

• Abella Salernitana (XIV secolo)

• Costanza Calenda (XV secolo)

• Matteo Silvatico (XIV secolo)

• Rebecca Guarna (XV secolo)

• Mercuriade

Il Francobollo celebrativo

IL 1300

Nascita delle Università (Dal XIII sec.) In questo periodo sorsero le Università. Prima esistevano gli Studia, che erano istituti sponsorizzati dalla comunità civile laica, mentre le università erano qualcosa di spontaneo, che si venivano a formare per iniziativa di gruppi isolati di studenti (“Universitas studiorum”), girovaghi, che si sceglievano un maestro valido e, pagandogli un salario, si ponevano come suoi allievi. Il potere in questo caso era nelle mani degli studenti, che potevano cambiare insegnante quando volevano se non soddisfatti. Federico Barbarossa fu il primo che finanziò questi studenti, diede loro il beneficio fiscale se si fermavano nella sua città. In seguito ci mise lo zampino la Chiesa e le Università potevano diventare tali solo quando vi erano le bolle papali. Dal 1200 in poi quindi, i centri della cultura diventarono le Università. La prima università del mondo occidentale con bolla papale fu l’ Università di Bologna, fondata nel 1113. Seguirono Padova (1222), per merito di studenti che da Bologna si trasferirono a Padova; divennero centri universitari molto famosi. Sono istituite poi l’ università a Napoli, Messina (1224), Siena (1241) Roma, Pisa, Pavia e in seguito molte altre. Lo stesso fenomeno si verificò nel resto d’Europa; Parigi, Montpellier, Oxford, Cambridge, Heidelberg, Salamanca, Coimbra, Praga, Vienna etc. All’interno delle Università si sviluppò un nuovo modo di vedere la medicina, sempre più distante da quello di Galeno. Le prime Università tuttavia erano formate dalle scienze liberali del trivio (retorica, dialettica e grammatica) e del quadrivio (matematica, geometria, astronomia e musica. La medicina entrò tra le discipline universitarie solamente circa 150 anni dopo: a Bologna, il medico Taddeo degli Alderotti dimostrò che la medicina riusciva ad argomentare contro i retori, riuscendo così a portare la medicina alla pari delle altre discipline. Gli esperimenti diventano l’unico strumento della conoscenza. I pionieri dell’approccio sperimentale furono Ruggero Bacone (1214-1294) e Raimondo Lullo (1235-1315).

                                         °°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°

  AIKATERINI  KARYDI    ©

 

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